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In Pilotta

Semplicemente Morgan

21 luglio 2016, 07:03

Semplicemente Morgan

Marco Pipitone

Esiste per davvero «iI Paese dei balocchi?». È quello che ha voluto farci credere Morgan con lo spettacolo - così chiamato - appositamente concepito per la nostra città; andato in scena ieri sera nel palcoscenico del grande teatro all'aperto del Cortile della Pilotta. A giudicare dalla riuscita della serata parrebbe proprio un luogo reale. Va detto, ad onor del vero, che senza l’incommensurabile presenza del maestro Beppe D’Onghia e della Filarmonica Arturo Toscanini, il concerto con ogni probabilità non avrebbe avuto la brillante declinazione percepita. Assecondare e sostenere l’ennesimo delirio creativo di un artista fuori dalle convenzioni qual è Morgan non è cosa da poco. Applausi dunque alla filarmonica parmigiana.

Detto questo, il leader dei Bluvertigo è apparso in ottima forma, mostrando ai presenti, la personale visione della musica, trasportandoli all’interno di un viaggio pieno di sorprese.

Ma facciamo un passo indietro. Il lento digradare del sole anticipa gli applausi scroscianti del pubblico, apparso sin dalle prime note particolarmente coinvolto; dimostrando, infatti, di saper cogliere il significato di un evento la cui unicità è dovuta dall’insolita commistione presente «on stage». Atmosfera - ergo - ideale per accogliere il protagonista della serata; Morgan, guadagnando il centro del palco – sigaretta in bocca - saluta i calorosi fan (ma per la cronaca sono davvero numerosi i posti vuoti) pronti per lasciarsi guidare «nel paese dei balocchi».

E allora pronti, via! Il viaggio comincia con l’esecuzione di «Altrove» uno dei maggiori successi del cantante, tratto da «Le canzoni dell’appartamento», disco d’esordio della sua carriera solista. Dopo aver presentato Il maestro Beppe D’Onghia e averlo ripreso per non avere il farfallino, il viaggio riprende mediante un percorso snodabile, inserito all’interno della sua produzione di inediti concepiti tra il 2003 e il 2005, pezzi sapientemente alternati a personali riletture di brani che come dice il cantante «Appartengono ad ognuno di noi» («Il tempo passò» di Luigi Tenco).

L’orchestra restituisce alle canzoni nuova linfa, ridefinendo, di fatto, le logiche di un artista capace storicamente di dividere la morale pubblica. Parliamo di un personaggio abile nel suscitare l’ira di chi lo vorrebbe coerente con un passato lontano ma capace, allo stesso tempo, di conquistare nuovi fan, soprattutto quando ad esser mostrata in tv è la personale conoscenza della musica. Una consapevolezza – la sua - riversata dentro una serata, come tiene a sottolineare, «molto importante». La voce di Marco è un dettaglio abilmente celato, a tratti inserito all’interno di un contesto ampio e programmato. Una voce che lui stesso definisce figlia del tempo e della memoria e che senza compromessi – aggiunge - «Tutti noi ci meritiamo». «Semplicemente», «Amore assurdo» e «Italian violence» conducono nel cuore del viaggio; canzoni che rivolgono ancora una volta lo sguardo, verso le prime produzioni.

Sono gli applausi dei fan, arrivati quasi «alla fine del viaggio» a sancire il successo della serata. Mentre noi andiamo in stampa partono in serie canzoni senza tempo appartenute a figure che hanno scritto la storia della musica e che Morgan celebra rielaborandone a modo proprio il tratto («Such small of love» di Scott Walker). Il concerto di Morgan sancisce piacevolmente la chiusura della prima edizione di «ParmaEstate»; rassegne di tale portata sono in grado di riportare finalmente, nel paese dei balocchi, la nostra città.

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