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Corniglio

Madoi, al lavoro per salvare la chiesa di Sesta

05 maggio 2016, 07:00

Madoi, al lavoro per salvare la chiesa di Sesta

Beatrice Minozzi

Un museo a cielo aperto. Questo è Sesta di Corniglio, piccolo borgo dell'Alta Val Parma che agli inizi degli anni ‘60 fu sconvolto dal ciclone Madoi. Un museo patrimonio di tutti che rischiava, però, di perdere uno dei suoi pezzi più importanti: la Crocifissione. Il grande affresco dipinto da Walter Madoi all'interno della chiesa di San Rocco, infatti, rischiava di sgretolarsi a causa delle infiltrazioni di umidità che avevano indebolito il supporto in intonaco della maestosa opera.

«Non potevamo stare con le mani in mano a guardare sgretolarsi sotto i nostri occhi l'opera prima di Madoi a Sesta - afferma Nando Donnini, abitante di Sesta e grande conoscitore dell'artista collecchiese - quindi siamo passati dalle parole ai fatti».

Proprio in questi giorni, infatti, è all'opera a Sesta la ditta Esedra Restauri - la stessa che intervenne sugli affreschi di Madoi del Corpus Domini di Parma - che sta lavorando per mettere in sicurezza e consolidare l'intera parete che ospita la Crocifissione, mentre all'esterno si sta lavorando per arginare le infiltrazioni di umidità.

Un intervento, quello finanziato dalla comunità parrocchiale di Sesta, dal Consorzio di Miglioramento Alta Val Parma e da alcuni generosi «benefattori», come li definisce Donnini, realizzato con la collaborazione dei Parchi del Ducato che hanno messo a disposizione gratuitamente il loro ufficio tecnico e in particolare la figura dell'architetto Paola Urangi. Un passo intermedio di un disegno più ampio che mira al completo restauro dei tutti gli affreschi che rendono così speciale unica la piccola parrocchia di Sesta.

«L'intervento attuale rappresenta il nostro obiettivo intermedio - sottolinea Donnini - che ha avuto le autorizzazioni di Curia, Sovrintendenza e autorità locali e che è stato preceduto, lo scorso anno, dal salvataggio in extremis della parte che raffigura uno dei ladroni».

Si, perché l'intonaco sul quale era dipinto il ladrone rischiava veramente di accartocciarsi col primo soffio di vento, ipotesi questa scongiurata da un finanziamento della comunità parrocchiale e del Consorzio presieduto da Virginio Ghirardini e dal lavoro della ditta Esedra.

«Abbiamo messo sul piatto le risorse accumulate negli anni da Parrocchia e Consorzio - spiega Donnini - sperando così di dare il buon esempio». Una piccola cordata locale, quindi, che ha permesso di mettere in sicurezza la parte a rischio e che ha fatto da apripista all'intervento ora in atto. Tutto questo in attesa di ulteriori finanziamenti. Si, perché di fondi ne servono ancora.

«Tutti i 360 metri quadri di affreschi avrebbero bisogno di un intervento - continua Donnini -, ma per fare questo abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, e soprattutto delle istituzioni». A metà giugno, in occasione della sagra di Sant'Andrea, saranno presentati lavori fatti fino ad ora. «Coglieremo l'occasione per aprire una sottoscrizione aperta a tutti - conclude Donnini - nella speranza di riuscire a raccogliere i fondi necessari per riportare la chiesa agli antichi splendori».

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