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Lutto

Addio alla baronessa Paganini

02 luglio 2016, 07:00

Addio alla baronessa Paganini

Lorenzo Sartorio

Alla veneranda età di 105 anni è deceduta nei giorni scorsi a Villa San Clotilde, della quale era ospite, Gisella Paganini vedova Bocchi, discendente del grande maestro Niccolò Paganini nonché ultima baronessa di Villa Paganini di Gaione, dove ogni stormir di fronda si trasforma magicamente in musica. Il grande parco di Villa Paganini era dotato di un bosco con cervi e caprioli e di un lago popolato da grossi pesci e anatre dove i giovani Paganini potevano andare in barca e pescare. Un mondo incantato che Gisella Paganini ricordava con molto rimpianto.

Nata a Gaione il 24 giugno 1911, solstizio d'estate, Gisella era figlia del barone ingegner Giovanni Paganini, nipote del famoso violinista Niccolò Paganini e di Edina Bonati. Fino al compimento dei 19 anni è vissuta nella prestigiosa villa di Gaione respirando, dalla tenera età, unitamente ai suoi familiari, l'atmosfera musicale lasciata dal grande maestro, provando una forte passione per il violino, acuita dalla presenza del famoso «Guarnieri del Gesù» (detto il «Cannone»), preziosissimo strumento a quei tempi conservato nel salone della villa e in seguito donato al museo di Genova, città natale dell'insigne violinista.

Avrebbe voluto fare la concertista, Gisella, ma allora il suo rango non permetteva questo genere di attività. Seguì, quindi, gli studi classici al Collegio delle Orsoline, come usava allora per le ragazze di buona famiglia. Il 10 aprile del 1937 si sposò con Primo Bocchi, appartenente a una nota famiglia di proprietari terrieri, al quale diede un unico figlio, Giuseppe, ingegnere e progettista di motori per autotrazione e da competizione. Sposa e madre esemplare, Gisella Paganini, fino all'ultimo, ha mantenuto quello charme della nobildonna d'un tempo, testimoniando quella raffinatezza e quell'innato garbo nei confronti di tutti: dalle persone più altolocate a quelle più umili.

Sulla vita del suo illustre avo, Gisella, amava raccontare diversi aneddoti. Uno dei più interessanti riguarda un concerto del maestro a Vienna. Il direttore d'orchestra suonò un pezzo con il violino e quindi, rivolto a Paganini, disse altezzoso: «Così si suona a Vienna». Paganini, allora, strappò tutte le corde del suo violino, tranne una, e ripeté lo stesso pezzo con una sola corda mandando il pubblico in visibilio, quindi rispose al maestro viennese: «Così suonano gli angeli in Paradiso».

«Durante i tanti concerti tenuti nelle corti più importanti d'Europa, finita la sua esibizione – ricordava la baronessa Gisella – le signore della nobiltà, abbagliate dall'abilità istrionica del violinista, gli donavano i loro gioielli gettandoli sul palcoscenico e chiedendo il bis, ma il maestro rispondeva con la famosa frase “Paganini non ripete”». Forse perché voleva sublimare quel momento magico, ma forse perché la sua abilità e sensibilità erano tali che egli improvvisava a seconda dell'ispirazione e dell'estro del momento e non poteva più ripetere esattamente la stessa suonata.

Un grande desiderio di Gisella Paganini è stato quello di celebrare maggiormente, a Parma, il nome dell'illustre avo, così come meriterebbe. Per questo motivo, gli ultimi discendenti di Paganini, alcuni dei quali hanno dedicato la propria vita alla musica, si stanno adoperando per creare un «Premio Paganini», con concerti e borse di studio allo scopo di ricordare l'opera del grande maestro.

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