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COLLECCHIO

Maltrattamenti al nido, la maestra patteggia

09 agosto 2016, 07:03

Georgia Azzali

C'erano le immagini choc: schiaffi, calci e strattoni. E quegli insulti carpiti dalle cimici: «mongolo, brutto, bestie, autistico, coglione». E' la trama drammatica di quasi un mese di registrazioni filmate dalle telecamere piazzate dai carabinieri di Traversetolo nel nido comunale Allende di Collecchio nel giugno dello scorso anno. E al centro lei, Erica Grandis, l'educatrice finita ai domiciliari lo scorso settembre con l'accusa di maltrattamenti. Undici giorni di arresti e poi la libertà, visto che la maestra aveva deciso di firmare la lettera di dimissioni dall'asilo. E ora la decisione di patteggiare: 2 anni, l'accordo con il pm Andrea Bianchi. Ma no alla sospensione della pena, nonostante la richiesta pressante della difesa. L'intesa è già stata formalizzata, ma l'ultima parola spetterà al giudice: l'udienza non è ancora stata fissata. Patteggiamento senza condizionale, però: per non finire in carcere la Grandis sarà quindi costretta a chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali. Una via percorribile, trattandosi di una pena sotto i tre anni, ma poi toccherà al tribunale di Sorveglianza accettare o meno la richiesta della difesa.

Ancora da definire, invece, le posizioni di una collega della donna, rimasta in servizio al nido Allende solo per un breve periodo, e di un'operatrice dell'asilo: tuttora sono indagate per maltrattamenti, ma si tratta di ruoli assolutamente marginali rispetto a quello della Grandis. La prima era stata ripresa dalle telecamere mentre strattonava qualche bambino e sbatteva le mani di un piccolo sul tavolo. L'altra, invece, pur non sfiorando i bimbi, non aveva fatto nulla dopo aver assistito a qualche abuso.

A farsi avanti, per raccontare ciò che accadeva al nido Allende, era stata una collega della Grandis. Poi, la decisione degli inquirenti di piazzare telecamere e microfoni nascosti in quella sezione dell'asilo: dal 5 al 30 giugno 2015 sono una ventina gli episodi registrati e poi entrati negli atti dell'indagine. Un piatto che finisce sulla testa di un bimbo perché fa qualche capriccio di troppo. Schiaffi dati per tentare di placare chi bisticcia con qualche compagno. Ma emergono anche altri comportamenti sconcertanti. E' il 12 giugno quando un'operatrice del nido chiede a una bambina se si è fatta la «pipì addosso», e la piccola annuisce. A quel punto la Grandis sbotta: «Ancora! E adesso la tieni». Poi sarà la collega, non lei, ad occuparsi della piccola. «Si rappresenta, come dai fotogrammi successivi - si legge in un passaggio della richiesta di misura cautelare, poi ripreso dal gip nell'ordinanza - la minore di fatto sia stata cambiata solamente al ritorno dal giardino, alle 10,40, circa quasi un'ora e mezza dopo, e tra l'altro dall'altra educatrice». Lo stesso giorno, inoltre, un'altra bimba, uscita dal bagno senza pannolino, viene rispedita dalla Grandis nella toilette per riprendere l'assorbente: «... a N. viene messo il pannolino che ha preso da sé in bagno», si legge nell'ordinanza.

Le bizze dei bambini la fanno spesso innervosire: è questa l'immagine della maestra che rimandano i filmati delle telecamere nascoste. Il 15 giugno, la donna, dopo aver detto a un bambino «piantala di fare il coglione», gli chiede se vuole della frutta. Lui dice sì, ma a quel punto - scrive il pm nella richiesta di ordinanza cautelare - «la Grandis lancia la frutta dalla parte opposta del tavolo: il pezzo di frutta che passa lungo il tavolo senza tovaglia, viene poi mangiato dal bambino». Qualche minuto dopo la tensione non si placa. Una bambina, con un po' di cibo in mano, piange e lo porge alla maestra, ma lei, stizzita, urla: «Piantala, se non lo vuoi, lo lasci lì». Intanto, la donna continua a dare i cereali agli altri piccoli, poi torna verso la bimba, prende il cibo che stringe nel pugno, la colpisce sulla mano e urla: «Te, la smetti di piangere? Ma piantala! Anche a casa, te fai così? Porca miseria!».

Ultimi fotogrammi, il 30 giorno: è il giorno in cui il nido chiude i battenti per la pausa estiva. Anche le ore per la Grandis al nido sono agli sgoccioli: ha chiesto di andare in aspettativa. Ma a settembre scatta l'arresto: troppo alto, secondo il giudice, il rischio per i bambini, nel caso la maestra avesse poi deciso di rientrare in servizio.

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