Archivio bozze

VERDI

Tra i segreti di Villa Sant'Agata

27 novembre 2015, 06:00

Tra i segreti di Villa Sant'Agata

Egidio Bandini

Villa Verdi, in quel di Sant’Agata, provincia di Piacenza, è, scrive Riccardo Muti, da considerarsi la ventottesima opera del Maestro: «Sono convinto che la Villa di Sant’Agata andrebbe annoverata tra le opere di Verdi, talmente essa compendia il suo pensiero il suo modo di essere, di costruire ed organizzare, concresciuta com’è alla vita del suo abitatore e intrecciandovisi in modo inestricabile. Che lo applichi ai suoni o meno in fondo poco cambia, si tratta sempre di comporre, mettere assieme ed edificare».

L’occasione che si ripresenterà ai visitatori per la terza volta quest’anno, domenica, dalle 9,30 alle 11,45 e dalle 14 alle 17 è eccezionale: si potrà entrare, infatti, nelle stanze private del Mago e della Peppina, oltre, naturalmente, alla visita del museo secondo il percorso abituale. «L’apertura al pubblico delle stanze private di Villa Sant’Agata, già effettuata con grande successo in luglio e domenica scorsa – dice Angiolo Carrara Verdi, l’erede del Cigno che abita con moglie e figli nella villa – è parte del “nuovo corso” che abbiamo intenzione di far vivere a questa casa, per incentivare il turismo, storicamente scarso in questa stagione, ma anche per dare un motivo di tornare a quei visitatori che sono già stati a Villa Verdi, facendo scoprire i “segreti” delle stanze private, suggestive almeno quanto quelle adibite a museo».

Scrive ancora il maestro Muti: «Villa di Sant’Agata ci è giunta miracolosamente intatta (e tale auspichiamo rimanga) e tanto ci dice ancora oggi di lui, che ci si aspetterebbe di vederlo apparire da un momento all’altro – scrive ancora il grande direttore d'orchestra -. Di questo non possiamo che essere grati alla famiglia Carrara Verdi che con così grande amore e dedizione si è dedicata, nel succedersi delle generazioni, non solo a conservare amorevolmente Sant’Agata, ma a mantenerla viva. Lì respiriamo la stessa aria che lui respirava e siamo circondati dagli stessi oggetti (i mobili, i quadri e le sculture, ma anche la biblioteca che testimonia l’ampia cultura così europea e – soprattutto – un’inesauribile curiosità e vivacità intellettuale, che non si limita alla sfera umanistica ma che travalica nella scienza e nella tecnica, riannodandosi così al Rinascimento: quel motto “Tornate all’antico e sarà un progresso” insospettabilmente si avvera a Sant’Agata) che fungevano da muti testimoni delle sue creazioni, fino al Falstaff (che Verdi aveva concepito come proprio lì ambientato, tra villa e giardino, in una dimensione familiare-conviviale)». È questa dimensione familiare-conviviale che si riaprirà ai visitatori domenica e sarà davvero il riscoprire che Verdi e la Strepponi sono ancora lì, non se ne sono mai andati. «La Villa – sottolinea ancora Angiolo Carrara Verdi – sta cercando di aprirsi in un modo diverso a un pubblico nuovo, amante della musica, ma anche amante dell’uomo Verdi: vogliamo mostrare com’era e com’è mantenuta, secondo i dettami del testamento del Maestro, la parte privata di Villa Sant’Agata, come egli stesso l’ha lasciata. Di più, come se dovesse tornare da un momento all’altro».