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Vicofertile

Ennesimo furto in tabaccheria

10 agosto 2016, 04:00

Chiara Pozzati

Sembra surreale, ma la tabaccheria “bunker” di Vicorfetile è stata violata per l'ennesima volta. «In questo momento non saprei dire a che numero siamo arrivati. Ormai, tra furti e rapine, ho perso il conto». Stremata dal nuovo agguato, reagisce così Barbara Gabbi, figlia della titolare dell'attività, Riccardina Abbati. E' lei a riavvolgere il filo della notte da incubo trascorsa, fruttata ai banditi tra i 4 e i 5mila euro di bottino fra stecche di “bionde” e contanti in cassa. Ormai Barbara è una vecchia conoscenza della Gazzetta e non solo perché la sua ricevitoria è (purtroppo) da “guinness” nella cronaca nera. La donna è scesa in prima linea contro il Comune anche negli ultimi mesi. Ha raccolto firme contro il progetto di riqualificazione di piazza Terramare. «Vogliono toglierci il parcheggio davanti e lasciare tutto aperto, ma che sicurezza è?». Lo sfogo arriva durante la desolante conta dei danni. La gang di malviventi – erano almeno in tre, fuggiti a bordo di un'utilitaria, secondo alcuni testimoni – è entrata in azione alle 2, 40 di ieri. Hanno scelto il “ventre molle” di un'attività blindata: il retro.

«Hanno squarciato in più punti la porta blindata con una fiamma ossidrica – chiosa la Gabbi -. Poi hanno divelto la serratura con un trapano, inutile dire che non erano semplici ladruncoli». No davvero, anche perché la tabaccheria è talmente protetta che metterebbe sull'attenti anche Arsenio Lupin. «Presa dalla disperazione ho installato allarme, vetri antisfondamento, inferiate, nebbiogeno (il dispositivo in grado di creare una fitta nebbia intorno all'intruso) telecamere a infrarossi e la new entry – sfoga tutta l'amarezza –. Parlo della porta blindata anche sul retro». Purtroppo, ancora una volta, la tecnologia non ha retto. «Non so più che altro inventarmi – prosegue presa dallo sconforto -. Ogni volta che tento di difendere la mia attività e di sentirmi più sicura succede qualcosa. Che devo fare? Morire qua dentro?».

Tornando al blitz l'allarme è entrato in azione e la Volante è scattata verso Vicofertile.

Mentre i poliziotti pigiavano sull'acceleratore, i soliti ignoti si erano però “smaterializzati”: «Alcuni testimoni hanno parlato di tre persone e di un “palo” pronto in auto a sgommare via».

Un copione purtroppo già visto, ma non per questo meno grave. «Quel che mi fa rabbia è che ho rappresentato più volte all'amministrazione quanto sia difficile rimanere in “trincea” giorno dopo giorno. Ma le mie richieste sono rimaste inascoltate».

Ieri mattina la pattuglia del 113 è tornata in piazza Terramare insieme a una squadra della Scientifica. Tutto nella speranza di scovare tracce, indizi, impronte nel marasma lasciato dai professionisti del furto. «Non ho chiesto la luna, solo che ci lasciassero uno dei parcheggi così com'è – torna alla carica la Gabbi e puntualizza -. L'ho fatto per una questione di sicurezza, non per capriccio. Credo che quest'ennesimo furto possa valere di più di molte parole».

Purtroppo non è passato molto tempo dalla penultima performance dei ladri. Basta tornare allo scorso febbraio. In quel caso uno dei malviventi entrò nella tabaccheria e puntò un coltello alla gola della Gabbi per farsi consegnare 150 euro di incasso.

A soccorrerla, insospettito dalle grida, fu il pizzaiolo “vicino di casa” che, insieme ai carabinieri, riuscì a chiudere il cerchio. E l'uomo, insieme al complice venne arrestato dai militari. Sembrava così essersi spezzata la catena di furti e rapine di Vicofertile. Almeno fino all'alba di ieri.

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