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PELLEGRINO

Acasamia, la minoranza vuole sfiduciare il sindaco

18 febbraio 2016, 06:03

Paolo M. Amadasi

PELLEGRINO

«Presenteremo una mozione di sfiducia per il sindaco, la sua giunta e la sua consulente». La prima reazione politica alla chiusura della casa di accoglienza «A casa mia», è del capogruppo di minoranza Matteo Marosi.

La struttura, che i carabinieri del Nas e il servizio di igiene pubblica dell'Asl hanno ritenuto presentare notevoli criticità strutturali, è stata sgombrata in seguito a un'ordinanza del sindaco Emanuele Pedrazzi. All'interno c'erano, stanze da letto fredde, bagni che non erogavano acqua calda, impianto antincendio non funzionante, infiltrazioni d'acqua dal soffitto e dalle pareti, intonaco ammalorato in un angolo e stufe incandescenti ma prive di protezioni antiscottatura. Per cui i tredici anziani che vi vivevano sono stati ricollocati in altre strutture o sono rientrati in famiglia.

Marosi, a nome di tutto il gruppo, sostiene che la situazione di disagio creatasi a Pellegrino per tredici anziani, i loro familiari e il personale che lavorava nella struttura a causa della cessazione dell'attività di «A casa mia» sia dovuta al «non aver dato importanza alle nostre richieste e perplessità. Invitiamo pertanto il sindaco a convocare un consiglio comunale urgente al fine di chiarire l'annosa vicenda. Farà seguito la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, della giunta e della sua consulente».

Marosi ha affermato di seguire la vicenda da diverso tempo. «La minoranza - sostiene - ha chiesto in più occasioni, sia con accesso agli atti sia con interrogazioni, lumi in merito a quella struttura. Nonostante tali richieste, la pubblica amministrazione non ha fornito la documentazione richiesta o meglio ha consegnato documenti che hanno dimostrato in modo non chiaro la situazione in essere nella struttura».

«Le nostre perplessità - sottolinea il capogruppo di minoranza - nascevano dal fatto che in base ad una serie di documentazioni risultava che il proprietario della struttura avesse attraverso una Sciaa dichiarato il luogo non idoneo all'apertura al pubblico, mentre sempre attraverso altra documentazione la dottoressa Devoti dichiarava al Comune che la struttura era parificata ad una abitazione civile. Vista la contraddittorietà di tali dichiarazioni abbiamo chiesto al sindaco, sempre attraverso interrogazioni di fornirci documentazione inerente alla certificazione degli impianti elettrico e idraulico e circa i permessi eventualmente forniti dal Comune o da strutture di certificazione. Il sindaco ha sempre risposto che si trattava di una casa di accoglienza e che bastava una semplice dichiarazione di inizio attività. Anche in consiglio in più occasioni abbiamo chiesto di approfondire questi discorsi, ma non siamo mai arrivati alla conclusione di niente. E ora c'è stata la chiusura».

Il sindaco: sono sereno

PELLEGRINO

Di fronte all'intenzione della minoranza di presentare una mozione di sfiducia, il sindaco si dichiara sereno. «Non capisco cosa c'entri io - dice -. E' una questione sulla quale il sindaco non ha voce in capitolo. Gli atti che il gruppo di opposizione ha richiesto sono stati forniti, ma ovviamente solo quelli in nostro possesso - evidenzia il primo cittadino Emanuele Pedrazzi -. Ribadisco che non esistono convenzioni con Acasamia e nessun tipo di atto che riguardi la casa di accoglienza Acasamia».

«Noi - evidenzia il sindaco - abbiamo solo ricevuto la comunicazione dell'inizio della attività di casa accoglienza, come prevede la legge regionale. Sarà invece compito nostro, nel momento in cui i lavori resisi necessari per consentire l'utilizzo della struttura saranno ultimati, procedere alla revoca dell'ordinanza di chiusura. Questo passo, però, dovrà essere preceduto da un parere del servizio di igiene pubblica che rilevi che le inadempienze riscontrate lunedì sono state sanate».

«Quella dell'ex albergo Gardenia è una realtà privata. Gestita in modo da svolgere una importante funzione sociale, ma comunque non dipendente dal Comune. Ci sono persone sole, che magari abitano in un luogo non facilmente raggiungibile e hanno una pensione bassa che facevano fatica ad arrivare a fine mese. Grazie ad una sistemazione come quella di Acasamia - ha detto - potevano condurre una vita normale. In quella struttura, il loro pur modesto sussidio era sufficiente».

Nel frattempo, nel tardo pomeriggio di ieri, il sindaco ha incontrato alcune famiglie che si sono lamentate per la chiusura della struttura. «Hanno detto - spiega Pedrazzi - che i propri cari erano seguiti nel modo giusto e che gli stessi ospiti si sono sentiti a disagio per il fatto di dover tornare in famiglia o in strutture alternative. E che sarebbero voluti tornare a Acasamia. Ma non è possibile. Di fronte al parere dei Nas e dell'Igiene pubblica, e sentiti anche i responsabili del Comune, ho disposto la chiusura dell'ex albergo con un'ordinanza. Non si poteva fare altrimenti. Ma quello che mi preme sottolineare è che non sono emersi maltrattamenti. Lì, gli anziani erano trattati bene».

P.M.A.

Scaltriti: ripensare i servizi

Luca Molinari

«Servono servizi per anziani che garantiscano la dignità». Bruno Scaltriti, responsabile della Comunità di Sant'Egidio, è chiaro: «Gli anziani sono una risorsa, ma troppo spesso vengono considerati soltanto un peso, uno scarto».

I volontari della Comunità – che ha sede nella chiesa di Santa Caterina - si occupano degli anziani da circa vent'anni e operano soprattutto nella struttura di Villa Parma e nella residenza XXV Aprile. «Ci siamo interessati degli anziani a partire da metà anni Novanta – racconta Scaltriti – I nostri servizi sono rivolti soprattutto agli anziani ospitati in strutture, che visitiamo settimanalmente, organizzando un momento di preghiera e di festa». Non mancano anche i pranzi e le gite. «Nel corso dell'anno organizziamo anche dei pranzi – prosegue Scaltriti – a partire da quello che si svolge il giorno di Natale, e una settimana di vacanze sull'Appennino parmense».

La sfida è quella di favorire la conoscenza tra giovani e anziani. «Attraverso i giovani che partecipano alla nostra Scuola della pace – rimarca il responsabile – cerchiamo di attivare dei percorsi di conoscenza e di servizio dei ragazzi nei confronti degli anziani». La nostra società infatti è sempre più anziana. «Il numero delle persone anziane aumenta costantemente – sottolinea Scaltriti – ma mai come oggi si cerca di allontanare questa fase della vita, negandola anche con interventi estetici». La speranza di chi è anziano è da sempre quella di poter rimanere a casa propria il più possibile. «Nel corso degli anni la nostra società è cambiata radicalmente, ma questa esigenza è rimasta più che mai viva – spiega il responsabile della Comunità di Sant'Egidio –Vent'anni fa le famiglie non erano disgregate come accade oggi, non dovevano fare i conti con la crisi economica e gli stranieri erano un numero estremamente ridotto. Oggi invece, per far restare gli anziani a casa propria, si fa ricorso alle badanti».

In ogni caso, qualunque sia la soluzione che si adotta, «bisogna fare in modo che l'anziano non diventi soltanto un corpo da curare – prosegue - ma che venga trattato come una persona che ha una propria mente e che prova dei sentimenti. Gli episodi che sono accaduti recentemente a Parma e provincia lasciano l'amaro in bocca. Sono cose che fanno male al cuore e che, attraverso controlli ferrei, bisogna fare in modo che non si ripetano». «Non siamo contrari alle strutture che accolgono gli anziani – precisa Scaltriti – purché queste siano in regola con la legge e non creino dei ghetti trasformando gli ospiti in numeri». In una società come quella attuale gli anziani sono sempre più considerati un peso anziché una risorsa. «Papa Francesco parla della cultura dello scarto – continua Scaltriti - Si tratta di una tentazione che colpisce tutti, famiglie comprese. E' innegabile infatti che gli anziani siano faticosi da gestire e che l'individualismo amplifichi la tendenza ad abbandonare chi fatica ad essere autonomo. La globalizzazione da un lato ci ha fatto progredire, ma dall'altro ha reso i legami più lontani e i rapporti tra le persone più complessi». Purtroppo anche a Parma esistono storie di abbandono «che vanno però affiancate a tanti esempi positivi di famiglie che ospitano a casa propria gli anziani, seppur con tanto impegno e fatica».

I servizi per gli anziani vanno ripensati. «Ci sono alcuni servizi come il centro diurno e l'assistenza domiciliare che si stanno già ripensando – osserva Scaltriti - perché sono nati tanti anni fa e oggi non riescono più a rispondere a tutti i bisogni». Anche le case di riposo si stanno rinnovando. «Ci vuole più complementarietà con la città – conclude Scaltriti – Tutti i parmigiani devono porsi il problema degli anziani: le famiglie, il mondo del volontariato, la politica. Tutti devono capire che in futuro la società sarà sempre più anziana e chi ha lavorato tutta la vita si merita di vivere l'anzianità degnamente, senza diventare uno scarto o un peso».

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