Archivio bozze

IL LIBRO

Gene: «Mi sono tolto qualche sassolino...»

11 novembre 2015, 06:00

Gene: «Mi sono tolto qualche sassolino...»

Margherita Portelli

«Cosa fare a Faenza quando sei morto». È il titolo di un libro (preso in prestito da un film degli anni ‘90), ma suona come l’asterisco sgangherato di un sogno, di quelli strani che fai sul divano, dopo aver mangiatotroppo pesante.

Eppure è tutto vero.

Gene Gnocchi è tornato a «casa» e ieri, alla Feltrinelli di via Farini, ha presentato il suo ultimo romanzo, edito da Bompiani (174 pagine, 14 euro).

Nel libro, ritratto amaro e insieme divertente di un presente in contraddizione con se stesso, il comico dà voce a un alter ego romagnolo, Piero Schivazappa, in arte Rudi Ortolani (per tutti Rudi O’) che si dà in pasto a un flusso di coscienza riflessivo, ma dai contorni buffi, sul mondo che lo ospita.

Un luogo strambo in cui il frastuono di notizie apparentemente essenziali (ma in realtà del tutto inutili) e il vociare compulsivo di opinionisti, politici e giornalisti finiscono per assordarlo.

Giuseppe Marchetti, critico letterario della «Gazzetta di Parma» che ha moderato la chiacchierata con l’autore, ha introdotto la presentazione con un pensiero.

«Gene è sempre stato uno scrittore nascosto, ma con questo titolo, è evidente, si espone – ha sottolineato –. Un libro straordinario, divertente. Una storia lungo la quale ritrovare una infinita serie di personaggi ed eventi, scritta da un comico, e, come sappiamo, spesso i comici sono i più tragici interpreti della realtà».

A confermarlo è lo stesso autore.

«Il libro cerca di fotografare un disagio, che è quello del protagonista, Rudi O’, ma che è anche il mio – ha dichiarato Gene -. È quello di chi si ritrova subissato di eventi e notizie che sembrano epocali e che in realtà, alla fine, non contano nulla. Con questo libro mi sono tolto parecchi sassolini dalla scarpa, ché alla fine a 60 anni è anche giusto».

Da Severgnini a Camilleri, Gnocchi non risparmia nessuno: Veltroni, Fazio, Gramellini, Bignardi, Sorrentino, persino Woody Allen, l’autore mette a fuoco la centrifuga mediatica che ogni giorno ci travolge.

Uno sberleffo, contrapposto a un baccano fatto di parole che ti si infilano continuamente dentro la testa.

«Ho cercato di mettere su carta l’assurdo che ci bombarda – ha continuato l’autore -. I piccoli fastidi che giorno dopo giorno ci inseguono».

Il bisogno di riderci su trova spazio sulla carta, perché, in fondo «a nessuno può sfuggire quanto sia strana la vita». Così, alla fine, la chiacchierata si è allargata al pubblico, e Gene, quasi tra le righe, ha condiviso la sua idea di scrittura:«La scrittura devecreare fratture, sospetti, piccole inquietudini, curiosità e domande». Deve, in altri termini, destare dal sonno della quotidiana pantomima cui ci siamo abituati.