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Personaggio

Gianluca Martini, soccorritore ad alta quota

13 agosto 2016, 07:00

Gianluca Martini, soccorritore ad alta quota

Il richiamo delle cime l'ha sentito forte e chiaro fin da bimbo. E non a caso, insieme alla moglie Alessandra, abita a Beduzzo di Corniglio. La libertà, la quiete, certo. Ma anche adrenalina allo stato puro. Si potrebbe dipingere così la vita di Gianluca Martini, 48 anni, parmigiano e geometra sfornato dal Rondani, oggi soccorritore «ad alta quota». E imprenditore. Già, perché della sicurezza sui monti (e non solo) ha fatto un mestiere. Con la sua «Northwall», azienda specializzata in caschi, barelle, estricatori, e attrezzature «salva vita» si è ritagliato una fetta di tutto rispetto nel panorama nazionale e internazionale. Si sta affacciando al mercato italiano rifornendo l'Aeronautica militare italiana, dopo aver conquistato l'Australia, la guardia costiera giapponese, la polizia coreana, l'Inaer Spagna (il più grande operatore di eliambulanze europeo), i corpi speciali tedeschi e l'esercito americano. Ma è di Gianluca e della sua esperienza come soccorritore che vogliamo raccontarvi. «Amo la montagna - sorride il 48enne -, in tutte le sue forme. Ho abbracciato qualunque disciplina la riguardasse: dallo sci alpinismo, al free climbing (l'arrampicata sportiva). Ma amo anche scalare e sono guida ambientale». Precettato dalle squadre di soccorso alpino nel ‘99, grazie all'intervento della cognata Paola, è presto entrato nella squadra della Stazione Monte Orsaro del Cnsas. «Ma non mi sono accontentato - e il sorriso sgorga spontaneo - ho seguito tutti i passi fino al top della formazione (che si raggiunge in circa sette anni) diventando tecnico di elisoccorso». In sostanza si occupa della regia fondamentale per chi interviene a recuperare le vittime ad alta quota. «E' quella figura che si occupa della sicurezza di medico e infermiere che si calano insieme alla barella per salvare chi è finito in un burrone, sotto a un camion, inghiottito da una valanga». Attualmente è in servizio sull'elisoccorso di Pavullo, l'unico in tutta l'Emilia Romagna provvisto di verricello, insieme all'amico fraterno e socio Nicola Campani. E fino al 2014 è stato direttore operativo della base. «La media è di circa 500 interventi l'anno, ma di rado ne dimentichi qualcuno» svela con un pizzico d'emozione. Ad esempio ricorda come fosse ieri il suo primo intervento di recupero: «Era il 2005 e l'incidente si è consumato al passo della Futa». Incastonato sull'Appennino, tra le provincie di Bologna e Firenze, è una delle mete più gettonate fra i centauri: «E infatti si trattava di un motociclista tradito da un tornante e finito sotto un autoarticolato - parla mentre ti dà l'impressione di vedere quelle immagini scorrergli davanti agli occhi -. Era un giovane di Forlì e le sue condizioni erano davvero preoccupanti, ma si è rimesso del tutto». Una vita come «jolly» dei cieli «perché l'elisoccorso viaggia dove c'è bisogno di lui, ma l'aspetto più emozionante è che molti tornano a ringraziarti quando vengono dimessi dall'Ospedale». E questa passione per l'adrenalina (in sicurezza) l'ha trasmessa nel lavoro. I caschi, le barelle, gli estricatori: Gianluca prova tutto sul campo e le immagini che realizza per documentare sono impressionanti. Non basterebbe una vita per portare a termine tutto quello che questo vulcanico uomo - «insieme a mia moglie, al mio socio e all'equipe» - sogna. O forse sì.

ch.pozz.

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