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Gli studenti

«Io sto con il Giordani»

17 marzo 2016, 06:00

Ilaria Moretti

Hanno fatto la loro scelta di campo. Perché la frase che rimane in testa, dopo una mattinata passata con gli studenti della scuola di via Lazio, nasce proprio da loro: «Io sto con il Giordani».

Dopo la lite tra due ragazzi di prima che ha portato al ferimento, seppur involontario, di una prof, l'istituto ha aperto le porte alla Gazzetta per mostrare la vita normale della scuola: lezioni nel segno del dialogo, progetti nati per creare una rete tra gli studenti. Pura quotidianità, dunque, anche se il tema di questi giorni – e non poteva che essere così – è proprio il brutto episodio accaduto. Che i ragazzi condannano, come ogni forma di violenza. Ma che non vogliono infanghi il nome della scuola. A fine mattina le operatrici di Ceis Fondazione, Cristina Adravanti ed Elena Copelli, si riuniscono con Esmeralda, Matilde, Greta e Alessandro, gli studenti di quarta con cui portano avanti un progetto di formazione per i rappresentanti di classe delle prime, avviato con la scuola già dal ‘99. E' con questi ragazzi più piccoli che si erano incontrati tutti poco prima (presenti anche i rappresentanti delle seconde) per affrontare il tema caldo del momento. E proprio da questi studenti più giovani, chiamati a esprimersi sulla vicenda, è uscito, tra le altre cose, quello che suona come un vero e proprio slogan: «Io sto con il Giordani».

Tra le proposte, quella di farlo diventare un hashtag e di allestire una pagina facebook dell'istituto. «Ci dispiace che quanto accaduto possa mettere in cattiva luce la scuola – dice Alessandro - fermo restando che siamo contro la violenza e che insieme a Greta (entrambi sono rappresentanti d'istituto, ndr) abbiamo già fatto il giro di tutte le prime per spiegare che episodi del genere non devono accadere». Non è una difesa d'ufficio: i ragazzi dicono di credere nella loro scuola, nella preside, nei prof «che ci danno input per diventare brave persone. Ecco, noi vorremmo che venissero evidenziate anche le tante cose positive che accadono qui». «Questo – ribadisce Greta – non è solo un luogo di studio ma anche un posto dove potersi confrontare con gli insegnanti».

E a proposito di confronto, nella stessa mattina in 5ª C va in scena una «lezione-dialogo» con il prof di lettere Mauro Carrera. Non è un'eccezione: al Giordani questo tipo di impostazione è frequente. Le problematiche affrontate cambiano di volta in volta, in base alle richieste dei ragazzi, e in questo caso l'argomento è sempre quello: il brutto episodio, la sua condanna, la difesa a spada tratta di un istituto su cui –dicono gli studenti – continuano a esserci pregiudizi. «Questa è una scuola come tutte le altre, né di serie A, né di serie B – sottolinea Fabiana -. Non si arriva in quinta perché il Giordani è facile, come si tende a pensare, ma perché ci si impegna». «Condanniamo quanto accaduto» aggiunge un compagno, che non nasconde un timore, ossia che la cattiva pubblicità «possa creare delle difficoltà a noi che il prossimo anno dovremo entrare nel mondo del lavoro. Qui c'è gente che esce preparata: facciamo tre stage, qualcuno va anche all'estero». Insomma, i ragazzi non ci stanno: non vogliono pagare in blocco per un'azione che riguarda due persone. «Noi valiamo come tutti gli altri», ribadisce Meriem, mentre Chaimaa pone l'accento sulle attività culturali dell'istituto e Alessia sottolinea l'importanza data al dialogo. «Da noi esistono forme di tutoraggio degli studenti più grandi nei confronti dei più piccoli – ricorda il prof Carrera -. Il rispetto tra i ragazzi è la priorità. Questa è una scuola inclusiva. Cerchiamo di portare ciascuno a raggiungere degli obiettivi: non è semplice, ma è una sfida a cui collaborano gli studenti, perché è il gruppo lo strumento educativo più importante».

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