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QUIRINALE

Dalla Steccata a Roma le grandi tele di Parmigianino

09 marzo 2016, 06:00

Dalla Steccata a Roma le grandi tele di Parmigianino

Stefania Provinciali

Sono partite ieri mattina per Roma, prelevate da una ditta specializzata, le due grandi tele del Parmigianino che troneggiano all’ingresso della chiesa della Steccata. E sono arrivate a destinazione entro la serata alle Scuderie del Quirinale per essere collocate nel percorso espositivo della mostra dedicata a «Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento» a cura di David Ekserdjian, che apre al pubblico sabato prossimo.

LE DUE TAVOLE DELLA STECCATA

Due opere imponenti di 5,47 metri per 2,91, che «abitano» sopra gli ingressi alle cappelle nord-ovest e sud-ovest della chiesa, l’una di fronte all’altra, e che hanno reso necessaria, per lo spostamento, la realizzazione di due ponteggi in contemporanea. Un’operazione non facile, iniziata alle quattro di mattina per poter completare i lavori entro la serata di lunedì.

Le opere sono state imbragate e quindi fatte scendere a terra dove sono state imballate, impegnando complessivamente una quindicina di addetti ai lavori. Quindi i due dipinti hanno trascorso la notte tra lunedì e ieri dentro la chiesa con allarme inserito e il controllo costante di una guardia giurata.

IERI LO «SBARCO» A ROMA

Infine la partenza, su di un container, per Roma, dove sono state accolte in serata alle Scuderie del Quirinale dove resteranno esposte fino al 26 giugno, data di chiusura della mostra, all’interno di una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo.

LA RASSEGNA ROMANA

La rassegna mette a confronto i percorsi di due astri assoluti del Rinascimento italiano, Antonio Allegri detto Il Correggio (1489-1534) e Francesco Mazzola detto Il Parmigianino (1503-1540). Grazie al formidabile talento di questi due artisti, la città di Parma divenne all’inizio del XVI secolo un centro artistico in grado di competere a pieno titolo con le grandi capitali dell’arte italiana come Roma, Firenze e Venezia.

Realizzate quali ante interne d’organo probabilmente intorno al 1523, quando il pittore lavorava in San Giovanni vicino al Correggio, le due grandi tele della Steccata si compongono di una parte centrale del Parmigianino. Rappresentano l’una Santa Cecilia che suona la viola da gamba e l’altra Davide che suona la viella.

Solo quando nella chiesa fu costruito un nuovo organo ben più monumentale, dal grande organaro bresciano Benedetto Antegnati nel 1572, si rese, infatti, necessario adattare le portelle.

Nel 1580, fu commissionato al pittore fiammingo Giovanni Sons l’ampliamento con l’aggiunta di nuovi listelli di tela decorati con colonne tortili e putti che giocano con ortaggi e frutta. Al Sons anche il compito di ritoccare le figure del Mazzola poiché risultavano «guaste in molti luoghi» come emerge dai documenti della Steccata.

L'AFFRESCO NELL'ARCO TRIONFALE

Nella chiesa magistrale dominano nell’arcone gli affreschi del Mazzola raffiguranti le Vergini Sagge e le Vergini Stolte, l’insigne e travagliata opera che il pittore lasciò alla Congregazione, senza mai terminare il suo incarico, prima della fuga e della morte a Casalmaggiore.

Partita da Bardi con lo stesso trasporto per Roma, anche la grande Pala, prima opera realizzata dall’artista all’età di diciotto anni, conservata nella locale chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Ripulita e risistemata la scorsa settimana per una miglior visione in mostra, ha accompagnato le due portelle d’organo, nel viaggio verso la grande rassegna che celebra il Cinquecento parmense.

IN PRESTITO ANCHE LA «SCHIAVA TURCA»

Sono a Roma, già collocate all’interno della mostra, alcune opere provenienti dalla Galleria Nazionale di Parma, partite la scorsa settimana alla volta della capitale, accompagnate da personale del museo. Tra queste c'è il «Martirio dei quattro santi» di Correggio, uno dei dipinti selezionati per testimoniare la straordinaria carica emotiva e la gamma di sentimenti espressi dal Correggio quale pittore di immagini religiose. C’è poi la celeberrima «Schiava turca» del Parmigianino, fra i dipinti che pongono l’accento sugli spettacolari risultati ottenuti dall’artista nel genere del ritratto.

Infine sempre dalla Galleria Nazionale, «Parma abbraccia Alessandro Farnese», olio su tela del 1556, firmato Girolamo Mazzola Bedoli. «E’ Giorgio Vasari, che aveva visitato Parma nel 1566, a ricordare nelle sue celebri “Vite” che Girolamo Bedoli ritrasse - recita la scheda di presentazione dell'opera dal sito della Galleria nazionale -, per madama Margherita d’Austria duchessa di Parma, il principe don Alessandro, suo figliolo, tutto armato con la spada sopra un mappamondo, et una Parma ginocchioni et armata dinanzi a lui».

Oltre a Correggio e Parmigianino, i protagonisti dell’evento espositivo, la mostra include anche dipinti e disegni di altri quattro artisti meno celebri ma non meno talentuosi della cosiddetta Scuola di Parma: Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani, Girolamo Mazzola Bedoli e Giorgio Gandini del Grano, a dimostrazione del fatto che uno degli effetti più notevoli della presenza a Parma di Correggio e Parmigianino fu proprio l’emergere di una cerchia di allievi e discepoli. s. pr.

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