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Ansia, ecco come sconfiggerla

07 febbraio 2016, 06:00

Ansia, ecco come sconfiggerla

Quante volte ce lo siamo detti - arrabbiati o sconsolati - ritagliandoci fessure di consapevolezza fra i carichi di stress e gli impegni di tutti i giorni? «Devo pensare a me». È il concetto più banale del mondo, ma spesso il più difficile da mettere in pratica: ripartire da sé stessi, prendere un respiro bello lungo, rilassarsi e focalizzare le proprie risorse in una direzione precisa, quella che va incontro ai propri desideri ed obiettivi. Da oggi c'è un libro che parla proprio di questo.

«Riparti da te – Segreti per risolvere l'ansia attraverso il coaching» è un volumetto agile scritto a quattro mani dal parmigiano Andrea Giuffredi, life coach laureato in psicologia alla Bicocca di Milano, e Salvatore (Toti) Licata, master trainer nella formazione psicosociale, criminologo, formatore e docente universitario. Nel libro (135 pagine, 14.90 euro) edito da ABEditore, per la collana «Benessere e crescita personale», i due coautori hanno inteso approfondire alcuni strumenti da utilizzare nel quotidiano per chi soffre d'ansia, ma non solo. Consigli, storie, esiti di questionari anonimi e assolutamente interessanti nei quali specchiarsi: il tutto analizzato e proposto attraverso l'approccio del coaching. Abbiamo fatto qualche domanda a Giuffredi, in attesa della presentazione del libro, in programma per mercoledì, alle 18, alla Feltrinelli di via Farini.

Come nasce l'idea di un libro sul coaching?

Il mio mestiere è quello di life coach e con Toti Licata, uno dei miei professori all'Università, che pure è coach, è nata l'idea di scrivere qualcosa che partisse dal tema dell'ansia, per poi spingersi oltre. Io stesso in passato ho sofferto di attacchi d'ansia, ma questo volume si pone come lettura utile a tutti coloro vogliano in un certo senso ripartire. Ci rivolgiamo, insomma, a chi si sente in un momento di smarrimento, non necessariamente a seguito di un evento traumatico, o a chi intende cambiare qualcosa della propria vita.

Come spiegherebbe il coaching a chi non ha la più pallida idea di cosa sia?

Si tratta di una metodologia che intende far emergere le potenzialità di ognuno, individuando i possibili freni che limitano le nostre azioni nel quotidiano. Contrariamente alla psicoterapia, il coaching è focalizzato sul «qui ed ora», non va cioè a scavare il passato. Attraverso un lavoro mirato e molto pragmatico a livello mentale e comportamentale si intendono smontare quei blocchi di convinzioni per aprire all'individuo una visione e una prospettiva totalmente diverse.

Avverte un po' di diffidenza da parte delle persone verso il suo mestiere? Come la affronta?

La diffidenza c'è e deriva dalla scarsa conoscenza. Viviamo in un Paese allergico ai cambiamenti. Le persone conoscono la psicoterapia ma nemmeno sanno dell'esistenza di altre tipologie di pratiche per accompagnare l'individuo in un determinato percorso. In altre nazioni, ad esempio negli Usa, queste metodologie sono molto più conosciute: basti dire che l'università di Harvard ha previsto una sensibile crescita del coaching nei prossimi anni.

Che l'ansia sia una delle patologie dei nostri giorni lo sappiamo. Però nel libro lei specifica che, in parte, è naturale e stimolante provarla. Quand'è che diventa un problema?

L'ansia non è che una reazione del corpo ad una specifica situazione psicofisica. C'è l'ansia «sana», quella che si prova prima di un esame, quando si devono prendere decisioni importanti o prima di parlare in pubblico, che si traduce in una specie di «carica». Diventa un problema quando domina: quando cioè il focus non è più l'evento in sé ma l'ansia stessa.

Nel libro ci sono anche vere e proprie testimonianze: gente che racconta la propria storia. Come le ha selezionate e perché ha voluto arricchire il libro con questi vissuti?

Il secondo capitolo è intitolato «Tre storie importanti» e racconta appunto le vicende di tre persone che hanno avuto problematiche d'ansia. Una di queste è la mia. Sono convinto che alle persone piacciano le storie, ascoltandole è come se si calasse ciò che è puramente mentale nella vita reale: si crea empatia, pathos, ci si sente coinvolti e magari si riesce a riconoscersi in alcune situazioni vissute da altri.

Riparti da te

di Andrea Giuffredi

ABEditore, pag. 135, 12,90

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