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VALTARO

Tentò di rubare in sacrestia, condannato

16 dicembre 2015, 06:00

Tentò di rubare in sacrestia, condannato

SANTA MARIA DEL TARO

Un devoto. Un'anima pia in cerca di un angolo tranquillo in cui rivolgersi a Dio. «Sono venuto qui a pregare», aveva sussurrato, quando il parroco lo aveva sorpreso in sacrestia. Peccato che l'uomo, i capelli raccolti in un codino, quel 30 giugno di tre anni fa stesse aprendo uno degli armadi in cui vengono conservati i calici della messa e i paramenti, oltre alle offerte. Facile intuire quali fossero le sue reali intenzioni, tanto che dopo l'invito del sacerdote di andare verso la caserma dei carabinieri, a poca distanza dalla chiesa, il «fedele» fa qualche passo, poi sale sull'auto parcheggiata lì accanto e si dà alla fuga. Ma il maresciallo della stazione, Attilio Brunetti, aveva fatto in tempo a memorizzare targa e volto dell'uomo. Nato in Francia, 59 anni, ma residente nel Veneziano, e con una lunga serie di precedenti sulle spalle, ieri è stato condannato a 1 mese per tentato furto. Il pm Lino Vicini ne aveva chiesti sei.

Il parroco e il maresciallo insieme. Uniti per mettere in scacco il ladro. Don Berni pronto e reattivo, alla faccia dell'età. «Vai in chiesa se vuoi pregare, sei venuto qui per rubare», replica subito alle parole dell'intruso. Un giorno di festa, quel 30 giugno. Con un battesimo da celebrare. Al parroco è bastato uscire dalla sacrestia per poter parlare con una persona, lasciando l'uscio aperto, per poi ritrovarsi a tu per tu con il 59enne. Una questione di attimi («perché tengo sempre la porta chiusa, avendo avuto già dei furti», ha sottolineato il parroco al processo), ma tanto è bastato perché lo sconosciuto si infilasse dentro. Ma poi le parole decise del sacerdote lo convincono ad uscire in tutta fretta. Don Berni mva verso la caserma dei carabinieri, e anche lo sconosciuto si incammina in quella direzione. Arrivato, però, davanti al cancello, l'uomo si allontana e sale su un'Alfa 166 che aveva parcheggiato nella piazza lì vicina.

Il parroco comincia a urlare: «Al ladro, al ladro». E il maresciallo è già pronto a partire. Si butta all'inseguimento dell'uomo, che imbocca la provinciale Bedonia-Chiavari. Ma il sottufficiale è a bordo di un fuoristrada, l'altro su un'Alfa con una cilindrata ben più potente. E al di là dei cavalli del motore, il ladro è in vantaggio sul tempo.

Corsa persa, ma il maresciallo ha preso nota della targa. E il viso dell'uomo è ormai impresso nella memoria. Il nome del 59enne salta fuori immediatamente: è sufficiente fare il riscontro con lettere e numeri della targa. Ha tentato il «colpo» arrivando con la sua auto. Ma gli è andata male su tutta la linea: è stato costretto ad abbandonare vicino all'ingresso della sacrestia anche il sacchetto delle offerte su cui era riuscito a mettere le mani

In fuga, quel giorno d'estate di tre anni fa. E in fuga anche oggi. Ai domiciliari a Bolzano da qualche tempo, nei giorni scorsi il 59enne era stato autorizzato ad uscire per un controllo medico. Ma da allora si sono perse le sue tracce. r.c.

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