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Ecco come sconfiggere i truffatori di anziani

13 agosto 2016, 07:01

Ecco come sconfiggere i truffatori di anziani

Luca Pelagatti

Sono professionisti. Sanno quello che fanno e come farlo. E soprattutto sfruttano un vantaggio enorme: hanno in mente solo i soldi. Le loro vittime, ovvero tutti noi, sono travolti dalla paura, dai sentimenti, dall'emozione. E per questo finiamo per essere praticamente indifesi.

Lo dimostra la cronaca: le pagine sono piene di casi di finti avvocati e sedicenti carabinieri che suonano alle porte degli anziani e se ne vanno con mucchi di soldi e gioielli. Ma soprattutto portando via alle proprie vittime la fiducia e, cosa ben più grave, l'amor proprio. Ma quali sono le loro tecniche, quali i sotterfugi che li rendono quasi imbattibili? Per prima cosa occorre fare un distinguo: molte truffe vengono messe a segno da delinquenti che si fingono tecnici di aziende di acqua e gas. In questi casi, per fermarli, è sufficiente armarsi di una espressione decisa e una ferma volontà. E non aprire mai la porta abboccando a quella parlantina veloce e alla loro spregiudicata capacità di convincimento. Molto più complesso invece è difendersi dai finti avvocati e carabinieri farlocchi che giocano con la reazione di genitori che pensano il proprio figlio - o il nipote - in difficoltà. E quindi abbassano le difese dando un vantaggio ai malviventi.

Questi truffatori agiscono sempre in coppia e si dividono i compiti. Il primo, che di solito si finge l'avvocato, gira per le strade, cerca potenziali vittime, tiene d'occhio gli anziani che tornano dalla spesa o dalla posta. Molto spesso questi personaggi, con sfilze di precedenti alle spalle, pedinano senza farsi notare i bersagli prendendo nota dell'indirizzo del bersaglio e, magari, cercando di orecchiare anche qualche dettaglio su di loro e i loro familiari. Sono professionisti, lo abbiamo detto: sanno che si tratta di elementi utili per la trappola che stanno costruendo.

Quindi il pedinatore passa le informazioni al complice che si trova quasi sempre molto lontano. Ma con un telefono la distanza non conta. Grazie a semplici servizi come le pagine bianche il secondo malvivente compone il numero di telefono della vittima presentandosi come un indaffarato e burbero maresciallo dei carabinieri. E, per rincarare la dose, racconta di un arresto imminente e della necessità di pagare. Qualcuno reagisce con una risata e abbassa il telefono. Molti, troppi, ci cascano in pieno.

Spesso le vittime poi, quando capiscono di essere state beffate, raccontano per giustificare la propria ingenuità che l'uomo al telefono sapeva il nome di battesimo del figlio e altri dettagli sulla sua vita. Può essere vero, può accadere che il complice che pedina sia riuscito a raccogliere qualche dettaglio in più. Ma molto più spesso è la stessa vittima, presa dall'agitazione, che fornisce, senza rendersi conto, le informazioni che il truffatore memorizza e usa per rendere più credibile la propria sceneggiata: E ancora una volta l'emotività di chi riceve la telefonata del falso carabinieri si trasforma in un'arma in mano ai balordi. Quindi l'ultima tecnica: il finto carabiniere, quando la vittima riattacca la cornetta, si guarda bene dal farlo a propria volta. Anzi, al contrario, resta in attesa in linea. Sa bene che il bersaglio facilmente chiamerà il figlio per avere una conferma dell'accaduto. E lo deve impedire. Quindi quando il padre o la madre in preda al panico compongono il numero del figlio che dovrebbe avere avuto l'incidente non sanno che non potranno prendere la linea. Si ritrovano invece ancora una volta a parlare con il truffatore che aspettava. E che conferma la sua storia con bugie definitive: «E' inutile che chiami suo figlio. E' in arresto e il telefono lo abbiamo noi carabinieri. Le conviene pagare al più presto», è la frase che toglie ogni speranza. E tutte le forze.

Solo allora il primo malvivente, quello che ha pedinato la vittima, si presenta a casa del malcapitato dichiarando di essere un avvocato e chiede i soldi per la cauzione o per mettere a posto la grana. Le cifre variano: si va da alcune centinaia di euro fino a diverse migliaia. Vanno bene anche i gioielli e se non ci sono contanti il finto avvocato arriva ad accompagnare la vittima in banca per prelevare le somme che incassa veloce. Prima di svanire. Poi i truffatori si spostano e riprendono la caccia. Tra di loro comunicano con telefoni cellulari intestati a prestanome stranieri o a persone inesistenti. Anche per questo per le forze dell'ordine è assai difficile rintracciarli, risalire un filo di menzogne rimbalzate sulle cellule dei telefonini. Gli unici quindi che possono fermarli sono proprio le vittime che, sia pure a fatica, devono tenere a bada i sentimenti e ascoltare i consigli degli esperti. «Non fidatevi e nel caso vi contattino degli sconosciuti con strane storie chiamate le forze dell'ordine». I truffatori non se lo aspettano. E vederli finalmente in manette sarebbe l'unica vendetta possibile.

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