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Denuncia

«Mia figlia costretta a mangiare fuori dalla scuola»

10 maggio 2016, 07:00

«Mia figlia costretta a mangiare fuori dalla scuola»

«Sono un genitore del quartiere San Leonardo che ha ritirato la propria figlia dal servizio mensa perché arrivava a casa affamata e nervosa a fronte di un costo non da poco per il servizio. Intendiamoci, sarei disponibile a pagare anche qualcosa in più purché mangiasse bene, con piatti semplici ma invitanti ma così non è».

Inizia così lo sfogo di una mamma che si lamenta della qualità dei pasti che vengono serviti all'interno della scuola frequentata da sua figlia. Ma la denuncia non si ferma a questo.

«Dal momento in cui ho rifiutato il servizio mensa mia figlia viene obbligata a uscire dalla scuola, messa al cancello, così da dover andare al parco di via Milano per consumare un panino in tutta calma. Con lei ci sono diversi altri ragazzi che in questo periodo sono felici di stare al sole e all'aria aperta. Mi chiedo però cosa succederà quando farà brutto tempo, non capisco perché non è nemmeno possibile rimanere in classe o in un'aula che non deve nemmeno essere attrezzata».

E continua: «Il problema probabilmente non è la copertura assicurativa, i ragazzi sono coperti un'ora prima dell'ingresso a scuola e un'ora dopo l'uscita. Non mi è stato chiesto di assumermi la responsabilità della pausa pranzo quindi viene da pensare che il problema sia solo interno, organizzativo. I problemi di sicurezza del San Leonardo non hanno bisogno di presentazione, non capisco perché dobbiamo agevolare gli spacciatori della zona facendo trovare un'apparecchiata di ragazzi al parco in cui la serpe del malaffare si può insinuare».

«Le notizie che ho letto anche sul vostro giornale - prosegue la mamma - vanno in questa direzione, di ragazzini che si avvicinano agli stupefacenti proprio a quell'età. Vorrei avere una risposta, in tempi brevi, perché almeno al prossimo anno scolastico non si ripresenti lo stesso problema. L'Amministrazione comunale, il Provveditorato agli Studi e gli organi scolastici devono trovare una soluzione non solo perché paghiamo le tasse ma perché è loro dovere. Non sono incavolata, sono piuttosto avvilita perché con la vita che tutti noi conduciamo, sempre più frenetica e stressante, gli elementi di stress arrivano proprio da coloro che dovrebbero invece risolvere i problemi e darci una vita serena. Ecco perché sono stanca di sentirmi sempre attaccata dalle istituzioni soprattutto scolastiche. Ho fatto una scelta senza andare a ledere nessuno, deve essere accettata e mi deve essere data un'alternativa ma di risposte non ne ho vista mezza».

«Questa storia - conclude la mamma - mi sembra un piccolo caso come quello della Racagni che ho seguito con attenzione, che viene lasciato alla deriva e viene usato solo per dimostrare di saper dare una soluzione. Una soluzione che, se si vuole, è semplice, immediata, a portata di mano, a costo zero e soprattutto dovrebbe essere “automatica” senza la necessità di investire i massimi sistemi».r.c.

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