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Vergassola e Riondino

«La Traviata secondo noi»

02 dicembre 2015, 06:00

«La Traviata secondo noi»

Mariacristina Maggi

«Sì, lo ammetto, siamo un'orrenda coppia di fatto», dice scherzando Dario Vergassola in scena venerdì alle 20 al Teatro Regio con l'amico David Riondino nella «Traviata delle Camelie» per la rassegna «AltraOpera». Dissacrante comico il primo, grande cantastorie e divulgatore culturale il secondo, un vero e proprio ‘intellettuale ambulante' che ha cucito per 'la strana coppia' un format curioso e suggestivo: un viaggio semiserio attraverso letteratura e musica, da «La dame aux camélias» di Dumas a «La Traviata» di Giuseppe Verdi. Già affiatati e complici nei recital dedicati a Don Chisciotte e Madame Bovary, ancora ironicamente insieme in questo originale e giocoso tuffo nel mondo di Marguerite e Violetta: donne sull'orlo di una crisi respiratoria. Con loro sul palco la soprano cinese Beibei Li e i musicisti dell'International Chambers Players (Fabio Battistelli al clarinetto, Augusto Vismara, che ha curato l'adattamento delle musiche, al violino e Riviera Lazeri al violoncello). Ed è un mix nel quale il gioco diventa cultura e la parodia divulgazione, con Riondino nelle vesti di appassionato narratore (suo è l'adattamento del testo) e Vergassola, spirito schietto e trasgressivo, che alleggerisce e colorisce la trama.

E' quindi una Traviata divertente?

Riondino: «Si ride, certo, giochiamo molto in scena, ma allo stesso tempo è uno spettacolo che fa conoscere la vera storia della Traviata: avvicina alla lirica chi non la conosce e risponde alla domanda: perché avvicinarci all'opera di Dumas? E' una vicenda intrigante con ottimi musicisti, una soprano bravissima; e tra un gioco e l'altro affrontiamo seriamente anche temi attuali e drammatici come quelli della prostituzione. Io mi sono avvicinato alla Traviata grazie alla circolare Bondi che imponeva ai comici, colpevoli di abbassare il livello culturale, di fare almeno uno spettacolo serio all'anno: ovviamente Dario non sarà all'altezza e verrà mandato in Nigeria...»

Vergassola: «Io sono il Pierino della situazione, un po' bieco e becero, uno che depista e prende in giro la cultura, tra sgambetti e divagazioni: ci siamo inventati un falso comitato del governo Renzi da cui sarò sorvegliato. Inutile dire che in quel tempio della lirica che è il vostro Teatro Regio non potrò fare altro che chiedere scusa dall'inizio alla fine: è come andare in bocca al leone. Ma con David mi sento sicuro: è capace di travolgermi raccontandomi la storia di Ulisse o di Garibaldi in macchina tra una corsa e l'altra, lo sapete che ha lavorato dieci anni alla Biblioteca Nazionale di Firenze e che ha fondato l'Accademia dell'Ottava? Diciamo che David vale la serata, sul resto: abbiate pietà».

Il vostro è un sodalizio che piace: tolti i panni di Margherita Gauthier ci sarà un futuro?

Riondino: «Io e Dario collaboriamo da anni e di lui apprezzo molto l'intelligenza, la velocità: prossimamente lavoreremo sul suo libro ‘La ballata delle acciughe' (Mondadori Electa): è la prima volta che porto in scena il romanzo di un autore vivo, con lo stesso autore vivo in scena...».

Vergassola: «Presenterò il mio primo romanzo venerdì al ridotto del Regio in occasione dell'incontro con il pubblico (alle 17). Una grande soddisfazione averlo scritto, essendo un grande lettore di libri. Ed è un racconto di viaggio che parte da un bar di provincia per poi affrontare sogni, amore, Dio e le piccole cose, come appunto le acciughe. So già che portarlo in scena con David sarà una grande emozione (non come quella di essere da poco diventato nonno, ndr) e un'ulteriore sfida».

Siete davvero simpatici, così diversi ma così complementari, un fiume in piena di ironia e intelligenza: avrete sicuramente molti altri progetti in corso?

Riondino: «Dopo aver portato in scena il Decameron (e aver celebrato con lo stesso successo l'Inferno di Dante, ndr) sto pubblicando un disco sulla riduzione delle novelle del Boccaccio, un documentario sul viaggio del Papa a l'Havana, lavoro molto sul web».

Vergassola: «Continuare la tournèe del mio monologo ‘Sparla con me' e dopo l'uscita di scena del programma ‘Alle falde del Kilimangiaro' ('dopo un po' non so più cosa dire dei pinguini', dice ridendo) spero di continuare a fare televisione, ma deve essere nelle mie corde. Mi piacerebbe condurre ‘Per un pugno di libri': pur non avendo la formazione classica di David sono un grande lettore, mi propongo da anni ma non ho padrini... Chissà».

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