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VINITALY

I bianchi di Parma che incantano i visitatori

13 aprile 2016, 07:00

VERONA

DAL NOSTRO INVIATO

Sandro Piovani

Sono in poco meno di 4.000 gli espositori di Vinitaly. E i visitatori sono 150mila, uno più uno meno. Nonostante l'aumento del prezzo d'ingresso (a 80 e uro). La 50ª edizione è iniziata domenica e si chiude oggi. Verso le 18 anche le quattro cantine parmigiane presenti alle fiere di Verona inizieranno a chiudere gli stand. Ed inizieranno a tirare le somme. Un primo colpo d'occhio dice comunque che Parma ha sempre il suo appeal: stand sempre esauriti, con degustazioni di vini e di eccellenze di casa nostra. Le novità sono soprattutto sui vini bianchi. Sembra che dopo il rilancio del lambrusco le cantine di casa nostra siano pronte a sfidare il mercato italiano anche con il bianco.

Monte delle vigne. Il presidente Paolo Pizzarotti sorride davanti a «Sogni», l'ultima bottiglia nata nella cantina di Ozzano. Vino importante, molto apprezzato dai gourmet che affollano lo stand. Ma l'occasione è ghiotta per parlare di vino parmense, in generale. «l futuro del vino di casa nostra è quello di cercare di affermarsi fuori dai nostri confini – esordisce Pizzarotti -. Come peraltro avrebbe meritato da tempo. Il nostro mercato interno è saturo, bisogna uscire. Lo abbiamo fatto da qualche anno». Per Monte delle Vigne le scelte sono sempre di qualità, anche se non è semplice portarle avanti. «Alla lunga la qualità paga, in tutti i campi. Anche se non è facile portarla avanti». E Andrea Ferrari, winemaker di Monte delle Vigne, accompagna così «Sogni» al debutto: «La summa delle nostre uve bianche dalle quali abbiamo ottenuto un vino dalla grande freschezza e dalla grande mineralità. E non è consueto in queste terre».

Cantine Ceci. Sandro Ceci si coccola invece il suo «Nàni», dedicato al padre e allo zio, fondatori dell'azienda. «Abbiamo proposto una bollicina bianca, sfida delle sfide, perché si entra in un mercato molto difficile. Ci piace provocare e con il concetto di fashion-winery abbiamo trasmesso un modo diverso di intendere il vino». Ma al cuore non si comanda. «Con “Nàni” entriamo nel segmento dove ci sono Prosecco e Franciacorta». Bottiglia quadrata, dalle sembianze di un tulipano, vetro bianco: come un profumo di Chanel. «Ma “Nàni” è a base chardonnay, 12 mesi di barrique e poi 9 di autoclave. Dedicato a mio papà e a mio zio (Bruno e Giovanni) che ci chiamavano così, da bambini».

Vigna Cunial. Gianmaria Cunial propone i suoi vini all'interno del padiglione Vivit, assalito da appassionati di “bio” e profumi naturali. Da Traversetolo a Verona, «ogni giorno è dura». Con vini interessanti e novità: «Oltre ai soliti nostri vini, abbiamo portato i tre bianchi 2015, la Malvasia, il Sauvignon e lo Chardonnay».

Oinoe. Da Guardasone, nel padiglione Emilia Romagna, debutta Oinoe. Molti i vini in carta, tra cui un'ottima Malvasia, poi il Chardonnay, il Sauvignon, due tipi di lambrusco (tra cui un Maestri in purezza spumantizzato), poi Barbera rosato, Bonarda, Merlot e Cabernet Sauvignon. L'azienda è nata nel 2013 quando Alex Cerioli ha acquistato una cantina. Ed ora si sta affermando sul mercato.

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