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Cultura

Festival Verdi affossato

16 dicembre 2015, 06:03

Festival Verdi affossato

Gian Luca Zurlini

Affossato: è la definizione più corretta per spiegare quanto è avvenuto ieri nei confronti dell'emendamento che avrebbe consentito al Festival Verdi di godere di un finanziamento stabile annuo di un milione di euro erogato dal Governo.

Invece, nella prossima legge di stabilità, il milione per il Festival Verdi, cifra limitata ma che sarebbe stata comunque significativa come riconoscimento nazionale alla manifestazione, non ci sarà. E questo è il fatto. A margine, ci sono poi le interpretazioni e le polemiche politiche con lo scarico di responsabilità reciproco fra i vari partiti che però non può nascondere l'evidenza che, a distanza di quattro giorni dalla «vittoria» del sistema-Parma sul marchio Unesco per la gastronomia creativa, si è tornati a divisioni e lacerazioni che hanno avuto come unico risultato quello di penalizzare la città.

La storia del finanziamento

Il «peccato originale», se così si vuole chiamare, risale al 2012, quando nella cosiddetta «Legge dei Festival», che garantisce l'erogazione annua di un contributo di un milione di euro da parte dello Stato, vengono inserite quattro manifestazioni, ma non il Festival Verdi. A essere inseriti sono il festival rossiniano di Pesaro e quello pucciniano di Torre del Lago, il festival dei Due Mondi di Spoleto e quello di Ravenna collegato al maestro Riccardo Muti. Il Festival Verdi, in un momento in cui la città è alle prese con un periodo politico confuso, dopo il commissariamento e l'elezione a sorpresa di Federico Pizzarotti, non viene invece inserito, ufficialmente con il pretesto che erano già stati erogati fondi per il bicentenario della nascita del Maestro che sarebbe ricorso nel 2013. In realtà, Parma e il Festival «perdono» il treno di un finanziamento stabile e fino a oggi non sono ancora riusciti a risalirci.

«No» nelle altre Finanziarie

Mentre il Festival Verdi continua faticosamente ad andare avanti contando in pratica solo su fondi locali, sia nel 2013 che nel 2014 vengono presentati emendamenti, sottoscritti da vari parlamentari, che mirano a inserirlo nella «Legge dei Festival», ma vengono regolarmente bocciati, o meglio, dichiarati addirittura «inammissibili».

Il «no» alla Camera e al Senato

Il Festival Verdi torna di attualità con la legge di stabilità per il 2016. Da parte dei parlamentari parmigiani, Giorgio Pagliari al Senato e Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini alla Camera, tutti del Pd, c'è la presentazione di emendamenti e progetti di legge volti a inserire il Festival Verdi in quelli con un finanziamento stabile. Al Senato, però, viene presentato comunque un emendamento dello stesso tenore sottoscritto dalla senatrice reggiana fuoriuscita dei 5 Stelle Maria Mussini. Emendamento che non viene neppure ammesso alla votazione, subendo un «fuoco di sbarramento» incrociato da parte sia dei senatori 5 Stelle che di maggioranza, mentre il senatore Pagliari punta su un progetto di legge, che però ha tempi più lunghi rispetto a un emendamento. Si punta allora sulla Camera, dove Maestri e Romanini lavorano per la presentazione di un emendamento da parte di altri deputati membri della commissione Bilancio che ha lo stesso obiettivo. Il documento ottiene l'approvazione del Governo e a quel punto sembra che l'inserimento nella legge di stabilità sia cosa fatta. Invece, ed è storia dell'altra notte, il Festival Verdi viene inserito nel calderone della polemica su altri emendamenti ben più discutibili (con tutto il rispetto, ma Fondazione RomaEuropa e il museo Maxxi sembrano qualcosa di meno rilevante rispetto al compositore bussetano) e ancora una volta viene impallinato da un «ostruzionismo di squadra» di Lega e 5 Stelle, che sostituisce il «gioco di squadra». E il Festival Verdi, in attesa di futuri sviluppi, rimane ancora senza un riconoscimento nazionale come un qualunque evento di provincia. Questi sono i fatti: le parole e le promesse, finora, non sono servite a ottenere nulla di concreto.