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Intervista

Cirilli: «Tale e quale a me»

25 aprile 2016, 07:00

Cirilli: «Tale e quale a me»

Mara Pedrabissi

Gabriele Cirilli nasceva 49 anni fa a Sulmona, in provincia dell'Aquila, luogo che, nel 43 a.C. diede i natali a Publio Ovidio Nasone, il poeta delle Metamorfosi. L'abbiamo presa larga? Forse, ma un nesso c'è. Anche Cirilli - “mutatis mutandis”, e ci perdoni Ovidio - deve la sua fama alle metamorfosi intese come arte di trasformarsi. Tutto è iniziato con «Tale e Quale» lo show di Carlo Conti, un successo tanto forte da generare un'appendice teatrale, «#TaleEQualeAMe» in arrivo al Teatro Nuovo di Salsomaggiore sabato 30 aprile alle ore 21. Lo spettacolo, scritto da Gabriele Cirilli, Maria De Luca e Carlo Negri, con la regia di Gabriele Guidi, vede la partecipazione di Igor Mazzone alla chitarra.

Gabriele Cirilli, galeotto fu Carlo Conti...
«Verissimo. Conosco e frequento Carlo da tanti anni, mi ha sempre coinvolto nei suoi progetti, la Versiliana, i Raccomandati, Sanremo. Ma con Tale e Quale ha fatto di più, è stato lui a darmi il “la” per trovare la vena dell'imitatore “imperfetto” che è in me e che è stata la mia forza. Nasco come attore, alla scuola di Gigi Proietti, poi mi sono fatto le ossa come cabarettista a Zelig, mai avevo pensato di imitare. Tanto che, quando alla fine ho accettato la proposta di Conti, mi sono trovato a esasperare le caratteristiche dell'imitato, come interpretandolo. Questa cosa è piaciuta tantissimo, così ho avuto un momento tutto mio nel programma, la “mission impossible”, dove ogni volta ho alzato l'asticella, cimentandomi in travestimenti sempre più arditi. Parto dalla voce, studio se il personaggio la emette nasale, di gola o di petto. Uso la mia tecnica attoriale per entrare nella parte, sempre esagerandola. Mi è chiaro che non sarò mai Noschese, ma riesco a produrre belle imitazioni».

Noschese, un mito. E poi Loretta Goggi, i fratelli Guzzanti, Maurizio Crozza, fino a Virginia Raffaele consacrata dall'ultimo Sanremo. Perché le imitazioni funzionano sempre?
«Perché stimolano qualcosa che abbiamo in noi, fin da piccoli. Chi non ha mai imitato l'insegnante o la mamma quando si arrabbia? Allo stesso modo ci piace guardare quando lo fa qualcun altro, per capire fino a che punto si può spingere, in termini di perfezione»

Qual è il personaggio a cui sente di essere arrivato più vicino?
«Orietta Berti, mi ci sento perfettamente, tenendo conto anche della differenza di sesso. Lei stessa mi ha confessato: “Mi sembra di rivedermi allo specchio”. Fare Luciano Pavarotti mi ha dato particolare emozione, mi ha telefonato la vedova Nicoletta Mantovani, commossa. Stessa emozione per Claudio Villa. In generale, mi sono divertito molto a imitare le donne, tutte. Su Youtube, invece, è andata fortissimo la mia interpretazione di Psy, il rapper sudcoreano del Gangnam Style; mentre i Kiss hanno messo la mia imitazione di Gene Simmons sul loro sito»

Ha iniziato alla scuola di Gigi Proietti, dicevamo. Cosa le ha dato?
«Premetto che per me Gigi è l'unico mattatore rimasto in Italia. E' completo, sa fare tutto a alti livelli, anche il doppiaggio. Mi ha insegnato a non mollare mai, a considerarmi un vincente comunque. A pensare che non è finita neanche quando è finita»

La sua cifra comica si sviluppa sulla satira sociale, di costume, penso a certi suoi tormentoni («Chi è Tatiana?»). Mai la politica: c'è una ragione?
«Un po' per paura, perché quando fai satira politica puoi urtare delle sensibilità. Allora devi saperla fare davvero bene, sennò è meglio che non ci provi neanche. La lascio fare a Benigni, Grillo, Crozza, alla Guzzanti. Loro sì, sono bravi».

Info: tel. 0524 580211 e 0524 335556. Oppure www.teatronuovosalsomaggiore.it.