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SOLIGNANO

Quei 4 fratelli reduci di guerra

27 febbraio 2016, 06:00

Valentino Straser

Solignano

Chi ricorda «Salvate il soldato Ryan?». E' il capolavoro di Steven Spielberg che con questo film vinse il suo secondo premio Oscar per la miglior regia. È la storia della famiglia Ryan dell'Iowa con quattro fratelli al fronte, tre morti nelle incursioni belliche e uno, James Francis Ryan, paracadutato in Normandia, oltre le linee nemiche, pronto per essere salvato dall'armata anglo-americana e restituito vivo alla madre.

E una storia simile, ma con un finale molto più lieto è quella che ha visto protagonisti quattro fratelli di Solignano, Giuseppe, Gino, Guido e Giulio Calzetti tornati a casa sani e salvi dopo avere partecipato alla Seconda Guerra mondiale e di cui l'ultimo è morto nei giorni scorsi di morte naturale. Tutti e quattro hanno sentito le raffiche di mitraglia, il rombo degli aerei sulle loro teste ed il sibilo mortale delle pallottole. Una vicenda, quella dei fratelli Calzetti, che probabilmente non ha eguali in Italia e forse in tutto il mondo. Giuseppe, classe 1912 e primo dei quattro fratelli, fu inviato con il grado di tenente medico in Africa orientale nel 1939. Durante un'incursione, mentre curava un militare ferito, una bomba di mortaio, esplosa a meno di un metro uccise l'infermiera e ferì gravemente un'assistente: Giuseppe se la cavò con un paio di buchi nei pantaloni alla cavallerizza e un foro nella bustina. Pluridecorato, rientrò in Italia nel 1943, nell'ambito di uno scambio con medici inglesi prigionieri, e al termine del conflitto è diventato uno stimato pediatra. Il secondogenito, Gino, classe 1914, fu inviato a Rodi e fatto prigioniero l'8 settembre 1943. Fu deportato in Germania in un campo di concentramento e pochi mesi prima della fine della guerra fu affidato a una famiglia di agricoltori che, correndo grandi rischi lo tenne nascosto per dieci giorni in una botte, in attesa dell'arrivo degli alleati. Gino tornò in Italia in motocicletta e a Solignano riprese l'attività imprenditoriale di famiglia. Guido, classe 1915, fu destinato a Tripoli nel 1938. Dopo un anno incontrò fortuitamente il fratello medico che stava raggiungendo la tradotta di Gondar. Rimase tre anni in Africa settentrionale sotto gli attacchi aerei e da terra delle truppe inglesi. Fu fatto prigioniero nel 1942 a El Alamein ed ebbe salva la vita perché due carristi inglesi si fermarono in tempo per evitare di travolgerlo. Catturato, Guido fu fatto prigioniero e trasferito in Kenya. Tornò a casa dopo sette lunghi anni di lotte, stenti e sofferenze. Giulio, classe 1917, fu mandato a combattere in Tunisia contro gli americani, sbarcati in Marocco e in Algeria nel 1942. Comandante di un reparto di moto mitraglieri, fece tutta la campagna in Tunisia. Una pallottola gli bruciò il polso senza procurargli danni. Decorato dai tedeschi con la Croce di Guerra nel 1943, fu inviato in campo di concentramento negli Stati Uniti. Al suo rientro, dopo la laurea in Giurisprudenza, diresse una importante azienda di Parma. Al ritorno dalla guerra – ricorda Paolino Bergonzi, un amico – i genitori Isminda e Giovanni, attendevano i figli in una saletta riservata, dove esprimevano la gioia con pudore, sapendo che altre famiglie non erano state così fortunate. Nelle settimane scorse è scomparso Giulio Calzetti, l'ultimo dei quattro fratelli, protagonisti dell'incredibile vicenda bellica e umana. I cittadini, conoscenti e amici, anche in questa triste circostanza, hanno espresso il loro affetto, stima e gratitudine nei confronti di una famiglia che ha rappresentato, non a torto, un pilastro della comunità solignanese.

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