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Licenziamento

Ospedale, «cacciata» assenteista

28 febbraio 2016, 06:03

Ospedale, «cacciata» assenteista

Davide Barilli

Si assentava dal posto di lavoro per sottoporsi a trattamenti fisiatrici. Dipendente dell'Ospedale Maggiore si fa curare in orario di servizio: «cacciata» ausiliaria.

Non molto tempo fa Matteo Renzi aveva annunciato una stretta sugli statali fannulloni, dichiarando che sarebbero stati licenziati nel giro di 48 ore. L’Ausl di Parma sembra averlo preso alla lettera.

Il servizio sanitario parmigiano ha infatti «cacciato» in tronco una sua dipendente, colta in flagrante mentre si assentava dal lavoro senza timbrare il cartellino di uscita. La donna, un'ausiliaria ultracinquantenne, è stata licenziata senza preavviso con una decisione presa dall'organo competente sui procedimenti disciplinari dopo che la commissione ha accertato il comportamento proibito reiterato dell'ausiliaria.

Assenteista

Ma andiamo con ordine. Tutto comincia alcuni mesi fa. Esattamente lo scorso autunno. Siamo a settembre-ottobre quando la donna - operatrice tecnico assistenziale in un reparto dell'ospedale Maggiore - stando a quanto emersa dall'indagine dell'ufficio procedimenti disciplinari dell'azienda ospedaliera universitaria, inizia a fare la furba. Durante l'orario di lavoro, infatti, sarebbe uscita dalla struttura per andare a sottoporsi a sedute di fisioterapia. Massaggi terapeutici, non estetici. Niente di male. Se non fosse che la normativa non consente di lasciare il proprio lavoro senza permesso o autorizzazioni. E, a quanto pare, l'ausiliaria non le aveva.

Le uscite non autorizzate, tra settembre e ottobre, sarebbero state una ventina.

La scoperta era avvenuta grazie alla verifica del cartellino di servizio che aveva consentito di accertare come la dipendente abbandonasse il posto di lavoro per andare a farsi curare.

Vista la gravità del comportamento l'ufficio dei procedimenti disciplinari ha deciso di infliggere la sanzione più grave, quella del licenziamento.

Sospesa la caposala

Ora per l'ausiliaria si apre la possibilità di impugnare il licenziamento davanti al giudice del lavoro, sede in cui cercare di far valere le proprie ragioni.

Ma oltre all'ausiliaria, anche la caposala - ritenuta per certi aspetti complice della dipendente assenteista - è andata nelle grane. Per lei, infatti, è stata decisa la misura della sospensione dal lavoro per cinque mesi. La sua colpa? Non aver sanzionato o quanto meno informato chi di dovere del comportamento reiterato tenuto dall'ausiliaria. Non è escluso che, con la segnalazione alla procura della Repubblica, la vicenda possa avere anche conseguenze penali.

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