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CASA BIANCA 2016

Le primarie viste da Parma. Anzi dagli Usa

03 febbraio 2016, 06:01

Le primarie viste da Parma. Anzi dagli Usa

VISTO DA PARMA

«Un americano a Parma», anzi più di uno. Non certo tra le più numerose, in città la comunità a Stelle e Strisce conta pur sempre un numero di esponenti significativo, e soprattutto qualificato ed eterogeneo. E benché a migliaia di miglia dalla madrepatria, l'«exclave» Usa di Parma e provincia segue le vicende d'Oltreoceano con interesse.

Da oltre un anno, Mike Mihalik riveste il ruolo di general manager della divisione italiana diPSAngelus, azienda dell'Ohio leader nella produzione di intere linee per packaging ed etichettatura e di tecnologie centrifughe per l'industria farmaceutica. «Nonostante gli impegni di lavoro, mi informo quotidianamente sintonizzandomi su canali come Cnn e Bbc, e ascolto molti dibattiti politici. A questa tornata - pronostica - le primarie saranno particolarmente appassionanti, con candidati assai poco tradizionali». Mihalik non ha ancora scelto: «Le primarie in Iowa, così come le prossime in New Hampshire, restringono la lista di pretendenti, ma non racchiudono un valore determinante. I primi risultati significativi arriveranno nel “Super Tuesday” del 1° marzo, quando al voto saranno chiamati contemporaneamente gli elettori di numerosi Stati». Da imprenditore, pur giudicando le sue dichiarazioni «politically uncorrect», Mihalik considera Donald Trump «un businessman di successo, da prendere sul serio. Anche Ted Cruz è comunque molto in gamba. Il senatore Marco Rubio? Troppa poca esperienza».

Benché originaria dell'Arizona, terra storicamente favorevole al Partito Repubblicano, la guardia del Lavezzini Basket Christine Clark si professa apertamente democratica: «Sono di Tucson, città - spiega - dall'orientamento politico differente rispetto al resto dell'Arizona. Anche se ora vivo in Italia, seguo la campagna con interesse: dai risultati, dopotutto, dipende il futuro della Nazione». Christine sostiene Hillary Clinton: «Ha grande esperienza internazionale, credo che sarebbe in grado di governare il Paese nel modo migliore. Ma nemmeno BernieSanders – ammette la cestista - mi dispiace. Trump? Come uomo di politica, non ha ancora dimostrato niente».

Tra i giovani, a quanto pare, il vulcanico «tycoon» newyorkese non rastrella grandi consensi: «terrible» e «a joke», uno scherzo, sono le espressioni alle quali ricorre anche Delphine Burns, giovane studentessa del Pitzer College in Italy, istituto californiano che sin dagli anni Novanta possiede una sede proprio a Parma. In patria, Delphine frequenta il corso di laurea in Scienze Politiche e Sociologia: «Anche per questa ragione, seguo la campagna elettorale con grande interesse. Donald Trump non è affatto credibile. Al contrario, la Clinton – afferma - ha maturato grande esperienza come segretario di Stato. Per il bene degli Stati Uniti, ritengo sia lei la candidata migliore».L.C.

VISTO DAGLI STATES

Lorenzo Centenari

Cruz ridimensiona Trump, Sanders spaventa la Clinton. L'Iowa emette il suo verdetto, ma lo «show» non è che all'inizio.

Che ne pensano i «parmigiani d'America»? Per una volta, nelle vesti di «corrispondenti» si calano tre nostri concittadini da tempo emigrati negli States. E ad essi chiediamo di misurare la temperatura di una campagna elettorale che si annuncia scoppiettante.

Gli americani non sono mai stati così divisi». Parola di Mauro Lusardi, borgotarese trasferitosi a New York negli anni Settanta, a capo insieme al fratello Gigi di un piccolo impero della ristorazione.

«Tradizionalmente, nella Grande Mela – spiega Lusardi – le elezioni presidenziali hanno sempre destato scarso interesse. New York è feudo democratico dove i repubblicani, generalmente, non superano quota 25%. A questo giro, tuttavia, la città è in fermento e non si parla d'altro. Vuoi perché Donald Trump è newyorkese, vuoi perché il duello all'interno del Partito Democratico sembra avvincente come non mai».

Lusardi seguirà la stagione delle primarie con passione: «Sanders sta mettendo in campo grande energia, ma non credo che ai democratici convenga candidare un ipersocialista. Dal canto suo, la Clinton convive con alcuni scheletri nell'armadio. Sospetto che dietro le quinte Joe Biden stia scaldando i motori».

Cittadino statunitense come la moglie e i figli, Lusardi professa di nutrire maggiori simpatie per il Partito Repubblicano: «Trump è grande uomo di spettacolo, ma ad affascinarmi – confessa - è Mario Rubio, in Iowa il vincitore morale: Rubio ha alle spalle una storia di vita incredibile, e quando parla ha il potere di incantarmi».

Dalla costa atlantica al Pacifico: parmigiano dell'Oltretorrente, Gino Campagna vive a Los Angeles e ha fatto fortuna come cuoco televisivo. «LA è da sempre “liberal”: ai suoi abitanti – spiega Campagna - interessa solo il candidato democratico. Sono un sostenitore di Sanders, politico impegnato a portare avanti “issues” importanti come la difesa di una classe media che sta scomparendo».

A Campagna, Trump fa paura: «Nato un po' come barzelletta, si è dimostrato purtroppo un candidato “reale”. Sinceramente, lo considero una persona priva di contenuti politici e sociali, che cerca la presidenza come una vanità da personalità tv. Senza avversari interni forti, lo spettro di “President Trump” potrebbe avverarsi. Forse ai democratici converrebbe opporgli Hillary, più centrista rispetto a Sanders. Insomma: per me Sanders su tutti, ma tutti - esclama - meglio di Trump!».

A Chicago, infine, si è stabilito il manager Lavazza Edoardo Savazzini: «Sino a questo momento, mi sembra solo una campagna molto mediatica e più avvincente del solito. Ma è ancora una fase di studio, gli americani - sostiene Savazzini - devono ancora conoscere i programmi di ciascun candidato. Chicago è storicamente democratica e respinge le uscite di Trump. Tra i repubblicani quoto Rubio, giovane ma molto saggio».

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