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Dibattito

Unioni civili e adozioni, è scontro

02 febbraio 2016, 06:02

Francesco Bandini

Tutti più o meno concordi sul riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali, ma lo scontro è sull'equiparazione di fatto al matrimonio e, soprattutto, sul concetto di adozione per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Lo scontro a distanza tra opposte fazioni andato in scena nei giorni scorsi nelle piazze, si è ripetuto più in piccolo ieri mattina all'assemblea di istituto del liceo scientifico Marconi, dove i rappresentanti degli studenti hanno pensato di chiamare i propri compagni a una riflessione sul tema del momento, quello delle unioni civili e della cosiddetta «stepchild adoption» (l'adozione del figlio del partner), al centro del disegno di legge Cirinnà che proprio in questi giorni è all'esame del parlamento e che, salvo sorprese, dovrebbe essere approvato, provocando una piccola rivoluzione nel codice civile italiano.

Nel dibattito moderato dalla giornalista della «Gazzetta di Parma» Chiara Cacciani, ad accendere gli animi è stata la consueta battagliera schiettezza del senatore Carlo Giovanardi (ex Ndc, ora nel gruppo di «Idea»), che nel confronto con gli altri relatori, ma anche con gli studenti che ponevano domande, è tornato sui propri cavalli di battaglia in difesa della famiglia e di rifiuto dell'adozione ai gay. A scaldare Giovanardi, l'equiparazione di fatto fra le unioni civili che si vogliono introdurre e il matrimonio: «Sono contrario a che il matrimonio venga esteso a tutte le forme di convivenza», ha sostenuto, dicendosi invece a favore del riconoscimento di diritti «a chiunque viva in una qualsiasi formazione sociale e sottoscrive un contratto di solidarietà, distinguendo però questo dal matrimonio, che, finché non si cambia la Costituzione, deve mantenere una sua specificità». A Giovanardi non piace che la Cirinnà riconosca alle coppie omosessuali diritti da cui invece continuerebbero ad essere escluse le coppie di fatto eterosessuali: «Perché questa differenza di trattamento? Ho presentato un emendamento che metta tutti sullo stesso piano». Ma è sul tema delle adozioni che le posizioni sono inconciliabili: «Si vuole determinare – ha detto facendo salire la temperatura del confronto – un meccanismo che consenta ai gay italiani di andare all'estero, comprare un bambino, portarselo in Italia, adottarlo e farlo diventare figlio loro. La mia risposta è che la schiavitù è stata abolita. E l'idea che con i soldi si possa comprare tutto è vergognosa».

Per il sindaco Federico Pizzarotti, al centro del confronto deve esserci un concetto: «Qui si parla di amore, che è al centro di tutti i testi religiosi e che dovrebbe essere il filo conduttore della vita: dare alle persone il diritto di amarsi credo che sia qualcosa di sacrosanto». E, soprattutto, riconoscere loro il diritto di «vivere in modo normale: la normalità di non vergognarsi, di non essere additati, di non essere giudicati da chi crede di essere migliore. Dobbiamo pensare a queste persone che soffrono e che non hanno proprio nulla di cui vergognarsi. In Italia siamo indietro rispetto a queste cose: non dobbiamo rimanere ultimi, ma avere coraggio». Di particolare importante, per il primo cittadino, è «riconoscere diritti che valgano nei momenti di difficoltà, come può essere la morte o la malattia del compagno, per cui non capisco di cosa si dovrebbe avere paura».

In apertura di assemblea era stato proiettato un videomessaggio del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che aveva definito «una legge doverosa» quella sulle unioni civili in via di approvazione, «perché riconosce qualcosa che esiste già e che ha anche un valore sociale». Il punto fondamentale, per l'esponente del governo, è riconoscere diritti non tanto ai singoli, quanto piuttosto alle coppie: «Oggi il punto non è solo rimuovere dalle leggi la discriminazione, ma riconoscere le coppie omosessuali in quanto tali, così come avviene per quelle etero. La società le ha già accettate da tempo e in tanti Paesi c'è già un riconoscimento giuridico».

Sul fronte opposto Claudio Corradi, avvocato ed esponente dell'associazione Pro vita, che ha scatenato le contestazioni della giovane platea di studenti quando ha definito gli omosessuali «persone che vivono l'amore in maniera distorta». Per poi ricordare la tutela costituzionale che viene data oggi in Italia alla famiglia naturale, che secondo Corradi «ha un valore per il bene comune della nazione, indiscutibile e che non può essere toccato, né frainteso o messo sullo stesso piano di altre cose. La famiglia è quella tra uomo e donna, il resto non è famiglia».

Dopo essere finito nella lista nera del sito gay.it, il senatore del Pd Giorgio Pagliari ha confermato la propria posizione sul tema dell'adozione: «La stepchild adoption può esserci, ma se è garantito il divieto della maternità surrogata», in quanto «fenomeno che non è in natura». Detto questo, il parlamentare parmigiano ha ricordato di essersi «impegnato a tentare una operazione di mediazione avanzando una proposta che riconosca la possibilità dell'adozione dopo un periodo di pre-affidamento, a fronte di una verifica della compatibilità del partner del genitore con il bambino», perché «non è detto a priori che il partner del genitore naturale sia il genitore ideale».

A fornire un dato scientifico sulla questione adozione – la cui attendibilità però è stata vivacemente contestata da Giovanardi – è stata Marina Everri, psicologa, psicoterapeuta della famiglia e ricercatrice dell'Università di Parma: «Non esiste alcuna evidenza scientifica – ha detto – che bambini cresciuti in coppie omosessuali sviluppino problemi psicologici o scolastici o di altra natura», ha affermato, aggiungendo che «il benessere psicofisico di un bambino non è legato alla struttura familiare, ma al modo in cui le cure e gli affetti vengono veicolati».

«La legge deve tutelare e garantire tutti – ha detto Caterina Bonetti della segreteria cittadina del Pd – e ci sono diritti che, una volta riconosciuti, non tolgono niente a nessuno e che soprattutto non impongono niente a nessuno». Non ha dubbi invece Fernanda Bastiani di Comunione e liberazione: «La Cirinnà non è una buona legge – ha sostenuto – perché già nel 2011 è stata riconosciuta l'incostituzionalità dell'omologazione delle unioni civili alla famiglia».

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