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Recensione

Correggio e Parmigianino, geni a confronto

16 marzo 2016, 06:00

Pier Paolo Mendogni

Per la prima volta nella storia Correggio, il pittore degli affetti, e Parmigianino, sofisticato intellettuale, duettano a distanza ravvicinata attraverso i loro immortali capolavori. E per questo avvincente «confronto stellare» hanno scelto Roma, dove erano stati cinque secoli fa, negli anni giovanili, per guardare i sommi maestri Raffaello e Michelangelo, e creare poi loro stessi opere di una affascinante bellezza, seppur con linguaggi diversi: emozionante sintesi di palpitante spiritualità e calda sensualità quello di Correggio, sofisticata sintesi di suprema raffinatezza e nobile eleganza quello di Parmigianino. Li accompagnano Girolamo Mazzola Bedoli (1508? – 1569), imparentato col Parmigianino, Francesco Rondani (1490 – 1550), Michelangelo Anselmi (1491 – 1554) e Giorgio Gandini del Grano (1489? – 1538) che hanno lavorato al loro fianco dando vita alla «Scuola di Parma», come l'ha definita Luigi Lanzi, interpretando e diffondendo gli specifici insegnamenti dei due eccelsiartisti, la cui eco, attraverso sottili tramandi, affiorerà in secoli successivi e in territori lontani. Questo eccezionale momento dell'arte fiorita a Parma, che non sempre tutta la critica ha saputo cogliere in quanto espresso in una piccola città, viene ora giustamente riconosciuto e celebrato nella sua complessa portata nel prestigioso scenario delle Scuderie dei Quirinale (fino al 26 giugno) dove è stata allestita l'imperdibile rassegna «Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento» con l'abile «regia» di David Ekserdjian, autore di fondamentali studi sui due artisti, che ha costruito un serrato, esaltante dialogo su temi specifici (periodo giovanile, soggetti religiosi, mitologia, ritratti, disegni) nei quali la pittura di Antonio Allegri (1489? – 1534) e quella di Francesco Mazzola (1503 – 1540) appaiono molto distanti ma gli esiti sono ugualmente sublimi. Ekserdijan ha pure curato l'interessante catalogo pubblicato dalla Silvana Editoriale con approfonditi e innovativi saggi di Mary Vaccaro, Elisabetta Faddae Maddalena Spagnolo.Sono un centinaio le opere esposte tra oli e disegni di cui una settantina del Correggio e del Parmigianino, le quali si intrecciano in un emozionante percorso illuminato dai celebri capolavori che hanno lasciato un segno nella storia dell'arte e nell'immaginario collettivo. Ad accogliere i visitatori sono le due enormi tele del Parmigianino con Re David e Santa Cecilia provenienti dalla Steccata e due piccoli «Matrimoni mistici», uno del Correggio e l'altro (incompiuto) del Parmigianino che ci indicano la chiave di lettura della mostra che ha una premessa nei periodi giovanili. L'Allegri si presenta col solenne «David davanti all'Arca dell'Alleanza» eseguito nel 1514/5 in cui emerge l'attenzione verso Mantegna ma con una maggiore morbidezza e il distacco si accentua nel «Commiato di Cristo dalla madre» con la innovativa presenza di un tenero paesaggio che ritroviamo nel significativo «Ritratto di dama» dell'Ermitage, firmato e ricco di simboli. Influenze leonardesche si notano nella «Sacra Famiglia con San Giovannino» e giustificano le parole del Vasari secondo cui il Correggio era il stato «il primo in Lombardia a dipingere alla maniera moderna». Il giovane Parmigianino si presenta con la precoce «Pala di Bardi» e con lo straordinario aristocratico «Ritratto di Lorenzo Cybo» che per il Vasari è fatto «di carne e vivo».Ed eccoci ai capolavori degli anni della maturità. Il «Noli me tangere» del Correggio è un canto melodioso di languida tenerezza col Cristo dal corpo perlaceo ricoperto di una veste blu notte che parla con la bionda Maddalena dall'ampio abito giallo dorato, inginocchiata e protesa verso di lui in un paesaggio soffice di verdi. Il «Martirio dei quattro santi» (1522-25) con la violenza gestuale dell'azione e gli atteggiamenti supplici dei martiri sembra anticipare emotivamente soluzioni barocche (i languori bernineschi), come avviene dinamicamente nella cupola del Duomo di Parma. Parmigianino, invece, fuggito da Roma nel 1527 e fermatosi a Bologna, nel «San Rocco» e nella «Conversione di Saulo» si esprime con spettacolari effetti manieristici con lo scultoreo bianco destriero impennato e i minuziosi particolari descritti con fiamminga esattezza.I soggetti mitologici non sono stati molto rappresentati dai due maestri che in età giovanile li hanno affrontati nelle incantevoli camere della Badessa di San Paolo (1519) e dei Sanvitale a Fontanellato (1523). L'«Educazione d'amore», eseguita dal Correggio per il conte Maffei, rappresenta Venere e Mercurio che istruiscono Cupido: i protagonisti sono nudi e i loro corpi vibrano nella morbidezza della carne in una scena densa di dolcezza e lirismo. Anche la «Danae», che appartiene agli «Amori di Giove», appare felicemente appagata dalla fecondante pioggia d'oro di Giove che scende su di lei. Parmigianino invece in «Saturno e Filira» sembra più attento alla bellezza sublimata nella purezza delle forme sensibilmente allungate che alla prurigine della seduzione. La seconda parte si apre con la cosiddetta «Schiava turca» affascinante di bellezza e mistero. La giovane dama (logo della mostra) porta un complicatissimo copricapo chiamato «balzo», realizzato in vimini e seta, scambiato nel ‘700 per esotico. Parmigianino l'ha dipinta con occhi grandi e sorriso furbetto e incanta per la finissima qualità pittorica e sapienza psicologica. Vicino a lei un ritratto di interesse storico, quello della Famiglia Bergonzi, realizzato da Girolamo Mazzola Bedoli che apre il gruppo degli artisti cresciuti vicino ai maestri: Rondani e Gandini del Grano al Correggio, Bedoli al Parmigianino, Anselmi ad entrambi. Numerosi i disegni esposti. Per il Correggio il disegno era funzionale al dipinto. Francesco, invece, disegnatore nato, abilissimo, lo usava anche per delineare soggetti (paesaggi, scene quotidiane, erotismo) che non sarebbero mai diventati dipinti. Tra i tanti significativi fogli esposti ve ne sono diversi preparatori agli affreschi in Duomo, San Giovanni e Steccata. Finale straordinario (come tuttala rassegna) dedicato ai ritratti. Correggio ne ha eseguiti pochi, così come Rondani, Gandini e Anselmi. Il Parmigianino, e anche Bedoli, ne ha realizzati diversi di notevole impatto e qui saluta i visitatori con l'Antea, altra misteriosa giovane vestita con splendida eleganza, che ci osserva con occhi profondi e pungenti.

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