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Volume dello scienziato

I semi di Parisi

18 agosto 2016, 07:00

I semi di Parisi

Giuseppe Marchetti

Tengo tra i libri più cari della mia biblioteca i «Licheni» che Camillo Sbarbaro mi regalò nel '67, il giorno in cui salii da lui a Spotorno assieme a Carlo Betocchi. «L'erbario è un campionario del mondo» - scrive il grande poeta ligure in quelle pagine. Da adesso in poi metterò accanto ai licheni «Il tempo dei semi. Fantasie» di Vittorio Parisi che celebra silenziosamente e intimamente i propri ottant'anni regalandoci un'opera d'arte che, se appare al principio di indescrivibile sincerità espressiva e pittorica, alla fine si rivela un autentico invito alla poesia. Alla poesia della terra, del principio primo che essa custodisce e della vita che da esso quasi misteriosamente nasce e prospera. Vittorio Parisi vive e lavora a Parma dal 1970. Ordinario di zoologia della facoltà di scienze dell'università parmense, è stato presidente del corso di scienze naturali e rifondatore del museo di storia naturale che ha diretto per trent'anni. Nell'undicesima Legislatura è stato senatore, sempre continuando e approfondendo le proprie ricerche nel campo della filogenesi e del comportamento animale con particolare attenzione a gli studi sul popolamento animale del suolo. Infinite volte abbiamo ammirato insieme dai viali del Lungoparma uccelli, caprioli, fagiani e gabbiani che il suo binocolo di naturalista esperto per dir così catturava per le sue curiosità scientifiche.

Ora, però, le fantasie su «Il tempo dei semi» aggiungono stupore a stupore. Confessa, infatti, l'autore: «In questo volume sono raccolti alcuni dei disegni da me prodotti in questi ultimi anni. Per un naturalista il disegnare fa parte del suo mestiere più della fotografia (comunque importante strumento per la ricerca) il disegno permette di mettere in evidenza particolari caratteri degli oggetti che sta studiando. In qualche modo serve anche a fissare in modo esplicito un momento particolare, quello in cui si osserva per la prima volta un oggetto naturale e se ne scoprono le spesso stupefacenti sfaccettature».

Dal seme, dunque, si può scoprire un mondo. Questo ha fatto Vittorio Parisi per ricordare i suoi ottant'anni di lavoro, anzi: di paziente lavoro, che proprio fra questi steli, foglie, bacche e semi (quanti semi, davvero, e di quante e sconosciute forme!) s'immerge per vedere e riprodurre visivamente i miracoli della natura, poiché «Il seme è dunque nella sua interezza, metafora delle possibili trasformazioni di un sistema e delle sue metamorfosi. La sua produzione del resto è la metafora dello sforzo di un sistema di raggiungere l'immortalità sotto altre forme». Magnifica ed esaltante definizione, non certo dovuta solo all'emozione che lo scienziato prova nel contemplare e riprodurre nel disegno le forme del «seme». Quella parola «immortalità» è la citazione dell'infinita poesia della natura, proprio quel «campionario del mondo» che Camillo Sbarbaro intravedeva nei suoi modesti licheni.

«Il tempo dei semi» è dunque il libro che ci accompagna, per merito del disegno del naturalista, fra i documenti di un antichissimo passato che continuamente si riproduce, come ci dice Parisi, in «Semi e frutti volanti, corazzati, piccoli e piccolissimi, in altre forme e in animali». Molto curiosa quest'ultima sezione del volume che, partendo dalla «Valva del Mitilo», giunge a profilarci l'immagine della «Vespa che trasporta il cibo al nido» e quella, misteriosa e indecifrabile, di una S tele della Lunigiana «una mia passione», confessa Parisi, che prelude alle due immagini finali della raccolta dedicata al reticolato e alla guerra quali esempi di «esclusione». Proprio quell'esclusione che la natura, qui per esempio rappresentata dal seme di mela a quello del fagiolo - umilmente, ma sempre come potenza primigenia - non concepisce, essendo la sua regola quella dell'immortalità.

Mille forme assume, quindi, la «fantasia» dei semi, il loro essere testimonianza della vita che si perpetua e che Parisi così commenta: «Potrà sembrare strano che uno zoologo dedichi il suo tempo a questo tema, ma, ormai vecchio, ho voluto ripercorrere i primi tempi della mia professione, quando allievo di Silvio Ranzi, mi occupavo di embriologia. Allora avrei voluto fare alcune comparazioni tra sviluppo animale e sviluppo vegetale in rapporto all'adattamento agli ambienti. Ma percorsi una diversa strada. In questa ultima sezione della mia esistenza ho voluto almeno soddisfare alcune curiosità relative alla storia naturale dei semi e dei frutti». Ecco adesso il lavoro compiuto e l'interpretazione del fascino» che da esso emana compiutamente restituita. Vittorio Parisi, silenzioso e affascinante maestro, ad multos annos tra il silenzio profondo dei semi e delle loro «scritture».

Il tempo dei semi

di Vittorio Parisi

Planorbis Editore, pag 147, 25,00

L'INTERVISTA

Margherita Portelli

Delicato quanto l'infruttescenza di tiglio che pare planare sulla copertina del suo libro, è capace di trasmettere con poche parole il fascino incalcolabile del creato. Vittorio Parisi, scienziato e disegnatore innamorato della natura, ha un garbo antico in grado di incantare chi gli sta di fronte: ottant'anni appena compiuti e gli occhi aguzzi di un bimbo in esplorazione del mondo, l'ex direttore del Museo di Storia Naturale dell'Università di Parma (che ha rifondato e diretto per circa trent'anni), già ordinario di Zoologia del nostro ateneo e presidente del corso di Scienze naturali, Parisi ha da poco dato alle stampe un libro di illustrazioni che racchiude in nemmeno centocinquanta pagine il nucleo di una riflessione seducente sulla potenza di quanto ci circonda. «Il tempo dei semi» (Planorbis Editore) mette insieme un centinaio di disegni di soli semi e frutti creati da Parisi negli ultimi tre anni. Illustrazioni su cartoncini formato segnalibro o su fogli A4, realizzati rigorosamente con pennini di gallina da lui creati e inchiostro Rosso India, le immagini firmate da Parisi ci mettono di fronte alla meravigliosa varietà della natura, arricchita dalla fantasia irrinunciabile cui lo scienziato si è sempre appoggiato volentieri.

Come nasce l'idea di un libro di illustrazioni su soli semi e frutti?

«Una cosa che mi ha sempre incuriosito era vedere colleghi scienziati che, arrivati a una certa età, sentivano l'esigenza di scrivere le proprie memorie. Mi chiedevo come mai pensassero che a qualcuno potesse interessare la loro vita, la consideravo una specie di “malattia”. Poi, giunto a quest'età, ho capito e mi sono io stesso un poco ammalato di quella voglia di raccontare. Da lì la decisione di dedicarmi a un libro, sì, ma di illustrazioni. Qualche componente autobiografica c'è, ma sono poche quelle evidenti (l'illustrazione del mio primo microscopio e un ricordo indelebile di guerra, ad esempio), le altre sono sottotraccia e forse io solo riesco ad interpretarle».

Come mai è tornato a occuparsi di embriologia?

«Io non sono né un botanico né un disegnatore, ma uno zoologo. In questo volume ho voluto ripercorrere i primi passi della mia professione, quando studiai con il professor Silvio Ranzi, grande embriologo. Già da allora avevo il desiderio di comparare l'embriologia vegetale a quella animale e diciamo che in questa fase della mia vita ho voluto soddisfare alcune curiosità sulla storia naturale di semi e frutti».

Che posto occupa il disegno nella sua vita?

«In gioventù ho studiato pittura, ma l'arte è sempre rimasta per me solo una grande passione. Disegno tutti i giorni, anche adesso che gli acciacchi dell'età lo rendono un poco più difficoltoso. Mi piace farlo a mente: avere studiato l'oggetto e immaginarselo, più che tenerselo davanti nel momento in cui si ha il pennino in mano. Finché riuscirò a disegnare mi sentirò realizzato».

Il sottotitolo del libro è «Fantasie». C'è una forte componente di immaginazione nei suoi disegni…

«Non si tratta di vere e proprie illustrazioni naturalistiche. Ai semi e ai frutti si affiancano le mie fantasie, che talvolta si fanno decorazioni, da leggere e interpretare».

Quindi scienza e fantasia sono tutt'altro che incompatibili…

«Esatto. Il grande scienziato più che una verità scientifica propone un modello: ecco perché scienza e immaginazione sono strettamente collegati. Anche per il più freddo tra gli scienziati, la fantasia ha un peso importante. Nell'osservare ciò che ci circonda, per andare oltre e proporre letture nuove, lo studioso deve necessariamente avvalersi della propria immaginazione».

I semi hanno un fascino particolare, ce ne accorgiamo sfogliando le pagine di questo libro, ma spesso noi nemmeno li vediamo…

«Tendiamo a considerarli oggetti, ma in realtà sono compagni di viaggio, meravigliosi esseri viventi; se li si guarda da vicino sembrano quasi extraterrestri. Veder germinare un seme di fagiolo è uno spettacolo unico».

Professore, ha da poco compiuto 80 anni, ma riesce ancora ad ascoltare la voce della natura…

«La salute ormai mi tiene lontano dal torrente (Parisi ha “bazzicato” il greto del Parma quasi quotidianamente per tutta la sua vita, scrivendo anche libri sulla biodiversità del tratto urbano del torrente, ndr.), ma grazie al disegno riesco ancora a dialogare con la natura».

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