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Comicità

Montanini, il «nemico pubblico»

04 aprile 2016, 07:00

Andrea Del Bue

Senza peli sulla lingua, pronto a destrutturare luoghi comuni e a prendere a calci i tabù, Giorgio Montanini, uno dei più apprezzati comici italiani, in procinto di tornare a maggio su Rai3 col suo «Nemico pubblico», arriva a Parma. La tappa, in programma stasera al Circolo Arci Zerbini (borgo Santa Caterina 1, ore 21, 15 euro con bicchiere di benvenuto; per prenotazioni: 340 5195413) è la terza della rassegna, organizzata da Perpetual Stain, «Hyperbola Review», interamente dedicata alla stand-up comedy. Sul palco, solo il satiro, un microfono e un lungo monologo, rigorosamente vietato ai minori. Montanini, 38 anni, di Fermo, presenta «Liberaci dal bene», dopo un lungo tour italiano che si chiude proprio nella nostra città, dove sarà preceduto dall'esibizione dell'attrice parmigiana Martina Catuzzi, nel cast di «Natural born comedians» su Comedy Central.

«Liberaci dal bene»: cosa devono aspettarsi i parmigiani?

«Con questo spettacolo cerco di parafrasare e ribaltare l'invocazione ecumenica “Liberaci dal male”. Ciò da cui dobbiamo salvarci è il bene, inteso come perbenismo: quel modo artefatto di sentirci migliori degli altri, gonfiando il proprio ego, magari postandolo su Facebook».

Perché Parma come chiusura del tour?

«Un po' per caso. Di solito l'atto finale è in un teatro: così doveva essere a Porto San Giorgio, al Comunale, dove ho fatto una doppia data. Giocavo in casa. Poi, però, mi hanno chiesto di venire a Parma e non ho esitato; lo Zerbini è un piccolo club, c'è il pubblico lì a un passo: la dimensione vera di un comico è proprio questa».

Sesso, politica, religione, morte: sono i temi preferiti dalla satira. Anche lei non è da meno.

«Gli argomenti non li decide il comico, ma la società. D'altra parte sono gli argomenti della satira da quasi duemila anni, perché sono considerati tabù. Io cerco di declinarli in forma attuale e originale».

Parma è amministrata dal Movimento 5 Stelle: darà spazio anche ai grillini nel suo show?

«Può essere. Su chi amministra la vostra città non mi esprimo: a livello locale conta la persona e io non conosco Federico Pizzarotti. Io però sono allergico ai populisti in generale; non so come siete messi a Parma da questo punto di vista. Per Beppe Grillo, invece, vale un discorso diverso».

Quale?

«Grillo era un comico e per un comico è molto facile salire su un piedistallo, creare consenso, fondare un partito e vincere le elezioni. Grillo lo sapeva e l'ha fatto. Ora però non può tenere un piede in due scarpe. E' tornato a fare spettacoli: paghi 40 euro per ascoltare un comizio. Come se dovessi pagare 40 euro per sentire Renzi. Grillo è il re dei populisti, alla stregua di Salvini: la differenza è che Salvini parla agli stupidi perché sa che di stupidi ce ne sono tanti, mentre Grillo usa il populismo con finalità più nobili. Entrambi, però, non aiuteranno mai il paese a progredire».

I politici non le piacciono. E i comici?

«Quelli attuali no. Spero nei cicli. D'altra parte l'Italia ha avuto i Totò, i Troisi, i Sordi, i Nuti, i Benigni e i Villaggio. Checco Zalone di villaggio ha solo quello turistico».

Eppure macina record di incassi con i suoi film.

«Che si goda il successo, perché finirà. Parlo anche di Panariello, Brignano e Siani. Certo, vanno a Sanremo, ma sono gli ultimi che potranno vivere di battute anni Sessanta infarcite di luoghi comuni. Siamo l'Iran della comicità, con tanto di burqa. Ma le cose cambieranno».

Ne è convinto?

«Sì. Negli Stati Uniti, la serata dell'Oscar, che vale molto di più di Sanremo, è stata presentata da Chris Rock: uno cattivissimo, che ha sempre fatto stand up comedy. In America, quelli che fanno ciò che faccio io sono delle star».

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