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INCHIESTA

Alluvione, Pizzarotti indagato: stop al «segreto»

13 agosto 2016, 07:02

Georgia Azzali

Il velo di mistero è stato sollevato. Perché l'iscrizione nel registro degli indagati è stata desecretata. Per la verità, da diversi giorni. E Federico Pizzarotti può verificare - e forse l'ha già fatto - di essere finito sotto inchiesta per il caso alluvione, come anticipato dalla «Gazzetta» l'8 giugno scorso, visto che lui stesso ha dichiarato di aver chiesto il «335», il certificato che attesta le eventuali iscrizioni nel registro degli indagati. Oltre al sindaco, sono coinvolte altre quattro persone, tra attuali ed ex dirigenti: il comandante della polizia municipale, Gaetano Noè, il direttore dell'Agenzia regionale di protezione civile, Maurizio Mainetti, l'ex responsabile del Servizio tecnico di bacino, Gianfranco Larini, e l'ex numero uno del Servizio di protezione civile della Provincia, Gabriele Alifraco, ora a capo dell'Area ovest protezione civile e attività estrattive della Regione. Il reato? Disastro colposo.

Iscrizioni a fine maggio

I nomi di Pizzarotti e degli altri quattro sono stati iscritti a fine maggio e immediatamente secretati. Per legge, la secretazione di un'iscrizione nel registro degli indagati non può durare più di tre mesi, ma è chiaro che dopo la pubblicazione della notizia sui giornali non aveva più alcun senso mantenere la «riservatezza». Nessun avviso di garanzia è stato consegnato agli indagati, dal momento che finora non sono stati compiuti atti (come interrogatori o perquisizioni) che richiedano la presenza di un difensore. Ma, a differenza di due mesi fa, quando anche sul «335» non ci sarebbe stata traccia dell'iscrizione, ora sia il sindaco che gli altri quattro possono verificare la loro posizione. Solo l'articolo di reato, nulla di più. Perché sul documento, per legge, non compare alcun dettaglio sul capo d'imputazione. Insomma, nessun riferimento al merito dell'indagine.

La nascita dell'indagine

Un'inchiesta aperta dal pm Paola Dal Monte pochi giorni dopo il 13 ottobre 2014, quando un fiume d'acqua e fango invase la città, causando oltre 100 milioni di danni. Fascicolo contro ignoti, inizialmente. Ma dopo un anno e mezzo di accertamenti, portata avanti da corpo forestale e polizia municipale, nel mirino sono finiti Pizzarotti, Noè e gli altri tre dirigenti. L'indagine non è ancora formalmente chiusa, ma mancherebbero pochi tasselli prima di completare il quadro e inviare così l'avviso di conclusione dell'inchiesta. Tuttavia, non è escluso che Pizzarotti possa farsi avanti per essere interrogato, ammesso che il magistrato voglia sentirlo, visto che il fascicolo non è ancora chiuso. «Per quanto riguarda le indagini in corso, ho già dimostrato di voler chiarire ogni aspetto con i magistrati», aveva dichiarato alla «Gazzetta» il sindaco il 21 giugno scorso, facendo riferimento anche al caso delle nomine del teatro Regio, l'altra vicenda che lo vede indagato per abuso d'ufficio e per cui è già stato interrogato.

I punti da chiarire

Ma torniamo al caso alluvione. Il sindaco è indagato in quanto autorità di protezione civile in città. Perché se è vero che tra gli aspetti fondamentali al centro dell'inchiesta c'è il sistema di pre-allerta e allarme, uno dei punti focali - che riguarda direttamente Pizzarotti e Noè - è l'organizzazione della protezione civile. Non solo quel 13 ottobre, quando le acque del Baganza esondarono, ma anche nei giorni e nelle settimane precedenti. Per esempio: alla Regione furono comunicate correttamente e con tempestività informazioni su mezzi e risorse a disposizione in città?

Le eventuali colpe del sindaco e del comandante dei vigili, senza dimenticare, però, gli altri attori del sistema: Regione e Provincia. Perché ci sono interventi non fatti, o realizzati solo in parte, che avrebbero potuto quanto meno limitare i danni, e l'inchiesta vuole vederci chiaro. Sono state sentite moltissime persone, scandagliate leggi e direttive per mettere a fuoco tutte le possibili inadempienze. D'altra parte, da quel terribile 13 ottobre ad oggi, la zona del Baganza, per esempio, ha subito una metamorfosi: punti luce puliti, lavori sulla struttura del ponte dei Carrettieri e sugli argini. Ma prima del disastro cosa poteva essere fatto e non è stato fatto? E quegli insediamenti abusivi in riva al torrente? Chi doveva agire e invece non si è mosso?

Dalla pre-allerta all'allarme

Si è poi parlato spesso di quella comunicazione partita dalla prefettura sabato 11 ottobre alle 13,49 e protocollata in Comune lunedì 13, il giorno del disastro. Polemica sterile o ci sarebbe stata più di una leggerezza da parte del Comune? «L'attivazione della fase di attenzione (la 144esima dell'anno 2014, una ogni due giorni), pervenuta sabato 11 ottobre, era classificata di tipologia "1" (quella meno grave) - aveva replicato Pizzarotti - e il servizio di protezione civile ha messo in atto le procedure previste. L'attivazione del "preallarme" è pervenuta alla protezione civile comunale alle 14,57 di lunedì (un'ora dopo di quanto prevedeva lo stesso documento per l'orario di "inizio di validità") e l'attivazione dell’"allerta" ufficiale è invece pervenuta alla protezione civile comunale solo alle 16,59, quando il fenomeno era già in atto in tutta la sua virulenza, il ponte della Navetta era stato chiuso e stava crollando».

Eppure, secondo la procura c'è ancora molto da chiarire. Su quel 13 ottobre. Ma anche sui giorni e le settimane precedenti.