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Fidenza e Salsomaggiore

Tedeschi: «Fusione? Ipotesi da maneggiare con cura»

17 agosto 2016, 07:00

Egidio Bandini

Massimo Tedeschi è stato sindaco sia di Fidenza che di Salsomaggiore, quindi chi, più di lui, può esprimere un parere significativo sull'ipotesi di fusione fra le due città?

Ecco cosa ci ha detto l'attuale presidente dell'Associazione Europea delle Vie Francigene: «Un punto fermo – esordisce Tedeschi – è certamente rappresentato dalla costituzione, il 24 luglio 2000, da parte dei sindaci di undici Comuni della Bassa Ovest dell'“Associazione Intercomunale delle Terre Verdiane” (trasformatasi nel 2006 in Unione), secondo la legge regionale allora vigente. Il fatto ebbe notevole risonanza poiché riavviava, su base volontaria, dopo la precedente esperienza dei comprensori calati dall'alto, una consuetudine di collaborazione fra comuni confinanti non più rinviabile. L'iniziativa venne accolta favorevolmente da tutti, anche perché fu la prima in tutta la Regione Emilia-Romagna».

«Oggi – continua l'ex sindaco - l'esigenza di cooperazione intercomunale non è certo diminuita, anzi e la Regione, giustamente, rafforza la spinta in questa direzione. La legge vigente recita infatti: “La Regione favorisce il processo di riorganizzazione delle funzioni, dei servizi e delle strutture comunali incentivando le fusioni di Comuni e le Unioni di Comuni prioritariamente quelle coincidenti con gli ambiti territoriali ottimali. […]” Abbiamo inoltre due fatti nuovi - prosegue Tedeschi - di carattere politico e di notevole importanza. Il primo è la previsione di un'area vasta di 1,3 milioni di abitanti, comprendente le ex-province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia che evidenzia, considerati i 65 chilometri di distanza fra i poli urbani di Parma e di Piacenza, una grande area intermedia di comuni medio-piccoli che necessita di rappresentanza politica ed istituzionale. E Fidenza è proprio nel mezzo».

«Il secondo riguarda i comuni delle Terre Verdiane che, dopo le ultime tornate elettorali, hanno maggioranze variegate: questo aiuta a progettare più liberamente e su nuove basi la necessaria ripartenza dell'Unione. Tutto questo – rimarca Tedeschi – per ribadire che i concetti di “unione” e di “fusione” non sono alternativi l'uno all'altro, ma complementari. Ovvero l'uno non esclude l'altro e viceversa».

«Ma è sulla concreta possibilità che Salso e Fidenza possano fondersi, che Massimo Tedeschi esprime il proprio favore, analizzandone la situazione e la storia: «Le due città, distanti solo 9 chilometri, hanno storia e struttura socio-economica diverse. Storia millenaria lungo la via Emilia e la via Francigena, centro di produzione, di servizi e di commerci l'una; storia relativamente più recente, di turismo e di termalismo l'altra. Hanno, però, anche importanti punti comuni: agricoltura di pregio e artigianato, ad esempio, sono forti in entrambe le realtà. Fidenza e Salso sono dunque complementari, nessuna toglie nulla all'altra e infatti hanno una storia di collaborazione che non nasce oggi».

«Sono convinto tuttavia – ribadisce l'ex sindaco - che la collaborazione Fidenza/Salso trovi senso e sarà ancor più proficua se saprà ricucire la lacerazione con i Comuni delle Terre Verdiane, rinegoziando un nuovo patto basato sullo sviluppo comune di un territorio che, unito, ha enormi potenzialità (Verdi, Terme, Francigena, castelli, Po). Senza precludersi, certamente, relazioni nuove verso est (Fiorenzuola) e verso sud (Medesano)».

Anche chi ha guidato entrambe le amministrazioni è, dunque, favorevole, all'ipotesi di fusione? Si, ma con le cautele del caso: «Fusione e unione sono strumenti da maneggiare con cura – sottolinea Tedeschi -. Non c'è spazio per facilonerie: richiedono convinzione, dedizione e professionalità, sia alla parte politica che tecnica, altrimenti falliscono, come si è visto. Un processo di fusione richiede tre passaggi ben strutturati, tutti e tre necessari, prendendo il tempo che occorre».

Eccoli: «Primo: la convinzione degli organi politici, sindaci e consigli comunali, maggioranze e minoranze, in formazione più ampia possibile, sulla base di uno studio di fattibilità che indichi i vantaggi, economici e sociali, della struttura comunale unica. Secondo: una fase di illustrazione e di discussione pubblica sui mezzi di informazione e in assemblee. Terzo: un referendum popolare per prendere la decisione definitiva. Se, fra qualche tempo – conclude l'ex sindaco - saremo riusciti a raggiungere questo obiettivo, avremo costruito un bel ponte per il futuro del nostro territorio e dei nostri figli».

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