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I Moschettieri

«Sul palco con gli Stones»

11 novembre 2015, 06:00

«Sul palco con gli Stones»

Vanni Buttasi

Anni Sessanta. La musica beat e le minigonne. E sogni che, talvolta, si realizzano. Gianni Morandi cantava «C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones». E, come lui, erano tanti i giovani che apprezzavano la musica dei due gruppi. Così, a quasi cinquant'anni di distanza, abbiamo ritrovato i Moschettieri che, nella primavera del 1967, ebbero l'onore e l'onere di aprire il tour degli Stones in Italia. «Tutto cominciò - racconta Franz Dondi, all'epoca 17enne - due anni prima, nel 1965, quando alla scuola Felice Corini arrivò da Torino un professore di tecnologia, Giuseppe Gualazzini (poi apprezzato giornalista) che formò il “Clan G” con ragazzi e ragazze. Fu proprio lui, che scriveva anche i testi delle canzoni, a darci l'idea di fare un gruppo». Con Dondi al basso, nei Moschettieri c'erano James Fava (chitarra e voce) allora 19enne, i 17enni Maurizio Mori (tastiere e voce) e Gino Campanini (chitarra e voce) e il 23enne Gianni Ferrari (batteria). Il debutto del complesso avvenne verso la fine del 1966 al King di Parma. Ma la notorietà ci fu quando la Davoli, ditta di amplificazione sonora di Parma che stava organizzando la prima tournée degli Stones in Italia, coinvolse i Moschettieri in quell'esperienza che, ad anni di distanza, Dondi, Mori e Fava definiscono con un termine: «Unica». Otto i concerti a cui la band parmigiana partecipò. «Si suonava due volte al giorno - racconta Mori, che ci mostra con orgoglio un quaderno pieno di annotazioni dell'epoca -: al pomeriggio e alla sera. Il debutto avvenne il 5 aprile a Bologna, al palasport. Seguirono Roma il 6, Milano l'8 e infine Genova il 9. Naturalmente non eravamo i soli supporter. Ricordo i New Trolls, i New Dada e Al Bano». Poi interviene Fava: «A Bologna toccò proprio a noi aprire il primo concerto degli Stones. Eravamo emozionati ma, vista la giovane età, anche un po' incoscienti». E aggiunge: «Prima del concerto, singolare il mio incontro con Charlie Watts nei bagni del palasport di Bologna». Tanti gli episodi curiosi accaduti in quella mitica tournée. «Mi ritrovai - sottolinea Dondi - in un angolo del palcoscenico vicino a Bill Wyman, che mi buttava i plettri». «A Genova - puntualizza Mori - abbiamo giocato a flipper con loro. Sempre nella città ligure, fu certamente singolare il nostro arrivo in pullman con le tendine chiuse. I fans che aspettavano gli Stones impazzirono all'arrivo del mezzo poi fu grande la loro delusione quando videro scendere noi cinque». Tanti, come è facile immaginare, gli aneddoti. «Avevano dei giubbotti bianchi - ricorda ancora Dondi - e così decidemmo di farceli autografare da Mick Jagger e soci. Una vera e propria reliquia che conservo ancora». «Purtroppo mia madre - aggiunge Fava -, vedendo quegli schiribizzi, decise di pulire il giubbotto e addio agli autografi». Ma il massimo avvenne a Milano. «Avevamo programmato - sottolinea Dondi - lo svenimento di Gino Campanini sul palco che, puntualmente, avvenne alla fine del nostro ultimo brano. Silvio Noto (il presentatore ndr) e i tecnici del palco preoccupati, lo sollevarono e portarono in camerino dove, poco dopo, con i sali si riprese. Il tutto perché si parlasse di noi. Grande Gino che fece la parte senza ridere».

Durante la tournée i Moschettieri si fecero apprezzare per la grinta live e la scelta dei brani: lo stesso Corriere della Sera rilevò tutto questo dedicando loro un trafiletto dal titolo «Rozzi ma efficaci». Poi, nell'estate dello stesso anno, parteciparono al concorso nazionale «Italia Beat Davoli» con semifinali e finali allo stadio Tardini che furono sospese dal questore proprio mentre i Moschettieri si trovavano in vantaggio.

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