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Il caso

Aggressione alla coppia gay, l'uomo denunciato: «Tutto falso»

01 agosto 2016, 07:03

«Io sarei l'aggressore? Ma quando mai. Ero uno contro due, avevo con me il cane per la consueta passeggiata serale, e quando quelli mi hanno spintonato, l'animale naturalmente ha reagito». Atto secondo dell'episodio che, lunedì scorso, ha visto venire alle mani in via Giusti (zona via Reggio, vicino ai campi da calcio Gandolfi) una coppia gay e un abitante della zona.

Dopo la lettera scritta dai due omosessuali - che hanno sporto denuncia ai carabinieri allegando i referti dei medici che li hanno curati al pronto soccorso, oltre a informare dell'episodio i membri del consiglio comunale e la stampa - ora arriva la versione del presunto aggressore. Che preannuncia a sua volta una denuncia ai carabinieri.

Teatro dello scontro, un angolo della città conosciuto come «La sbarra», frequentato da coppie gay, ma non solo. «Periodicamente devo pulire la zona davanti al cancello di casa dal tappeto di siringhe, fazzoletti sporchi, bottiglie vuote e residui di cibo lasciati da gente incivile», denuncia l'uomo, titolare di una ditta che si è trasferita lo scorso gennaio in zona, e che vive con moglie e due figli piccoli sopra la sede dell'azienda.

«Mi sono subito accorto che questo spicchio di città ha due vite: una tranquilla e vivibile di giorno, con la bella pista ciclabile, i campetti di calcio, i residenti che passeggiano con i cani; l'altra, inquietante, la notte. Un bivacco di auto dove si appartano le coppie, proprio di fronte alle finestre mie e dei miei figli», dice l'uomo. Che rifiuta con forza l'etichetta di «giustiziere».

«Non ho mai voluto fare “retate omofobe”. Fin dall'inizio ho cercato di alleggerire questo “assedio” coinvolgendo le forze dell'ordine. Ho scritto a carabinieri, polizia e vigili urbani facendo presente la situazione di disagio e chiedendo maggiori controlli. In effetti alcune pattuglie sono venute per identificare delle persone. Ma, in mancanza di reati, la cosa è finita lì».

E l'”assedio”, sostiene l'uomo, non si è allentato. «Più volte ho avvicinato queste persone, chiedendo che si spostassero altrove. Mi hanno sempre riso in faccia: “Questo è un luogo pubblico, stiamo qui da trent'anni. Se non ti piace, vattene”».

Lunedì scorso, verso le 22,30, l'ennesimo screzio, poi degenerato. «Da una Twingo grigia sono usciti tre giovani. Li ho incrociati mentre passeggiavo con il mio cane, un rottweiler. “Potete spostare l'auto?” ho chiesto. Quelli mi hanno risposto insultandomi. Erano molto aggressivi, sembravano fuori di testa. Allora ho preso il telefonino annunciando che avrei chiamato i carabinieri. A quel punto uno dei due mi ha dato una manata facendo volare il cellulare. La terza persona è intervenuta, cercando di riportare la coppia alla calma: visto che era inutile, se ne è andata. Il cane si è agitato, mi strattonava all'indietro rischiando di farmi cadere. L'ho mollato e ho cominciato a difendermi dai due», è sempre il racconto dell'uomo.

La parte più inquietante dell'episodio sarebbe avvenuta quando i due sono rientrati in auto, dopo la colluttazione. «Ho recuperato il cellulare e, mentre si allontanavano, mi sono messo in contatto con il 112 comunicando il numero di targa. A quel punto l'auto, prima di scappare, ha cercato di investirmi», sostiene l'uomo.

Saranno probabilmente le aule di giustizia, dopo la controdenuncia dell'uomo, a dire la parola finale. Intanto una veterinaria dell'Ausl ha fatto visita all'uomo, per verificare (visto che il rottweiler ha morso entrambi i due occupanti della Twingo) che l'animale sia stato sottoposto alle vaccinazioni. «Tutto è risultato regolare e il mio cane non è nemmeno stato messo nella black list degli animali pericolosi. Ha solo cercato di difendere il suo padrone», dice l'uomo.m.t.