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Addio al gallerista Giuseppe Niccoli

02 gennaio 2016, 06:00

Addio al gallerista Giuseppe Niccoli

Stefania Provinciali

E' scomparso all'età di 82 anni il gallerista Giuseppe Niccoli, un pezzo di storia illustre della nostra città. E' stato un riferimento a Parma, sua città d'adozione, per l'arte contemporanea italiana e non solo. Le sue origini erano toscane, terra dove aveva incontrato la moglie Liliana che lo ha accompagnato nella sua lunga attività, fino alla scomparsa nel 1997.

La sua storia di gallerista era iniziata nel 1968 con l'apertura, poco più che trentenne, di una libreria Rizzoli specializzata in libri d'arte, nella galleria di Bassa dei Magnani. Qui, tra i libri, cominciarono a trovar spazio le prime mostre, sulla scorta di una tradizione antica che vedeva la libreria come centro di cultura multidisciplinare.

E' il 1971 quando arriva il successo con una personale dello scultore spagnolo Berrocal. La passione si fa forte e lo sollecita a dedicarsi sempre più all'arte, alla scultura in particolare, poco trattata in genere dalle gallerie in quegli anni. Si apre un mondo anche per il pubblico di appassionati e collezionisti che da Niccoli possono scoprire artisti più o meno conosciuti, ma tutti destinati a fare storia. Tra questi Marini, Minguzzi, Manzù, Arnaldo e Gio Pomodoro, Cascella, Melotti, con qualche intermezzo di grafica (Picasso) e pittura (Santomaso, Schifano, Pistoletto e Angeli).

Già nel 1976 la libreria diventa galleria d'arte e Niccoli il riferimento per l'opera di Fausto Melotti, allora artista ancora poco noto. Nel 1984 la Galleria d'arte Niccoli, si trasferisce di via Bruno Longhi, uno spazio più adatto alle esposizioni di arte contemporanea.

Il gallerista sviluppa il proprio lavoro in una visione di scelte aperta, fatta con coerenza senza aderire ad una precisa linea critica. Una volontà questa che ha sempre voluto affermare cercando artisti «garantiti» dalla storia dell'arte recente, ma non sempre riconosciuti come tali.

Li cerca personalmente nei loro studi. Non si lascia influenzare dal mercato, anzi fa il mercato, un mercato che gli dà nel tempo ragione. Quasi una vocazione la sua ad andare a cercare nelle pieghe dell'arte, divenute poi le pieghe della storia, aperte, distese grazie al gallerista ed agli artisti che propone.

Uno sguardo al passato riporta alle antologiche dedicate ai parmigiani illustri come Atanasio Soldati, Remo Gaibazzi, Ettore Colla, Amedeo Bocchi e alle mostre di Sironi, Man Ray, Moore, Arturo Martini, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, fino a toccare nomi e movimenti più recenti, riportati all'attenzione del pubblico: da Bonalumi all'Arte cinetica e programmata, a Scheggi, Castellani, allo stesso Burri di cui Giuseppe Niccoli cura l'ultima mostra dedicata all'artista vivente.

Ma l'elenco in quarant'anni d'attività sarebbe lunghissimo. Le inaugurazioni spesso si protraevano nella casa dei Niccoli, punto d'approdo di serate passate e parlar d'arte e di mercato. In quella casa col giardino, piena di opere d'arte e di libri, sono passati Roberto Gervaso e Pierre Restany, Giovanni Spadolini e Indro Montanelli, Piero Chiara, Alberto Chiesi, Dario Fo e Franca Rame, per citare alcuni nomi di un mondo in cui l'interesse comune era l'arte.

Con Salvatore Scarpitta e Conrad Marca-Relli aveva instaurato un rapporto privilegiato, tanto che quest'ultimo si era trasferito a Parma, un rapporto concreto, solido avviato anche con altri artisti che alla sua galleria hanno affidato i loro archivi.

«Il fattore economico e la correttezza sono elementi fondamentali del rapporto artista-gallerista, ma ci vuole anche un rapporto di stima personale» diceva da profondo conoscitore del mondo dell'arte qual era.

Niccoli aveva in proposito ben precise considerazioni da fare. Erano vivaci le chiacchierate quando aveva l'occasione di esprimere la sua personale visione del mondo in cui da una vita si muoveva con disinvoltura e abilità. Spesso si lasciava andare alla delusione verso i contrasti che agitavano il mondo dell'arte e non solo. In particolare la delusione riguardava «le pessime abitudini che hanno sempre ostacolato la collaborazione tra pubblico e privato». Avrebbe voluto poter collaborare fattivamente e mettere a disposizione le sue conoscenze e i suoi contatti per costruire insieme alle istituzioni mostre capaci di valorizzare l'opera degli artisti. Agli inizi degli anni Novanta aveva trovato spazio in galleria il Centro culturale Italia-Giappone da lui fondato con l'artista Fukushi Ito per promuovere gli scambi culturali in ambito artistico.

In contemporanea con altre istituzione pubbliche e private realizzava mostre in tutto il mondo, attività che è proseguita e prosegue grazie all'impegno dei figli Marco e Roberto.

Da alcuni anni ormai considerava per lui iniziato il tempo dei consuntivi e diceva «posso permettermi di tirare il fiato qualche volta con una partita a carte fra amici». I funerali si svolgeranno in forma privata.

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