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Fontanellato

«Il mercatino dell'antiquariato muore»

14 novembre 2015, 06:00

«Il mercatino dell'antiquariato muore»

Chiara De Carli

E' un grido d'allarme quello lanciato dagli operatori del mercatino dell'antiquariato di Fontanellato. Un appuntamento che, ogni terza domenica del mese, da decenni richiama nel paese della Bassa tanti appassionati alla ricerca di qualche «pezzo» particolare ma che, a loro dire, si sta impoverendo di settimana in settimana rendendo quasi antieconomica agli espositori la partecipazione stessa.

«Ormai parecchi mesi fa avevamo chiesto un incontro con l'amministrazione per manifestare le nostre perplessità sulla gestione del mercato e cercare di confrontarci su come poter migliorare una situazione che già allora si stava deteriorando, ma non è successo niente» è la premessa di uno degli espositori che si fa portavoce dei tanti commercianti scontenti.

Il mercatino, una volta considerato tra i «top» del nord Italia, ora starebbe «scadendo» con conseguente perdita dei compratori esperti, disposti anche a macinare chilometri per trovare oggetti di pregio. «Il problema principale è che non c'è controllo sugli “spuntisti” e non viene fatta una verifica sulla merce che viene esposta. Così capita che ci troviamo ad avere come vicini ambulanti che vendono mutande, scarpe, accessori di abbigliamento e materiale che non posso definire che “da discarica”. Era il miglior mercato nel raggio di centinaia di chilometri e lo hanno ridotto alla fame».

«Quello è sempre stato un mercato di professionisti dell'antiquariato ed era proprio questo il suo valore, oggi c'è troppa merce scadente. Abbiamo incontrato l'amministrazione per esporre i nostri problemi e ho avuto tanti colloqui telefonici con l'assessore Caruso insistendo che venissero applicati dei correttivi. Se questo mercato non riprende credibilità, prima o poi arriva a chiudere. Ci hanno assicurato che avrebbero preso contromisure per rivitalizzare il mercato, ma di tutto questo non abbiamo visto niente. La nostra richiesta principale è quella di controllare bene la merce che viene messa in vendita: saremmo anche disposti a pagare qualcosa in più di plateatico se potesse servire ad avere un perito del tribunale per le verifiche del caso».

I commercianti si sentono abbandonati a se stessi in un mercato che diventa ad ogni edizione meno attrattivo e, di conseguenza, meno remunerativo. «Un po' dobbiamo fare un “mea culpa”, perché chi non ha la forza economica di acquistare oggetti di un certo pregio vende anche quello che trova, ma se il Comune permette che ci siano banchi di cose che non c'entrano nulla pur di far cassa allora veniamo danneggiati ancora di più e rischiamo di perdere il posto di lavoro. L'appassionato ne sa a volte di più dell'antiquario stesso. Se ci sono cose brutte, o addirittura false, si perdono le persone che comprano e rimangono quelli che vengono a fare una passeggiata. Se si vuole mantenere un mercatino che attira bisogna tutelare la qualità, e qua c'è tanta “rottamaglia”. Con la liberalizzazione si inventano tutti antiquari».

A garantire l'attenzione dell'amministrazione è l'assessore al Commercio Anna Caruso: «Da quando abbiamo incontrato i commercianti, non abbiamo mai smesso di interessarci alle loro richieste valutando modifiche al regolamento anche basandoci sulle loro indicazioni. Non è una cosa semplice e che si può fare un giorno per l'altro, ma stiamo lavorando per ottenere un risultato soddisfacente nel più breve tempo possibile».

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