Archivio bozze

Anniversario

Quarant'anni fa il terremoto in Friuli

06 maggio 2016, 07:00

Quarant'anni fa il terremoto in Friuli

Roberto Longoni

Erano le casette della speranza, sono - ormai quarantenni - le villette della vita. Finestre e porte affacciate su prati e montagne; pareti e tetti a chiudere fuori pioggia e freddo, vento e canicola. Case che non sono solo case, ma monumenti: alla rinascita e alla memoria. Trecentosettanta chilometri a nord est del Battistero, il cuore di Parma ha messo radici, anzi ha gettato fondamenta in terra friulana. Correva l'anno 1977, il mese era il sedicesimo dopo il sisma del 6 maggio 1976. Quasi un minuto durò quella scossa di magnitudo 6.4, che per essere certa di distruggere per bene fu sia sussultoria che ondulatoria. Fece quasi mille morti e 150mila sfollati, distrusse 20mila case e ne lesionò 75mila. I danni ammontarono a 4.500 miliardi di vecchie lire: oggi sarebbero quasi 20 miliardi di euro. La coda del sisma fu lunga e violenta, con altre quattro scosse che in settembre sfiorarono (e in un caso toccarono) di nuovo la magnitudo 6.

Il cuore oltre le macerie

Intanto altre scosse venivano registrate, ma questa volta dal sismografo della solidarietà. «Quanta ne ricevemmo - dice il sindaco Andrea Mansutti, allora dodicenne -. Fu la lezione di quel periodo. Di solidarietà, ne abbiamo anche data, quando altri si sono trovati in difficoltà. Ma dovrebbe esserci sempre, dovrebbe sempre esserci la “scossa” che ci tiri fuori dal nostro egoismo». Parma, ancora una volta, fu in prima linea. Con i soccorsi e con donazioni che lasciarono segni profondi. Alla sottoscrizione lanciata dalla «Gazzetta» di Baldassarre Molossi tre giorni dopo il terremoto la città aderì con slancio. In breve tempo furono raccolti 154 milioni e 706 mila lire, che con gli interessi toccarono quota 165 milioni. Grazie a questa somma, l'11 settembre del 1977 venne tagliato il nastro tricolore davanti a nove casette. Fu il battesimo del Villaggio Parma: la nascita era avvenuta settimane prima, quando alcune case avevano già cominciato a essere abitate. Sorte dalle macerie dell'emergenza, vivono e prosperano. Alla fretta di entrarci è seguito il desiderio di rimanere: tutte sono abitate, quattro hanno gli stessi inquilini di allora.

Gli abitanti

Al Villaggio si arriva seguendo una freccia. Sembra di raggiungere un quartiere residenziale e appena in collina della nostra stessa città. Tra i veterani delle nove casette, Franca Del Negro, che in marzo ha brindato alla fine dell'appuntamento mensile con il mutuo. «Qui sto meglio che in un castello - assicura -. E dopo di me voglio che la casa vada ai miei figli». Solo la tappezzeria è stata sostituita. «Perfino gli scuri sono originali - sottolinea lei -. Gli altri li hanno cambiati, ma io li ho curati per bene». Peccato che la bandiera del Parma non sventoli più in giardino. «Aspettiamo che torni in A» sorride lei.

«Certo che tornerà su - le fa eco Claudia Gobessi -. Si va su e giù, nella vita. Se noi siamo tornati su, è grazie a voi». Anch'essa inquilina della prima ora (dopo mesi di tenda e di box), ha cresciuto due figli nei 75 metri quadrati della casa targata Parma. Andrea aveva già qualche anno, ma il secondo, Fabio, «messo in cantiere» in tenda, è nato mentre la famiglia era nel Villaggio. «Abbiamo aggiunto la veranda e il pergolato - dice lei -. Abbiamo coibentato la casa con un cappotto. La zona è tranquillissima, specie da quando i figli sono cresciuti (ride, ndr). Le scosse? Ci sono, ma non le sentiamo». Niente mutuo per Anna Maria Nonino: la somma, lei l'aveva in contanti. «Peccato solo che abbiano costruito un residence dietro. Ma sono felicissima di vivere in una casa che mette anche al riparo dai terremoti. Mai smetterò di ringraziare la gente di Parma».

Nozze «sismiche»

C'è chi ha fatto di più, chi la gente di Parma l'ha sposata. Patrizia Dal Passo nel 1983 disse sì a Fabio Ferraguti, il geometra della ditta Ceci che diresse i lavori di costruzione del Villaggio. «Avevo 15 anni quando ci conoscemmo, e il mio futuro marito venti - racconta lei -. Dopo sette anni di fidanzamento, mi trasferii nella sua Medesano: ormai, sono medesanese a tutti gli effetti». Dal Friuli ha portato con sé anche un bagaglio di paure. «Il terremoto? Mi sembra di sentirlo arrivare prima degli altri». Oltre che madre di due figlie, Patrizia è nonna. A Tricesimo vive ancora la sorella minore, Elisabetta. Lei era in cortile, alle 21,01 di quella sera lontana. «Giocavamo a nascondino - ricorda Elisabetta -. Ci fu una leggera scossa, 4-5 minuti prima. Poi, il finimondo». Patrizia era in casa a lavare i piatti. «Lì per lì rimasi bloccata da una serratura elettrica». I ricordi, poi, coincidono. «Le auto per strada con i feriti sui portapacchi, le notti trascorse in macchina, le scosse continue». Le due sorelle, per un mese furono mandate dagli zii a Bologna (Elisabetta ricorda anche come alberghi di Sant'Andrea Bagni abbiano ospitato sfollati di Tricesimo), mentre il padre Sergio restava in prima linea in Friuli.

La corsa contro il tempo

«Fu lui a realizzare la tendopoli di Tricesimo - raccontano le due sorelle -. Siamo così fiere di quanto ha fatto nostro padre». E fu grazie a lui che il Villaggio Parma nacque proprio lì: Dal Passo (scomparso tre anni fa) era nipote di Maria Cavazzini che stabilì i contatti con la «Gazzetta di Parma». Il nostro giornale aveva avviato la sua sottoscrizione, e c'era bisogno di trovare un obiettivo da realizzare al più presto. «Tutto funzionò al meglio - ricorda Ferraguti -. Il 20 agosto presi possesso dal Comune di Tricesimo dell'area sulla quale realizzare le casette. Poco dopo, cominciai ad andare su con Luciano Medici e Carlino Sbuttoni, per realizzare le fondazioni. La Gazzetta si mosse molto bene, garantendo il massimo della trasparenza sull'andamento della sottoscrizione». Fu un bella gara reperire il calcestruzzo, fu un problema trovare gli artigiani; piovve senza pietà sia in autunno che in inverno. Ma in primavera le nove casette erano pronte: mancavano solo le opere di urbanizzazione del Comune, che sarebbero state pronte di lì a due mesi. Sbocciarono i tetti e sbocciò l'amore tra il geometra e la ragazzina. Quasi a ricreare in una coppia il legame tra Parma e Tricesimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA