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Carabinieri

Chiusa una casa abusiva per anziani

13 agosto 2016, 07:03

Chiusa una casa abusiva per anziani

Chiara Pozzati

Una casa famiglia per anziani privata, ma soprattutto «fantasma». Mai registrata, sconosciuta al Comune e ricavata al primo piano della palazzina di via Pergolesi 2, alle spalle di via Sidoli. Nonostante all’appello mancasse la comunicazione ufficiale di avvio attività, accoglieva sei ospiti e pare che qualcuno non fosse autosufficiente.

Nessun maltrattamento, nessun abbandono, peccato che fosse abusiva. I sigilli dei carabinieri del Nas sono comparsi lunedì e i sei nonni, fra cui alcuni centenari, sono stati trasferiti d’urgenza.

Una storia resa ancor più surreale dalle testimonianze del vicinato che confermano che quell’attività sarebbe storica in quartiere. Qualcuno parla addirittura di dieci anni.

«Ci siamo stupiti molto – commentano sgomenti alcuni residenti di via Pergolesi – alla mattina abbiamo visto un via vai di macchine, ambulanze e lampeggianti. Gli anziani sono stati portati fuori in sedia a rotelle con le loro valigie. Non abbiamo capito cosa sia accaduto, saranno dieci anni che quella struttura accoglie».

Bisbigli che non fanno che delineare i contorni di una fotografia inquietante. Cinque ospiti della struttura sconosciuta – almeno ufficialmente- sono stati dirottati a Villa Parma, suddivisi tra la residenza Tigli e Lecci. In fretta e furia e con non poche preoccupazioni per i parenti, di cui qualcuno in ferie. Una soluzione alternativa, temporanea, ma fondamentale. Resa possibile grazie all’impegno dei servizi sociali e, soprattutto, delle operatrici sanitarie della struttura comunale di piazzale Fiume.

E’ stato l’assessorato al Welfare a prendersi cura temporaneamente degli anziani che risiedevano in via Pergolesi, con rette di tutto rispetto. Nessun nome ufficiale che evoca quieta e serenità, nessuna targhetta di riconoscimento sul cancello. Anzi, sul campanello compare un cognome. Sulla vicenda vige il massimo riserbo da parte dei militari che pure non hanno sottovalutato la situazione e sono tuttora impegnati a riavvolgere il bandolo della matassa.

Certo è che ufficialmente quest’attività non esiste e nemmeno fa capolino nella lista delle strutture per anziani private, ma con tanto di certificazioni, che trovano casa nella nostra città. Le indagini del Nas si sono concentrate non solo sui tasselli mancanti sotto il profilo burocratico, ma anche sanitario.

Nel caso in cui fossero ospitate persone effettivamente non autosufficienti e che medici e infermieri non risultassero nell’organico della casa di riposo, sarebbe possibile che qualcuno non meglio identificato, magari senza le qualifiche necessarie, possa averle curate. Anche per questo sono state passate al setaccio le posizioni della titolare dell’attività e dei vari dipendenti della casa famiglia.

Ma stando alle indiscrezioni che filtrano a fatica, gli investigatori avrebbero riscontrato anche alcune violazioni. Stanze non a norma o comunque non idonee ad accogliere persone non solo di una certa età, forse con difficoltà di deambulazione e altre vulnerabilità.

Intanto, ieri mattina al primo piano della graziosa palazzina con giardinetto, diverse donne facevano la spola avanti e indietro. «Mai stato un centro anziani qui, chi vi ha chiamato?» rispondono secche alle domande incalzanti di taccuini e flash.

Parlano con un marcato accento dell’est e secondo il circondario si tratterebbe delle badanti in servizio nella casa famiglia. Ma dopo una breve conversazione ammettono: «Il centro è stato chiuso, non c’è nessuno. Non sappiamo niente».

E riprendono a svuotare quello che, a prima vista, sembra un normale appartamento. Ma che fino a ieri, agli occhi di tutti, era una residenza per anziani come tante.