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Verdi: pressing a Roma, litigi a Parma

12 novembre 2015, 06:02

Verdi: pressing a Roma, litigi a Parma

Francesco Bandini

C'è il Rossini opera festival, c'è il Festival pucciniano, c'è il Festival di Spoleto e c'é il Ravenna festival. E poi c'è il Festival Verdi. Mentre i primi quattro sono riconosciuti come eventi di livello nazionale da un'apposita legge, la 238 del 2012 (la cosiddetta «legge dei festival»), la kermesse parmigiana non gode dello stesso prestigioso riconoscimento, né tantomeno degli stessi vantaggi economici.

Per ovviare a questa situazione paradossale, la senatrice del gruppo Misto Maria Mussini (ex Movimento 5 Stelle) ha presentato ieri al Senato un emendamento alla legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria) che mira proprio a modificare la legge dei festival inserendovi anche quello dedicato al Cigno di Busseto, con la concreta conseguenza che il Teatro Regio si vedrebbe automaticamente riconosciuto ogni anno un contributo certo e costante di un milione di euro, anziché i fondi estemporanei e perennemente in calo che si è visto erogare finora.

«Non è solo una questione legata al finanziamento - ha osservato la senatrice Mussini -, ma qui si tratta di dare una legittimazione. Quello che andiamo a chiedere non è tanto il milione di euro di cui godono gli altri festival, ma la legittimazione per un'operazione di visibilità internazionale della figura di Verdi, che non solo richiama i melomani, ma dà la possibilità di incentivare all'estero quella nostra rete culturale che è il miglior biglietto da visita per il nostro sistema Paese».

L'emendamento illustrato ieri era già stato depositato anche nel 2013 e nel 2014, ma sempre senza successo. Però, non essendo mai stato dichiarato inammissibile, è stato di volta in volta riproposto, fino a quest'anno.

«Da anni lavoriamo a questo riconoscimento» ha ricordato il sindaco Federico Pizzarotti, presente ieri al Senato.

«Non dobbiamo dimenticare - ha aggiunto - che Verdi è l'autore più rappresentato al mondo e per questo dobbiamo utilizzare al meglio i nostri asset, che nel nostro caso non sono solo di tipo agroalimentare, ma anche musicale. Abbiamo un patrimonio che ci viene riconosciuto da tutto il mondo e che forse in Italia ancora non è stato valorizzato al meglio».

«Abbiamo necessità di essere messi alla pari degli altri festival. Bisogna dare al Festival Verdi gli strumenti e le risorse per aiutarlo a volare alto». E' stato questo l'appello arrivato dal direttore generale della Fondazione Teatro Regio Anna Maria Meo, secondo la quale «il mancato riconoscimento del Festival è una delle bizzarrie del nostro sistema culturale a cui è ora di porre rimedio». E ha aggiunto: «Il tema è quello della necessità di legittimare la manifestazione dedicata al compositore più eseguito al mondo con una legge nazionale, importante per le risorse che potrebbero essere investite nella programmazione, ma ancor più importante per il consolidamento e per la reputazione internazionale dell'evento».

«Se Verdi è una figura che in tutto il mondo viene celebrata, questo è frutto anche del territorio che gli ha dato la cultura oltre che i natali» ha sottolineato l'assessore alla Cultura Laura Ferraris. Che ha poi ricordato l'importanza di «avere stabilità e sicurezza di continuità» nel sostegno al Festival Verdi, perché «là dove la partecipazione privata cresce, deve esserci anche un riconoscimento pubblico di lungo respiro».

Ieri è stato anche proiettato un video in cui vari artisti di livello internazionale esprimono il proprio «Io sto con il Festival Verdi»: da Leo Nucci ad Andrea Bocelli, da Pier Luigi Pizzi a Michele Pertusi, da Rajna Kabaivanska a Gregory Kunde.