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Anna Maria Nagy

Violinista dei due mondi

08 febbraio 2016, 06:00

Giulio Alessandro Bocchi

Da Parma a Santiago per poter fare della musica la propria professione: è la scelta di Anna Maria Nagy, Miss Parma nel 2007 e figlia d'arte (il padre Sandu è primo flauto della Filarmonica Toscanini), sempre influenzata nelle sue decisioni dall'amore per il violino. E stanca di un futuro che prospettava solo precarietà nell'ambito musicale, ha coraggiosamente deciso di provare a guardarsi attorno, lasciando, l'anno scorso, l'Italia alla volta del Cile per andare ad insegnare alla Scuola Italiana. Un anno scolastico è trascorso e il prossimo comincerà il 29 febbraio.

Come mai proprio il Cile?

«Avevo fatto domanda per andare a insegnare in varie scuole italiane all'estero e mi hanno risposto proprio dal Cile - spiega Anna Maria - Ho scelto di andare a Santiago perché le condizioni erano molto buone. È una struttura privata, ma è un istituto parificato e mi farà punteggio anche in Italia. È una buona scuola, una tra le più costose in Cile: ce ne sono di più care, ma non è alla portata di tutti con 600 euro di retta mensile».

Di cosa ti occupi?

«A scuola ho avuto alunni di tutte le età dai 6 ai 18 anni. Mi è piaciuta molto come esperienza. Ho seguito anche i corsi per gli adulti. Ho fatto anche un progetto con i bambini del nido e della scuola materna. Do anche lezioni private di violino e di italiano. Ho fatto anche alcuni concerti con un'orchestra da camera, la Camerata de los Andes, e abbiamo fatto anche una registrazione con Luis Jara, conosciutissimo in Cile anche se non in Italia».

Trovi che ci sia più rispetto per la musica in Cile?

«Quello che ho notato andando a qualche concerto è che le orchestre sono molto giovani e sto aspettando che esca un'audizione per provare ad entrare anch'io in una di queste. Per legge, a differenza che in Italia, potrei tenere entrambi i lavori anche se sarebbe impossibile nella pratica perché dovrei ridurre le ore con la scuola e non credo che arriveremmo ad un accordo».

Cosa ti è piaciuto di più della tua esperienza lontana da casa?

«Mi ha dato soddisfazione soprattutto poter lavorare con la musica. Mi è piaciuto molto insegnare violino ai ragazzi, ma mi ha emozionato ancora di più lavorare ai progetti per i più piccoli: con loro ho fatto anche qualche lezione di italiano e sono riusciti ad imparare tutto quello che dovevano, meglio dei grandi. Ho stretto molti rapporti con la comunità italiana e ci diamo sempre una mano quando possiamo: là ho incontrato anche un ragazzo di Salsomaggiore, un ingegnere navale».

Invece cosa ti è piaciuto di meno?

«I sudamericani hanno un'altra mentalità: in alcuni momenti è stato difficile perché tutto è molto più lento e ci si deve abituare. Poi ho trovato terribile il freddo dell'estate – che nell'emisfero australe corrisponde all'inverno – perché non usano praticamente nessun tipo di riscaldamento. Anche il traffico è inimmaginabile, per nulla paragonabile a una grande città italiana».

Quanto spesso riesci a tornare in Italia?

«Soltanto a Natale, per via del costo e della durata del viaggio. Se ho delle ferie ne approfitto per fare qualche giro in Sud America, sono stata anche in posti come bellissiimi come il Machu Picchu».

Come hai vissuto il terremoto?

«Fortunatamente, quando c'è stato il grande terremoto nel nord del Paese, che si è sentito tantissimo a Santiago, io ero 800 chilometri più a sud: non si è sentito nulla, ma ero sul mare e mi è arrivato un messaggio di allerta tsunami. Quando sono tornata a Santiago c'erano solo “scosse d'assestamento” ma possono arrivare anche a 6.8 della scala Richter. Queste scosse, però, non preoccupano i cileni».

E per il futuro?

«L'anno scolastico ricomincerà il 29 febbraio, ma per il futuro spero che esca anche l'audizione per l'orchestra. Non trovando nulla in Italia, sto pensando di trasferirmi in una scuola in Oman, perché è molto più vicino a casa».

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