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Censi: «Cocaina? Sono sereno»

17 marzo 2016, 06:02

Censi: «Cocaina? Sono sereno»

Roberto Longoni

Georgia Azzali

I paesi sono piccoli, la gente vede e parla, oltre a intasarsi il naso di polvere bianca, più spesso di quanto non si immagini. E intanto i carabinieri fanno il loro: ascoltano e osservano. Impossibile tenere segreti, specie se sono decine a essere chiamati in causa. Soprattutto se tra loro ci sono personaggi che più di altri attirano l'attenzione. Come chi siede sulla poltrona di primo cittadino: è il caso di Andrea Censi, che ai tempi dell'indagine era sindaco di Zibello. Il suo nome, come presunto assuntore di cocaina, compare più volte nell'ordinanza relativa alla vicenda.

Per un anno abbondante i militari della stazione di Polesine-Zibello comandata dal luogotenente Matteo Scanu insieme con i colleghi del Nucleo operativo della Compagnia di Fidenza diretta dal capitano Giuseppe Fiore hanno raccolto informazioni, si sono appostati, hanno pedinato sospetti e hanno filmato movimenti e registrato conversazioni. L'operazione, l'hanno chiamata Grande fiume. Perché si è concentrata sulla Bassa, ma anche per la piena di cocaina che scorreva quotidiana.

Nove sono le ordinanze di custodia cautelari per spaccio di stupefacenti scattate al termine di questa inchiesta. Ma in tutto in manette sono finiti in dodici: vanno contati anche altri tre personaggi - due italiani e un albanese - arrestati in flagranza durante le indagini. Arresti ai quali sono corrisposti anche i sequestri di 300 grammi di cocaina e 70 di hascisc, oltre a un piccolo quantitativo di sostanze da taglio e di materiale per il confezionamento di dosi da rivendere al dettaglio.

A essere accusati di far parte del gruppo impegnato a gestire il mercato dello sballo a Polesine-Zibello sono i componenti di una famiglia: Orion Hotaj detto Ori, 34 anni, suo fratello Ergis Hotaj, detto Ergus, Gus o Gisy, 30, Marsida Hotaj, 33enne, moglie di Orion, e Ylbere Hotaj, detta anche bela, 56 anni, madre dei due fratelli. Oltre a loro, ci sarebbe un altro residente a Polesine: il 24enne Dejvi Rexhepi. Busseto, era terra di spaccio per un altro gruppo. Qui, stando ai carabinieri, operavano i fratelli Altin Kashami, 42 anni, ed Elvis Kashami, 35, artigiani. Ma le indagini hanno portato anche a chilometri dalla Bassa. In manette sono finiti Urim Gjoka, detto Yuri, 34 anni, residente a Parma, e un altro albanese, Arben Necaj, 42enne residente a Senago (in provincia di Milano).

Questi ultimi due erano i presunti fornitori di chi poi si impegnava, nella propria abitazione, nel taglio della sostanza, del confezionamento delle dosi e dello spaccio al dettaglio. Ma ci sarebbe stato un ruolo anche per gli italiani. In manette sono finiti Gianluigi Silipo, crotonese di 25 anni residente a Polesine, e Walter Cecchinato, 35 anni, a sua volta residente a Polesine, oltre ad Alex Dall'Asta, processato mesi fa. Sempre stando all'inchiesta dei carabinieri, per cento euro al viaggio facevano da autisti agli altri agli stranieri ai quali era stata ritirata la patente. O verso Senago, dalle parti di Desio, San Daniele Po o Parma. Tra i due gruppi non sembra ci fossero legami particolari, se non quello del reciproco rispetto e della collaborazione. Della serie, se i «magazzini» di una gang erano vuoti, ci pensavano gli altri a rispondere alle esigenze dei consumatori.

Secondo l'indagine, i contatti erano preceduti da telefonate, in genere molto amichevoli. Si parlava di un «aperitivo». E magari l'incontro avveniva davvero in un esercizio pubblico, ma il brindisi era propedeutico all'acquisto della dose. E se la qualità della cocaina non era soddisfacente si commentava che il film non era stato per niente bello. Oppure, si parlava di formaggio. Più o meno buono, più o meno stagionato. Alla fine, dopo aver anche raccolto le testimonianze di una sessantina di assuntori di droga della Bassa (ma l'impressione è che, avendone il tempo, se ne sarebbero potuti ascoltare anche altri), è venuto il momento di chiudere l'indagine e di uscire allo scoperto.

Il Gip Paola Artusi ha firmato le nove ordinanze di custodia cautelare per spaccio, e i carabinieri hanno bussato alle porte dei destinatari dei provvedimenti. Una cinquantina i militari che hanno preso parte all'operazione: ieri all'alba uomini del Comando provinciale di Parma, della Compagnia di Fidenza e del Nucleo investigativo di Borgotaro. Anche unità cinofile hanno partecipato ai blitz. C'era da far scattare le manette in contemporanea nelle abitazioni di tutti gli indagati.

I Kashami sono stati catturati dai carabinieri di Mazara del Vallo: i due fratelli, piastrellisti, erano andati in Sicilia per un lavoro. Nell'irruzione nella casa di Gjioka sono stati trovati 10mila euro in una borsa, tutti in biglietti da 50. I carabinieri ritengono che siano frutto delle attività di spaccio. Sette dei nove destinatari di ordinanza di custodia cautelare sono stati portati in cella. Le due donne, entrambe incensurate, si trovano agli arresti domiciliari.

L'ex sindaco: «Abituato a essere attaccato»

Ad Altin Kashami proponeva un aperitivo o un caffè. Quello era il segnale, secondo i carabinieri. Al maggiore dei due fratelli albanesi da anni residenti a Busseto e arrestati all'alba di ieri a Mazara del Vallo, Andrea Censi chiedeva come fosse messo, se si trovasse in giro, se fosse in grado di dargli un aiuto. Oppure proponeva partite a carte, elencando sfidanti che non c'erano. Tutto per eludere eventuali orecchie indiscrete: l'allora sindaco di Zibello domandava questo intendendo altro, stando agli investigatori. Non sarebbe un semplice rapporto d'amicizia quello tra lui e lo straniero. A quest'ultimo il ruolo del presunto spacciatore, all'esponente del Pd quello del presunto cliente.

Sono diciannove, stando alle intercettazioni telefoniche raccolte dall'ordinanza relativa all'operazione «Grande fiume», gli episodi di spaccio di cocaina a favore Censi. E alcuni sarebbero avvenuti all'interno del municipio di Zibello. Diciannove in un periodo compreso tra il novembre del 2014 e il gennaio del 2015, anche se è poi documentato un rendez vous anche a inizio di aprile.

«Non ho avuto alcun coinvolgimento in questa vicenda» ripete con calma Censi. Una prima risposta che vuole sbarazzare subito il campo da eventuali sospetti: nel 2009, quando era sindaco di Polesine, era finito sotto processo per spaccio, per essere poi assolto nel 2013, dopo che il tribunale aveva ritenuto che in quell'episodio ci fosse stato un «consumo di gruppo» di cocaina. Quindi, nulla di punibile. Contattato dalla «Gazzetta» per un commento sulla comparsa del suo nome tra gli intercettati dell'operazione Grande fiume, l'ex primo cittadino non perde l'aplomb. Semmai si mostra un po' sorpreso, quando gli si dice che l'inchiesta è stata chiusa ormai un anno fa. Censi è candidato come sindaco del nuovo comune unito Polesine-Zibello, dopo essere stato sindaco anche sindaco di Polesine e di Zibello. Ci si avvicina al periodo di campagna elettorale: ovvio che si sia più sensibili anche sui tempi in cui emergono certe notizie.

«Non do peso a queste cose - taglia corto -. Sono abituato agli attacchi e non intendo scendere sul campo dello screditamento personale. I miei concittadini sanno come mi sono sempre dedicato al bene della comunità». L'ex sindaco sottolinea più volte la propria serenità nel rapporto con una vicenda sulla quale ripete di «non sapere niente».

Che conoscesse Kashami, Censi lo conferma senza un attimo di incertezza, sottolineando come l'albanese immigrato da una vita a Busseto sia conosciuto da tanti nella Bassa. A ragione di più trattandosi di un artigiano impegnato anche in lavori per strada. Dalle intercettazione risulterebbe che l'ex sindaco sarebbe stato un cliente privilegiato. Kashami avrebbe partecipato anche a iniziative legate alla vita politica di Censi. Inoltre, nel periodo in cui al primo cittadino era stata sospesa la patente, diverse volte sarebbe stato il 42enne albanese ad accompagnarlo in auto o a prelevarlo dove fosse necessario. Viaggi fini a se stessi o occasioni di compravendita di cocaina?

rob.lon.