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Addio al senatore Mora, storico esponente Dc

19 febbraio 2016, 06:02

Addio al senatore Mora, storico esponente Dc

Luca Molinari

E' morto Giampaolo Mora, per decenni esponente di primo piano della Democrazia Cristiana e protagonista della vita politica cittadina. Aveva 87 anni, era avvocato e amava l'arte e la musica. Mora ha ricoperto il ruolo di parlamentare per cinque legislature, dal 1976 al 1994. Presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano per oltre vent'anni, Mora era profondamente legato agli scout e ad altre realtà del mondo cattolico, a partire dall'Azione Cattolica, che hanno giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione di uomo e di politico. La carriera politica di Mora inizia come consigliere comunale e consigliere provinciale per poi proseguire come segretario provinciale della Dc, a cui aderisce fin dal Dopoguerra. Nel ‘76 quando Pietro Micheli decide di ritirarsi dalla vita politica lo designa come suo successore. Da quel momento inizia la sua esperienza in parlamento, che durerà quasi vent'anni. Un'esperienza in gran parte condivisa con Andrea Borri, altra importante figura della Dc di casa nostra (anche se i due rappresentavano correnti diverse nel partito dello scudo crociato). Deputato per tre mandati, Mora viene poi eletto senatore. Nel corso degli anni ricopre ruoli di primo piano in varie commissioni, tra questi, quello di presidente della Commissione agricoltura del senato, e segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2. La carriera politica di Mora va di pari passo con quella professionale. Negli anni ‘50 apre lo studio legale – ora presente anche a Milano – attualmente guidato dal figlio Andrea, legale e professore di diritto privato alla Bocconi di Milano e all'Università di Modena, in cui lavorano anche la figlia Margherita e un'altra quindicina di avvocati. «Era un padre molto affettuoso – ricorda Andrea Mora – in apparenza poteva sembrare burbero, ma in realtà non lo era. Coltissimo, parlava fluentemente inglese e francese, ed era un grande appassionato di arte e di musica». Molto legato alla propria famiglia, Mora amava trascorrere il proprio tempo libero assieme alla moglie Fosca, ai figli Andrea, Margherita e Pietro e ai suoi quattro adorati nipoti. Giampaolo Mora è stato anche consigliere di amministrazione della Barilla, vicepresidente della Cassa di Risparmio di La Spezia, membro del Cda del nostro Ateneo, e presidente dell'associazione “Musei del cibo” della Provincia. Il rosario in suffragio di Giampaolo Mora verrà recitato questa sera alle 20 nella chiesa di Fognano. I funerali verranno invece celebrati domani mattina alle 11 in Cattedrale.

IL RICORDO DEI POLITICI

Numerosi i messaggi di cordoglio da parte del mondo politico per la scomparsa di Giampaolo Mora. Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc e già presidente della Camera, ricorda con grande affetto Mora. «E' stata una personalità importante della Democrazia Cristiana – dichiara - un uomo di grande valore e di grande intelletto. Lo ricordo come presidente della Commissione agricoltura e presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Fa parte di quella schiera di personalità che hanno onorato la politica nella nostra regione e di cui varrebbe la pena compiere un lavoro di approfondimento e di analisi. Assieme a Mora non posso non ricordare Andrea Borri. Ne ricordo le contrapposizioni ai congressi, ma soprattutto il grande rispetto reciproco». «Giampaolo Mora – afferma il senatore del Partito Democratico, Giorgio Pagliari - per me è l'amico fraterno di mio padre, che mi ha gratificato della sua amicizia, venata di attenzione “paterna”. Quell'attenzione che lo ha spinto, all'esito delle primarie per il Parlamento, a telefonarmi non tanto per farmi i complimenti, quanto per consigliarmi di andare al Senato come contesto in cui avrei potuto farmi valere più in fretta». «Giampaolo Mora – prosegue Pagliari - è l'uomo che, quanto andai a complimentarmi per i successi accademici del figlio Andrea, compiaciutissimo mi disse: “Giorgio, io e tuo Padre ci siamo detti che Andrea e tu una soddisfazione più grande non avreste potuto darcela, di quella di esservi conquistati un posto all'Università. La politica sai…”. Per questa ragione, il politico raffinato, che ha avuto un peso reale a Parma e (più ancora, al di là dei ruoli) a Roma, lascio che siano altri a ricordarlo. Io rendo omaggio alla Persona, esprimendo alla moglie e alla famiglia tutta la mia solidarietà». L'ex senatore Udc Mauro Libè sottolinea come «quanto compiuto da Mora per il Paese e per la città, oltre alla sua passione per la politica, devono essere di esempio per i tanti politici dell'attuale periodo, che pensano solo a litigare, anziché al bene del Paese. Mora per me è stato un esempio da imitare. Ricordo anche il suo grande lavoro come presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano». Fabio Fabbri, già senatore del Psi e ministro della Difesa, non nasconde il proprio dolore per la scomparsa di Mora. «Sono profondamente addolorato – afferma - Con Giampaolo Mora ho avuto una pluriennale relazione politica e personale, sempre caratterizzata dalla reciproca stima e sincera amicizia. Ci eravamo sentiti a lungo per telefono il giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta di un suo ricordo di Sergio Passera. Di lui aveva scritto che Parma è stata avara nei suoi confronti. Disse che Passera ha rappresentato la parte politicamente più viva e importante per il paese: quella che si ispirava al magistero politico e morale di Alcide De Gasperi. Altrettanto si può dire di lui. Ha dato il meglio di sé come legislatore, profondendo nell'attività parlamentare le sue doti di fine giurista». «Ci eravamo proposti di vederci presto – prosegue - Mi mancherà, mi mancheranno i suoi consigli, mi mancherà il conforto delle sue opinioni sulla politica e anche sulla vita». «L'onorevole Giampaolo Mora è stato un uomo molto importante per Parma e il settore agricolo della nostra provincia - afferma il presidente di Confagricoltura Parma, Monica Venturini. E aggiunge: «Da presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano prima e dei musei del cibo poi ha saputo dare tanto con sobrietà, equilibrio e tenacia all'immagine e al prestigio delle nostre eccellenze gastronomiche nel mondo. Il nostro settore primario perde un'importante figura di riferimento». Il segretario provinciale del Partito democratico, Gianpaolo Serpagli, ricorda quindi Mora come «una persona per bene da sempre impegnata sia in politica che nel mondo del sociale per fare il bene di Parma». Albertina Soliani, ex senatrice del Partito Democratico, ricorda infine Mora per come «rappresentava la realtà di Parma e la sua vita economica, con una visione profondamente democratica». L.M.

ALLA GUIDA DEL CONSORZIO DEL PARMIGIANO PER 24 ANNI

«Ricordiamo commossi quanto impegno ha profuso il senatore Mora per il Consorzio del parmigiano reggiano – ha dichiarato il presidente Giuseppe Alai – essendo stato consigliere fin dal 1965, poi presidente dal 1968 al 1992, e dopo presidente onorario. Ricordo la sua vivacità e la sua grande capacità. Una persona di acuta intelligenza, con grande capacità di interpretazione dei bisogni delle persone». «Non possiamo dimenticare – continua Alai – che Mora partecipò come delegato e rappresentante del mondo del Parmigiano Reggiano alla convenzione di Stresa del 1951, in cui avvenne il riconoscimento tra diversi stati europei, da poco usciti dal secondo conflitto mondiale, delle denominazione dei formaggi. Furono le intese che portarono pochi anni dopo, nel 1954, alla promulgazione della legge sulla tutela delle denominazioni dei formaggi di origine controllata».

Andrea Bonati, presidente della Sezione di Parma, aggiunge: «Il senatore Giampaolo Mora è stato un punto di riferimento per tutti gli agricoltori del territorio».

DECANO DEGLI SCOUT

Giampaolo Mora era il decano degli scout parmensi. L'ex senatore della Dc aveva pronunciato la promessa scout il 16 agosto 1941, più di settantaquattro anni fa. Mora era inoltre una delle due ultime “Aquile Randagie”, il gruppo di scout nato a Milano – di cui faceva parte anche l'indimenticato sacerdote parmigiano don Ennio Bonati - che per quasi diciotto anni (dal ‘28 al ‘45, periodo della “Giungla Silente“, da quando il regime fascista sciolse le associazioni scout dichiarandole fuorilegge) ha proseguito in clandestinità le attività, tra le campagne lombarde e la Val Codera. Mora è stato anche uno dei capi che ha ricostruito gli scout a Parma dopo il conflitto bellico. «Sono rimasto affascinato da subito da questa realtà – aveva dichiarato in una recente intervista rilasciata alla Gazzetta – soprattutto perché lo scoutismo ti insegna a servire. Sono convinto che al fianco dei ragazzi debba esserci sempre un sacerdote perché non deve mancare la spiritualità, altrimenti è soltanto un esercizio pedagogico e fisico». «Ai giovani – conclude – voglio dire che nello scoutismo c'è tutto: il servizio, l'amore per la natura, il valore delle buone azioni. E' un'esperienza che vale la pena di vivere». L'ultimo evento pubblico a cui Mora ha partecipato da scout, con il suo inseparabile foulard verde, è stata la cerimonia di intitolazione del viale principale della tenuta di San Rossore, alle Aquile Randagie (avvenuta nel settembre del 2015). «E' stata una cerimonia emozionante – aveva dichiarato - durante la quale è stato reso onore alle Aquile Randagie che hanno perso la vita nella loro battaglia per la libertà».

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