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Emergenza

Ancora furti

29 dicembre 2015, 06:03

Ancora furti

Roberto Longoni

Un massiccio rettangolo di metallo attaccato al muro. Del cambiamonete è rimasto solo questo, il sostegno: tutto il resto, con tanto di banconote e spiccioli, è scomparso. Le macchinette mangiasoldi, invece, sono ancora lì, ma sventrate, trasformate in rottami dal piede di porco impugnato dai razziatori. E' toccato al circolo Nuovo Arci Solari, nella via omonima, subire l'assalto frontale della gang dei videopoker. Tra i quattro e i cinquemila euro il bottino. «Ma sono ingenti anche i danni» sottolinea Mauro Neviani, gestore del locale da oltre un anno, indicando le tante finestre di alluminio che danno luce al circolo. «Non ce n'è una che non sia stata forzata».

L'allarme disattivato

Impossibile stabilire con certezza a che ora sia stato messo a segno il colpo. L'allarme c'è, ma non è scattato. «Non escludiamo che sia stato disattivato con una qualche apparecchiatura» allarga le braccia Neviani, che aveva chiuso dietro di sé il cancello del cortile del circolo l'altra sera alle 18,30. E' proprio di fronte ad esso, non vedendo più la catena che lo teneva sigillato, che ha avuto i primi sospetti. Gli è bastato girare l'angolo, senza nemmeno aprire la porta, perché si trasformassero in certezze. «Una finestra era spalancata: da lì sono passati i ladri, e da lì è stata fatta uscire la macchina cambiasoldi».

Il vetro non è nemmeno stato sfondato. Farlo, sarebbe stato un rischio in più per i malviventi, visto che la zona è piuttosto abitata. Dai segni lasciati un po' ovunque sugli infissi, tranne che sulla porta (blindata, dopo un'incursione di un paio di anni fa), è evidente che i grossi cacciavite o i piedi di porco usati dalla banda hanno tentato di aprire numerose vie d'accesso. Alla fine, si è trovato un varco proprio nel vetro di una finestra: spinta via la ventola, un ladro ha infilato il braccio all'interno, riuscendo a raggiungere in qualche modo la maniglia. Poco dopo, la gang (di certo almeno due persone) era all'interno del circolo.

Le pedate sul muro

L'obiettivo principale, come sempre in questi casi, era la piccola sala giochi sulla parete di fondo. Qui non si può certo dire che abbiano lavorato di fino, anche se hanno ottenuto ciò che volevano: sono evidenti le orme di una scarpa da footing, accanto a dove si trovava il cambiamonete. Il piede è stato puntato contro la parete, per dare ancora più forza al piede che sradicava l'apparecchio. Più maneggevole, il cambiamonete è stato portato via, per essere forzato con tutta calma. Ai videopoker sono invece stati divelti gli sportelli che proteggevano gli incassi. Inoltre, i malviventi hanno rovesciato in terra i cassetti dei mobili dietro al bancone, in cerca di chissà che cosa. In tutto, avranno portato via poche decine di euro di fondo cassa. «Di più non ci lasciamo mai - prosegue il gestore -. Ho forti sospetti, però, che siano stati rubati anche salumi e formaggi». Scoperto il furto, Neviani ha avvertito il 113 e il presidente del circolo Giacomo Martinelli. Sul posto, sono intervenuti una pattuglia della Squadra volante e i poliziotti della Scientifica a caccia di impronte (anche se è probabile che i malviventi abbiano agito con le mani protette da guanti).

Quell'agguato ai ladri

Intanto, ieri mattina, un socio ricordava la notte in cui dormì (ma tenendo un occhio bene aperto) all'interno del Solari. «Avevamo visto strani movimenti durante il giorno: facce strane, di giovani che si guardavano troppo intorno, per essere clienti occasionali. Così mi offrii volontario per stare di sentinella della notte. E puntuali, verso le 2, quegli sconosciuti tornarono. Li sentii trascinare i bidoni dell'immondizia, per superare il cancello. Mi preparai. Quando fecero per forzare la porta, che allora non ancora blindata (sarebbe stata cambiata dopo il raid seguente, questa volta riuscito, ndr), mi presentai sulla soglia. Perché i quattro aspiranti razziatori fuggissero, bastò esclamare un “vi stavo aspettando”». Nel guardie e ladri quotidiano qualche volta c'è anche il lieto fine.

«Noi, barricati in casa e i banditi nelle cantine fanno razzia di tutto»

Allo stillicidio quotidiano dei furti in casa, come se non bastassero, si sono aggiunte le razzie nei seminterrati. E il giorno dopo Santo Stefano sono entrati in azione gli aficionados delle cantine. E gli ultimi cinque blitz – di un bollettino ormai giornaliero e che non conosce confini – ha visto nel mirino piazzale Mattarella, cuore di cemento alle spalle di via Pastrengo. Al di là del bottino (una bici, diverse canne da pesca in primis), con danni annessi, ti rendi conto subito che da queste parti la lotta contro i soliti ignoti è affar serio. «Abbiamo fatto blindare diverse porte, alcune sono proprie nuove di zecca. Qualcuno ha applicato nuove grate, più strette, sopra i cancelli d’accesso ai garage. Questo per evitare che gli intrusi facessero scivolare dentro le mani e riuscissero a far scattare i maniglioni antipanico. Non solo: abbiamo fatto installare le telecamere nei box per le auto e tentato di sensibilizzare tutti a prestare la massima attenzione ai giri loschi, eppure…». Eppure ancora una volta questo spicchio di Parma – particolarmente ghiotto per i malviventi – è stato bersagliato. Un anfratto difficile, come spiegano anche i residenti: sopra sono tutti palazzoni squadrati, qualche ufficio, la pizzeria amatissima del quartiere e due attività commerciali. Un negozio e una parrucchiera. «In media dopo le 17 non incontri più nessuno, se non qualche ragazzotto che si piazza sulle panchine avvolte dalla nebbia», rivela una giovane commessa della Conad. Sotto è un dedalo di corridoi tra garage e cantine separati da una porta. «Ci siamo letteralmente barricati in casa – si sfogano gli inquilini del civico cinque, gli ultimi a fare le spese dei banditi – e non è servito a nulla». Cinque, si diceva, sono gli scantinati violati, anche se uno non ha ceduto sotto i colpi dei Lupin dalla mano pesante. «Hanno usato le maniere forti – ti spiegano i proprietari -. Hanno forzato le serrature col piede di porco, le hanno aperte e hanno fatto man bassa di tutto quel che c’era». All’appello mancano una bici da uomo, delle canne da pesca con il mulinello «e chissà quante altre cose». Già una spesa a sbafo, ma ancora da quantificare del tutto: «molti devono ancora finire di stilare l’elenco degli oggetti rubati». Certo è che fioccano le denunce sia in Questura che in caserma. Più che i professionisti dell’assalto, questi sembrano ladri improvvisati, banditi con cacciaviti, piede di porco, e mazzette da muratore che approfittano di un portone lasciato aperto e pescano “a strascico”. «In tutti i modi i risultati non cambiano», allargano le braccia i derubati. «Speriamo solo di inchiodarli dalle telecamere». Già, speriamo. Chiara Pozzati

Calestano, tre case svaligiate. Razzia di denaro, oro e gioielli

«In casa era tutto irriconoscibile, tutti i cassetti sono stati vuotati, hanno rovistato ovunque, quando ho visto quello che era successo mi è venuto il vomito».

Questa la testimonianza di Giovanni Calani una delle vittime dei furti che si sono verificati a Calestano proprio nei giorni delle feste natalizie ed in particolare il 26 dicembre.

I malviventi sono entrati in una villetta e in due appartamenti in zone periferiche del paese, proprio nel giorno di Santo Stefano, quando molti calestanesi erano ancora alle prese con le visite dei parenti legate alle festività (cosa che ha reso difficile anche l’individuazione di eventuali automobili mai viste in paese e quindi potenzialmente sospette).

Oltre a questi tre colpi andati a segno, nello stesso giorno sono stati fatti altri tre tentativi di furto in abitazione, ma in questi casi i malviventi, dopo aver forzato porte e finestre non erano comunque riusciti a introdursi nelle abitazioni e far danni.

La casa di Giovanni Calani, posta in quel gruppo di case relativamente recenti che c’è all’imbocco della strada per Canesano, sopra al Prato Canali, è sicuramente quella dove i ladri hanno fatto più danni.

«Alle 17,20 mia figlia è uscita di casa – dice Calani - e alle 18,40 quando siamo rientrati tutto era già stato fatto. Mia figlia poco dopo esser uscita è rientrata un attimo per una dimenticanza, forse i ladri erano già in casa al piano superiore, dove lei non è salita».

I malviventi sono entrati dalla finestra del bagno della villetta e quindi hanno passato al setaccio ogni stanza facendo razzia di oro e denaro e riuscendo anche ad aprire la cassaforte nella quale erano contenuti il grosso dei gioielli e dei contanti.

«C’erano tanti ricordi di famiglia, i gioielli che avevo regalato a mia moglie in occasioni speciali, quelli di mia figlia, e anche 1200 euro del gruppo dei cacciatori di cui sono segretario, tutto portato via. Un danno che quantificabile in due o tre decine di migliaia di euro. È andata bene che non è successo nulla a nessuno di noi, ma ci sentiamo impotenti, noi cerchiamo di prendere precauzioni, di metterci al sicuro, ma quelli sono dei professionisti e quando decidono di entrare entrano e razziano. In particolare noi che viviamo nelle case al margine del paese siamo più a rischio perché un po’ più isolati».

Alessia Ollari è un’altra vittima dei furti di Santo Stefano «Alle 18,40 circa sono tornata a casa - dice - ho visto la porta di casa socchiusa, sono entrata e ho visto che i cassetti erano stati aperti e la confezione di un regalo appena ricevuto che era stata scartata. A quel punto ho capito tutto e sono scappata fuori temendo che i malviventi potessero ancora esser in casa. Ho chiamato i vicini e siamo rientrati insieme e lì ho visto il resto della casa a soqquadro: si sono accaniti soprattutto sulla camera, dove hanno frugato in ogni cassetto, prendendo su soprattutto l’oro». In questo caso i ladri sono entrati nell’appartamento, che si trova in via Vivaldi, dalla portafinestra che dà sul balcone; per raggiungere il secondo piano si sono arrampicati sulla grondaia dove erano ben visibili le impronte lasciate durante «la scalata»; la porta d’ingresso è invece stata utilizzata per abbandonare l’appartamento. Il terzo furto si è invece verificato in zona Sant’Agata, grossomodo con le medesime modalità. Antonio Rinaldi