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Scomparsa

L'abbraccio di Parma a Pinuccio Sciola

14 maggio 2016, 07:00

Patrizia Ginepri

Amava Parma ed era ricambiato dall'affetto grande e sincero dei tanti amici che aveva nella nostra città. La scomparsa di Pinuccio Sciola, scultore di prima grandezza, lascia un vuoto che va ben oltre la sua terra sarda. Lo Csac ospita 300 disegni e numerose opere del maestro, grazie alla pluridecennale amicizia con i creatori dell'archivio, Carlo Arturo Quintavalle e Gloria Bianchino.

«Sciola era un artista ben prima delle pietre sonore - tiene a precisare il professor Quintavalle - lo conobbi circa trent'anni fa, quando mi recai a San Sperate con il fotografo Uliano Lucas per la realizzazione di un libro sui murales. Vidi per la prima volta la sua “stonehenge” e ci ritornai un'infinità di volte.

Pinuccio è stato un grande scultore realista, poi la sua ricerca lo ha portato alla cultura astratta. Tutti lo conoscono per le pietre sonore, un'invenzione a cui ha dedicato tantissime energie dialogando con scienziati e artisti di altre discipline. Gloria stava organizzando una grande mostra su di lui e credo che questo debito debba essere pagato». Anche la Fondazione Monteparma ricorda Sciola.

«La notizia della sua morte ci ha lasciati sgomenti – dice il presidente Roberto Delsignore -. Oggi non perdiamo solo una personalità artistica di elevato spessore, ma anche e soprattutto un uomo straordinario che ha affrontato l'arte e la vita seguendo una visione del tutto personale e unica con un'energia creativa incontenibile e contagiosa, che l'ha portato a dialogare con diverse culture nel mondo, a creare un “paese museo” nella sua San Sperate, a dare voce e anima alle pietre, plasmando opere eleganti e potenti nella loro vibrante espressività, e ad essere uno scultore apprezzato in tutto il mondo. Uno dei migliori scultori contemporanei, capace di affascinare e coinvolgere tanto con la sua produzione, quanto con il suo carisma di uomo umile e profondo».

«Ho avuto l'onore e la fortuna di conoscere il grande maestro personalmente, anche in occasione di un'indimenticabile visita lo scorso giugno al suo “giardino sonoro” di San Sperate – aggiunge Carla Dini, segretario della Fondazione Monteparma – Stavamo lavorando con lui all'ideazione di una sua mostra da tenere proprio a Parma, con la quale la Fondazione si proponeva di rendere omaggio al suo valore, facendone conoscere l'impressionante percorso artistico ed esistenziale. Era impossibile rimanere indifferenti alla forza delle sue opere, alle sue parole, ai suoi racconti di vita e di arte: la potenza della sua visione e della sua comunicazione li rendevano così tangibili e diretti da lasciare il segno. Intendiamo continuare il cammino per portare in città le sue opere: si tratta di un progetto a cui Pinuccio Sciola teneva moltissimo, un viaggio che avremmo voluto compiere insieme a lui e che ora cercheremo di portare avanti in suo ricordo e nel rispetto delle sue idee, con persone che a vario titolo gli sono state vicine».

Il maestro Giacomo Monica, docente del Conservatorio e direttore del Coro Montecastello era legato a Pinuccio da tantissimi anni. Attraverso le sculture sonore ha iniziato una ricerca complessa che lo ha portato a comporre melodie suonando le pietre come veri strumenti musicali. «La nostra era un'amicizia fraterna - spiega - ci univa quella risorsa che nasce dal cuore della pietra». Non riesce a dire altro, Monica, la voce è rotta dall'emozione. Anche il restauratore Marco Pinna è commosso e incredulo. «Ultimamente mi diceva che doveva lavorare sodo, perché non sapeva quanto tempo gli rimanesse. E' una perdita enorme». Tra i suoi allievi c'è anche la scultrice parmigiana Titti Venturini, che farà di tutto per essere presente al funerale che si terrà domani a San Sperate.

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