Archivio bozze

STRADE

Grido d'allarme della montagna est

16 novembre 2015, 06:00

Grido d'allarme della montagna est

Beatrice Minozzi

Un grido di disperazione si leva dalla nostra montagna. Dalla valle del Parma, a quelle del Cedra e dell'Enza, fino alla piccola valle del Bratica la richiesta è una sola: «sistemate le nostre strade, che a breve, se non si interviene, saranno impraticabili».

Buche e avvallamenti, smottamenti e tratti completamente sterrati: da Langhirano in su le strade sono un colabrodo e residenti e villeggianti raccontano di viaggi della speranza «neanche fossimo nel terzo mondo», come molti commentano. Con l'avvicinarsi dell'inverno, che si porterà dietro neve e gelo, cresce poi la preoccupazione. In pochi, ormai, riescono a tacere e a continuare ad ingoiare un rospo che ormai risulta indigesto.

A Tizzano, ad esempio, è partita una raccolta firme per attirare l'attenzione su un problema che non può più essere rimandato, ponendo l'accento sulle «vergognose» condizioni di alcuni tratti della rete provinciale. Sulle condizioni della provinciale Massese tanto si è detto e tanto si è scritto, ma tragica è anche la situazione sulla Reno-Capoponte e sulla bretella che collega la Massese all'abitato di Tizzano, all'altezza degli abitati di Costa Cozzo e Cisone, da anni minacciati da un grande movimento franoso.

Per non parlare poi della provinciale che collega l'abitato di Tizzano alla stazione turistica di Schia, inghiottita da una frana nell'aprile del 2013 all'altezza dell'abitato di Musiara Inferiore e ancora chiusa al traffico. In pessime condizioni versa anche la provinciale che collega Tizzano a Corniglio, lungo la quale diversi sono i tratti sterrati, il più a rischio dei quali si trova a pochi chilometri dall'abitato di Carobbio, dove la strada continua a scivolare a valle.

La Valle dei Cavalieri piange invece un altro tratto di strada, la provinciale 80 che collega la Massese a Neviano passando per Case Bodria e Ruzzano. Come dimenticare poi la provinciale 68 che collega il territorio palanzanese a quello monchiese, partendo da Selvanizza e arrivando a Rigoso. «La Cenerentola delle strade provinciali», qualcuno così la chiama chiedendosi se mai troverà il suo principe azzurro, ovvero qualcuno che ne decreti l'assoluta necessità di provvedere alla messa in sicurezza. Si tratta infatti di una strada pericolosa, ricca di curve e tornanti, resa ora quasi impraticabile dall'incuria in cui versa: «da troppo tempo questa strada è lasciata al suo destino senza manutenzione né ordinaria né tantomeno straordinaria» spiegano alcuni abitanti della zona.

Una strada, questa, che interessa anche il versante monchiese, dove osservato speciale è il tratto tra Aneta e Rigoso, soprattutto in vista della pioggia e della neve che potrebbero far abbassare ulteriormente il manto stradale. Sempre nel monchiese c'è poi la provinciale che collega la Massese agli abitati di Valditacca e Pianadetto, recentemente inserita tra gli interventi di somma urgenza e quindi prossima ad un intervento che si spera risolutivo. La Massese, sempre lei, è in pessime condizioni anche nel tratto che passa dall'abitato di Cozzanello, mentre dirigendosi sulla Sp 75, alla volta di Corniglio si trovano evidenti smottamenti proprio sotto al groppo di Riana.

Proseguendo sulla provinciale 75, e arrivando nel cornigliese, a dir poco vergognose sono le condizioni del tratto che collega Sivizzo a Corniglio. Rimanendo nell'alta Val Parma, da «terzo mondo» sono anche la provinciale che attraversa il Passo del Cirone, la Marra-Berceto e quella che collega il capoluogo a Bosco, ma anche la strada più trafficata dell'intero comune, quella che conduce a Langhirano, percorsa ogni giorno da centinaia di pendolari.

«La situazione è inammissibile - commentano gli abitanti della zona, tra cui Marco Uccelli, che si fa portavoce di tutti i cornigliesi -. Sono anni che le strade sono un colabrodo, quando ancora ci lasceranno in queste condizioni?». «Puoi andare in Provincia anche tutti i giorni - prosegue lo sfogo - ma la risposta è sempre quella: non ci sono più soldi, non possiamo spenderli, ci sono altre priorità. La morale alla fine è sempre quella, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che però paghiamo le tasse come tutti». «Il punto è che prima c'era più manutenzione - conclude Uccelli - ora saranno 30 anni che non toccano come si deve canali di scolo, fossi e cunette. Di questo passo scoraggiamo anche i più intrepidi a venire a visitare le nostre bellissime montagne e questo succede perché chi ha in mano il potere non deve percorrere tutti i giorni queste strade per andare a lavorare. Altrimenti, ci scommetto, non sarebbero in queste condizioni».

FABBRI INDENNIZZARE CHI HA PERSO LA CASA

Si parla di strade, a Tizzano, ma anche dei provvedimenti presi dalla Regione per i risarcimenti delle prime case distrutte o rese inagibili dal dissesto idrogeologico del marzo e aprile 2013. A pochi giorni dall'incontro con i tecnici della Regione, che hanno spiegato alla popolazione criteri e modalità di risarcimento, l'ex senatore Fabio Fabbri - firmatario che della petizione sullo stato della rete viaria - interviene sulla questione. «I funzionari della Regione sono stati giustamente contestati dalla popolazione, che ha messo in atto una protesta pienamente giustificata. Dopo tre anni dal dissesto idrogeologico che ha sconvolto le nostre terre non è ancora stato indennizzato chi ha perduto la casa. Gli si prospetta perfino di chiedere un finanziamento bancario, con relativo costo». L'ex Ministro torna poi sulla questione strade. «Le nostre strade ricordano quelle del terzo mondo, con forte pregiudizio per l'economia e per la qualità della nostra vita. Ma quel che è più grave è che la Regione non abbia ancora realizzato un piano generale per la messa in sicurezza del territorio». Fabbri conclude poi con una forte critica: «la Regione dà prova di malgoverno. Per di più, presidente e assessori regionali disertano gli incontri con i cittadini, affidandosi ai funzionari. Così fanno, purtroppo, anche i membri del Consiglio Regionale».B.M.

I SINDACI: SERVE UN INTERVENTO RADICALE

«Siamo di fronte ad un problema che va affrontato in modo radicale, così non si può andare avanti»: concordano su tutta la linea i sindaci dei quattro comuni della montagna est. Da Monchio, Claudio Moretti ammette che «c'è ancora da capire chi sui occuperà delle nostre strade, chi metterà a disposizione i fondi ora che le Province sono a secco». «Ci auguriamo che qualcuno prima o poi lo faccia - continua - altrimenti qui in primavera ci vorrà il fuoristrada». «La rete viaria provinciale è un colabrodo - conferma il sindaco Lino Franzini, di Palanzano -. Abbiamo segnalato la cosa più e più volte, ma niente, la Provincia non ci sente». Amilcare Bodria, sindaco di Tizzano, rincara la dose: «Alcune strade sono impercorribili» spiega il primo cittadino, anticipando poi che fortunatamente è in arrivo un milione di euro per un doppio intervento sulla Massese all'altezza di Boschetto. «Servono comunque grossi interventi da Rigoso a Pastorello, dove poi realizzare una via di penetrazione veloce su Parma». «Tutte le strade provinciali che attraversano il nostro comune sono in condizioni pessime - aggiunge Giuseppe Delsante, sindaco di Corniglio -. A parte le frane, gli avvallamenti e le crepe, manca ovunque la segnaletica orizzontale».

I RESIDENTI SCRIVONO A REGIONE E PROVINCIA

«Possiamo ancora sperare in un ravvedimento operoso?».

E' questa la domanda con cui si chiude la lettera che accompagna la raccolta firme indirizzata al presidente della Provincia, Filippo Fritelli, al presidente della Regione, Stefano Bonaccini e alp Prefetto di Parma, Giuseppe Forlani. Partendo dal dissesto idrogeologico che ha colpito la montagna est nel 2013 e nel 2014, i firmatari esordiscono spiegando che «i danni che hanno subito le nostre contrade non sono stati risarciti ne sono stati programmati ed eseguiti gli interventi necessari per la messa in sicurezza delle nostre terre. Con questa nostra lettera interpelliamo Provincia e Regione a proposito della condizione indecente in cui si trovano le nostre strade».

Indecente: è questo l'aggettivo scelto per descrivere una rete viaria di vitale importanza per la nostra montagna, ma anche necessaria alla sopravvivenza delle poche e coraggiose attività produttive che ancora non hanno voluto trasferirsi a valle.

«Il danno che subiamo ogni giorno, che incide sulla qualità della nostra vita, si sta aggravando ed integra una discriminazione profondamente ingiusta, tale da ledere i nostri diritti di cittadinanza, con grave pregiudizio per la nostre attività produttive e per la stessa nostra vita quotidiana» continuano i tizzanesi, che poi chiedono alle istituzioni, con fermezza e dignità, di rispondere pubblicamente a cinque quesiti.

«Dopo l'abolizione pasticciata della Provincia, - ecco la prima domanda - il dovere di provvedere in proposito spetta all'Amministrazione Provinciale nella forma istituzionale attualmente operante?».

E la seconda: «Perché la Provincia non provvede con urgenza, prima che l'inverno porti con sé un ulteriore deterioramento del manto stradale».

E poi ancora «Questa inerzia è dovuta alla mancanza di trasferimenti alla Provincia da parte di Stato o Regione? Lo smantellamento in corso degli apparati della Provincia aggraverà la situazione?».

E infine: «La Regione ed anche lo Stato possono continuare a disinteressarsi di quanto sta accadendo?».

I tizzanesi si fanno portavoce di un'intera montagna e chiedono «che chi ha il dovere istituzionale e politico di prendersi carico di questo problema interrompa l'insopportabile disinteresse dimostrato fino ad ora: chi è investito di funzioni politico-istituzionali e non fa fronte con la necessaria tempestività alle proprie responsabilità, infatti prima o poi viene sfiduciato».B.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA