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ALLARME

«Scuola Corazza invasa dai pidocchi»

05 maggio 2016, 07:00

Carla Giazzi

La scuola elementare Corazza «paradiso dei pidocchi»?

È lo sfogo di un genitore, di cui non riportiamo il nome per rispettare la privacy dei bambini e delle bambine della classe della figlia, che è incappata nello spiacevole problema, per la seconda volta, a distanza di quattro mesi. «La comparsa dei pidocchi alla scuola elementare «Ulisse Corazza», ormai da circa sei mesi, rappresenta un momento difficile da gestire e insopportabile, soprattutto per i genitori – scrive questo papà -, il cui ruolo dovrebbe essere molto importante per evitare la diffusione dell'infestazione al resto della classe».

«Una brava maestra, su indicazione di un bravo preside, dovrebbe agire come controllo, attraverso il comportamento dei bambini, ad esempio se si grattano la testa, e in caso di pediculosi a scuola, avvisare immediatamente le famiglie interessate - prosegue il papà -. Sarà poi premura dei genitori far visitare il bambino da un medico e iniziare il trattamento specifico, come è la prassi, ma questo non avviene, almeno alla Corazza».

Dal canto suo, il dirigente in reggenza dell'istituto, Aluisi Tosolini, che abbiamo sentito, ci ha confermato che non sono arrivate alla scuola segnalazioni di invasione di pidocchi.

Dal settembre 2015, quindi con questo anno scolastico, è cambiata anche la procedura da seguire in caso di pediculosi in aula. Per essere riammessi a scuola occorre il certificato di avvenuto trattamento, ma con una novità, come si legge nel sito dell'azienda Usl di Parma. Competente, infatti, non è più il servizio di pediatria di comunità, ma il medico - pediatra di libera scelta o medico di medicina generale -, che fornisce anche i consigli sul trattamento da fare con gli appositi prodotti a base di permetrina e che poi rilascia il certificato per il ritorno a scuola. Ed è sempre il pediatra, o il medico di famiglia, si legge ancora sul sito, che dà comunicazione dell'infestazione al servizio di pediatria di comunità, per la successiva informazione alla scuola.

«Ora – si chiede il papà - come devo comportarmi? Impedire a mia figlia di andare a scuola, e quindi perdere le lezioni e il diritto allo studio, o comportarmi come quei genitori che non controllano i propri figli, creando seri problemi ad altri, come il sottoscritto? Non posso più impedire a mia figlia il diritto di studio, ma neanche continuare a sottoporla a pre-trattamenti o trattamenti per il terrore che prenda ancora i pidocchi. Forse, suggerisce il papà, sarebbero utili momenti formativi proposti dalla scuola per dare ai genitori le informazioni e gli strumenti per affrontare il problema, nel rispetto di tutte le famiglie e degli alunni, e per non viverlo come un motivo di vergogna.

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