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'NDRANGHETA

Aemilia, il Comune chiede 1 milione di risarcimento

21 aprile 2016, 07:02

Georgia Azzali

Più di un anno. Forse due. Il processo «Aemilia» contro la 'ndrangheta di casa nostra avrà tempi lunghi. Ma davanti al tribunale di Reggio alcune parti civili hanno già presentato i loro conti. Un milione, la richiesta di risarcimento presentata dal Comune di Parma, che aveva depositato l'atto di costituzione il 23 marzo scorso, all'apertura del dibattimento. «Una somma che potrebbe anche essere modificata alla fine dell'istruttoria, in sede di discussione finale - spiega Stefano Sarchi, avvocato difensore del Comune -, ma che al momento ci pare congrua per il danno subito dall'ente per ciò che è venuto alla luce durante l'inchiesta».

Il tribunale, presieduto da Francesco Maria Caruso, deciderà mercoledì prossimo sull'ammissione delle nuove parti civili, tra cui il Comune di Parma, così come su una serie di eccezioni preliminari sollevate dalle difese durante l'udienza di ieri. E sempre ieri si è fatta avanti anche la Provincia di Parma: come preannunciato nei giorni scorsi, anche l'ente di piazza della Pace ha chiesto di costituirsi parte civile. «Ce l'abbiamo fatta, seppure sul filo di lana, perché durante la prima udienza era emerso un problema di notifica, per cui era ancora possibile costituirsi - sottolinea Matilde Rogato, avvocato della Provincia -. Ho fatto presente i danni diretti e non diretti, patrimoniali e non, subiti dall'ente, ma non ho ancora specificato una cifra per il risarcimento, visto che c'è tempo fino alla conclusione dell'istruttoria dibattimentale. La richiesta di costituzione è nei confronti di tutti gli imputati di associazione mafiosa».

Una schiera di 34 persone, tra cui spicca Michele Bolognino, ritenuto il bossi di riferimento per Parma e la Bassa Reggiana. Ma in totale sono 147 (di cui 5 residenti tra Parma e provincia) i personaggi finiti alla sbarra e accusati anche di altri reati: utilizzo di soldi della cosca, intestazione fittizia di quote societarie, estorsione, truffa, usura, danneggiamenti, minaccia. Pezzi grossi, ma anche comprimari, imprenditori e colletti bianchi che hanno scelto di affrontare il rito ordinario, a differenza di altri 90 (tra cui la maggior parte dei capi della cosca) che hanno optato per il giudizio abbreviato o il patteggiamento: per questo esercito di imputati la sentenza è attesa domani, a Bologna.

Ma torniamo alle richieste di costituzione di parte civile: oltre una decina quelle che sono state presentate a dibattimento e che andranno ad aggiungersi alle trenta già ammesse in udienza preliminare, anche perché se è pur vero che il tribunale deve ancora sciogliere la riserva, l'ammissione perlomeno degli enti pubblici pare abbastanza scontata. Così, oltre al Comune di Sala Baganza, che ha chiesto 1 milione di euro ed è già stato ammesso in udienza preliminare, verosimilmente ci saranno anche il Comune e la Provincia di Parma.

Enti che vogliono essere risarciti dopo che l'inchiesta «Aemilia» ha portato alla luce gli intrighi degli uomini di Grande Aracri. Affiliati o uomini vicini alla cosca che avrebbero tentato di condizionare le elezioni comunali di Parma del 2007 e del 2012. Nel primo caso avrebbero puntato sull'ex assessore Pdl, Giovanni Paolo Bernini, imputato di scambio elettorale politico-mafioso, garantendogli 200-300 voti, secondo l'accusa. Cinque anni dopo, gli uomini del clan sarebbero tornati all'attacco. Ad aprile 2012, infatti, da varie intercettazioni telefoniche e ambientali tra affiliati alla cosca «si evince - scriveva il gip nell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione «Aemilia» - l'interessamento diretto di Martino Alfonso (in carcere per associazione mafiosa, ndr) e Olivo Domenico nell'indirizzare il flusso elettorale della cosca nei confronti del candidato Pd, Scarpino Pierpaolo». Ma poi la scelta sarebbe stata quella di appoggiare il centrodestra «e in particolare il candidato Armellini Gianluca, inserito nella lista Pdl», annotava ancora il gip. Né Scarpino né Armellini, però, sono mai stati indagati.

Ma il clan avrebbe saputo muoversi anche in provincia. Nel 2006, secondo quanto rileva il gip nell'ordinanza, ci sarebbe stato un «interessamento» per le amministrative di Salsomaggiore. In particolare, sono alcune conversazioni telefoniche tra Martino e il boss Romolo Villirillo ad attirare l'attenzione degli inquirenti: i due parlano di voti fatti avere all'allora sindaco Massimo Tedeschi. Che, però, non è mai finito nel registro degli indagati.

Dalle terme a Sala Baganza. Anche qui la cosca avrebbe alzato le antenne. L'occasione? Le comunali del 2011. In base alle intercettazioni tra Villirillo, Martino e l'imprenditore Giuliano Frijo (mai indagato), il gip sottolinea che verosimilmente il destinatario del pacchetto di voti sarebbe stato «Rotondo Michele (non coinvolto nell'inchiesta, ndr), consigliere della lista civica Solidarietà, eletto con 99 voti». La lista della sindaca Cristina Merusi, che da parte sua ha sempre ribadito la trasparenza e l'onestà di giunta e consiglio.

E ora molti enti pubblici passano al contrattacco. C'è la Regione, ma ci sono anche i Comuni di Reggio, Modena e Bologna città metropolitana, solo per citarne alcuni. Nel nostro territorio il primo a scendere in campo è stato Sala Baganza, ma adesso anche Parma e la Provincia si sono fatti avanti. Con richieste di risarcimento che potrebbero dare un po' d'ossigeno alle casse pubbliche.