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Arte

Il nipote di Sironi al Mercanteinifiera

06 marzo 2016, 06:00

Vittorio Rotolo

«Mario Sironi l'ho conosciuto solo attraverso i racconti di mia nonna e di mia madre. Ma ho conosciuto e studiato a fondo le sue opere che, ai miei occhi, hanno avuto una vita propria». Inizia così il racconto di Andrea Sironi Straußwald, nipote di uno degli indiscussi protagonisti della pittura italiana del Novecento. Storico dell'arte, da tempo residente a Monaco di Baviera, Sironi Straußwald ha fatto tappa alle Fiere di Parma per visitare la mostra, curata da Estemio e Alan Serri della Galleria d'Arte Cinquantasei, che a Mercanteinfiera raccoglie una novantina di opere del celebre artista. Dipinti, ma naturalmente anche illustrazioni.

«Mia madre Aglae, primogenita del maestro e della moglie Matilde, alla fine degli anni ‘50 decise di mettermi al mondo senza avere un marito – racconta Sironi –: mio nonno, uomo di stampo ottocentesco, assai tradizionalista, si arrabbiò moltissimo. E non volle più vederla. Morì nel 1961, quando io non avevo ancora compiuto due anni. Devo dire, però, che questa distanza personale mi è stata utile per poter giudicare con obiettività le sue opere, senza lasciarmi condizionare dall'aspetto per così dire romantico e senza scivolare in quella che definisco come la “parentela agiografica”, che si verifica allorquando si ritiene che il proprio congiunto sia stato perfetto. D'altronde – rileva ancora il nipote di Sironi – per conoscere un artista, il grado di parentela è del tutto irrilevante: occorre piuttosto servirsi dei metodi rigorosi della storia dell'arte».

Immensa la produzione artistica di Mario Sironi, che fu anche architetto, scenografo e scultore. «Pur nelle diverse fasi che caratterizzarono il suo percorso, nelle sue opere c'è sempre un marchio distintivo, che lo rende riconoscibile», spiega Sironi Straußwald, la cui collezione privata comprende la maggior parte delle opere in mostra all'interno della sezione «Art Parma Fair» di Mercanteinfiera. «Quella che porto maggiormente nel cuore? Impossibile dirne una. Certamente nutro grande affetto per i paesaggi urbani e le periferie, tema che Sironi sviluppò tra il 1915 ed il 1919, diventando preponderante quando da Roma si trasferì a Milano. Ma nelle sue periferie urbane, non ce n'è mai una riconducibile a un luogo specifico. I paesaggi urbani di Sironi ci hanno abituato a osservare le periferie industriali, ma allo stesso modo anche offerto strumenti per comprenderle – osserva il nipote –: è un po' il grande insegnamento racchiuso nell'arte stessa, che dota l'osservatore di occhi per vedere e di un cervello per capire».

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