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SERIE D

S'è risvegliato Baraye

08 dicembre 2015, 06:00

S'è risvegliato Baraye

Paolo Grossi

Domenica contro il Ravenna Yves Baraye ha segnato il nono gol in campionato con la maglia del Parma. Nell'intero girone D ha davanti tre avversari: Pera del Rovigo (14), Nocciolini del Forlì (11) e Broso del Legnago (10), ma se si tolgono i rigori che “dopano” il dato complessivo, Pera, Baraye e Traini della Sammaurese sono quelli che hanno segnato di più, ex aequo a quota 9. Insomma, è vero che Longobardi e Guazzo sono ko, ma forse non c'è bisogno di altre punte. Aveva fatto gol anche a Rovigo, Baraye, subentrando nella ripresa, ma là era rimasto imbronciato, mentre domenica scorsa è partito di gran carriera ed è andato a festeggiare sotto la Nord, sprigionando gioia pura. Una bella metamorfosi, non c'è che dire.

«Io sono fatto così – ci ha raccontato ieri, ospite in redazione alla Gazzetta di Parma – sono piuttosto chiuso. I primi a soffrire di questo mio carattere introverso sono i miei genitori, che vorrebbero farmi aprire di più. Anche Apolloni in questo periodo mi parla molto, sta cercando di capire come sono fatto, ma non è facile. Quando qualcosa mi rattrista, o mi fa incazzare, fatico a tirarlo fuori e me lo tengo dentro».

Tra queste cose c'è anche la panchina, o vedersi costretto a giocare sulla fascia?

«Diciamo che mi piace tanto giocare. E vorrei sempre la maglia numero 10. E' quella che rappresenta meglio la mia idea di calcio. Per quanto riguarda la fascia posso giocarci, non ci sono problemi, ma sento di perdere lucidità in attacco se mi chiedono di rientrare in difesa, di tornare fin davanti alla nostra area quando c'è da coprire. Preferirei fermarmi prima per ripartire da più avanti, avere più occasioni ed essere più fresco in zona gol».

Eppure il calcio italiano, e ormai anche internazionale, è questo.

«Lo so, figuratevi. C'è gente che leggendo le statistiche della mia carriera mi dice: ma che attaccante sei? Hai sempre segnato poco. Io rispondo che ho giocato con Lumezzane, Juve Stabia e Torres, tutte squadre che lottavano per salvarsi. Figurarsi quanto spazio potevano dare a un giocatore dalle mie caratteristiche. Si stava sempre chiusi, si lottava con i denti per il punto. Io ho sempre amato e sognato il calcio offensivo, per me quest'anno è una pacchia visto che il Parma domina e gioca tanto in attacco».

Si capisce, vedendola giocare, che il suo problema a volte è liberarsi della palla. La vorrebbe tenere sempre al piede... invece ci sono anche il passaggio, lo smarcamento...

«Quando in Senegal, da bambino, giocavo per strada con gli amici, dribblavo da mattina a sera. Poi il primo allenatore che ho avuto mi ha spiegato che il calcio “vero” è un'altra cosa. Perfino Ronaldinho è stato penalizzato qui in Italia. Ad ogni modo il mio idolo è sempre stato Zidane, sua la prima maglietta che mi sono fatto regalare dalla famiglia. E' stato il giocatore più elegante al mondo, e comunque correva tanto».

Che famiglia c'è dietro Yves Baraye?

«Papà, mamma e quattro fratelli, io sono il terzo. Vivono a Dakar, tranne me e il mio fratello più giovane, Joel Baraye, dell'87, un esterno mancino che gioca nella Primavera del Brescia ma ha già diverse presenze in prima squadra. Quand'ero a Lumezzane mio padre per un periodo è venuto a vivere con me. Mia madre non c'è verso di spostarla. Adesso spero, assieme a mia sorella, di farla venire a Parma in Primavera, magari per vedere due o tre partite».

Questa serie D come l'ha trovata venendo da quattro stagioni in Lega Pro?

«Più dura di come me l'aspettassi, ma era prevedibile alla luce del fatto che prima c'era la Seconda Divisione e dopo l'hanno abolita. Quindi il livello della D s'è alzato».

Come si trova a Parma?

«Bene. Ho trovato casa a Collecchio, quindi vicino al centro sportivo. Nel tempo libero mi piace giocare a play station con gli amici, tra cui i miei compagni Fall e Sowe. Faccio una vita tranquilla. Ho la fidanzata, ma è ancora in Senegal...».

Con il suo indiscusso talento, che cosa le è mancato per arrivare più in alto?

«Direi che è stata una questione di fortuna perché ho avuto difficoltà di tesseramento per due stagioni, a causa di dissidi tra il mio agente e l'Udinese e poi per cavilli burocratici. Poi come detto mi è stato difficile mettermi in mostra in certe realtà. Ma ho 23 anni e sono ancora determinato ad arrivare in alto. Apolloni per caricarmi dice che finirò in serie A e diventerò il capitano del Senegal. Sarebbe un sogno, ma voglio provare a farlo diventare vero. Il Senegal è ben piazzato nelle qualificazioni mondiali. Ho due anni di tempo, chissà, potrebbero accorgersi di me».

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