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OMICIDIO MAZZA

La nuova vita di Katharina, il vino e..il matrimonio

18 agosto 2016, 07:02

La nuova vita di Katharina, il vino e..il matrimonio

Georgia Azzali

Tre anni dopo la libertà. Trenta dall'inizio. Da quei due spari nella notte a Carlo Mazza. Da quando Katharina Miroslawa diventa la dark lady. L'amante che si trasforma nella regista dell'omicidio per mettere le mani sul bottino. Ci vogliono sei processi tormentati per chiudere il cerchio: colpevole. Per una condanna definitiva che però non ha mai fatto indietreggiare l'ex ballerina di un millimetro, anche dopo aver pagato il suo debito: 12 anni di galera e uno in affidamento ai servizi sociali. «Io non mi sento pregiudicata, perché so di non aver fatto nulla, di essere stata condannata senza prove. Ma non scrivete più nulla, altrimenti dicono: "Sempre la Miroslawa...", dice al telefono da Vienna, dove vive dall'estate del 2013, dopo aver lasciato Venezia, la città in cui ha scontato gran parte della pena. Si schermisce, ma la sensazione è che la rabbia si stia diluendo. Che sia rimasto il grumo duro dell'amarezza, però il tono è pacato. C'è qualcosa che la fa stare bene, nonostante tutto. Lo intuisci dalla voglia che ha di parlare di futuro, da quelle risatine che interrompono il flusso delle parole. «Pensavo di essere diventata "immune", di voler vivere da sola per il resto della mia vita. Non che volessi farmi suora, nonostante il mio percorso di fede, ma ho incontrato una persona con cui sto benissimo. Un vero compagno di vita. Sì, mi risposo, ma la data non è ancora stata fissata. E poi, chissà, magari andremo a stare in un posto lontano dall'Europa, dove si possa vivere tranquilli, senza il bisogno di ostentare».

A 54 anni, è decisa a rimettersi la fede al dito. E lo farà in chiesa. Perché con Witold Kielbasinski, da cui ha divorziato nel marzo 2014, era sposata solo civilmente. «Ci tengo: voglio essere fedele ai miei principi. L'abito bianco? Non esageriamo. Cercherò di essere sobria ed elegante. Credo di avere buon gusto».

Intanto, in sottofondo si sente la voce del compagno. Origini svedesi, qualche anno più di lei, è il responsabile vendite per una grande fetta di paesi europei di un'azienda viennese del settore informatico. L'identikit del nuovo uomo di Katharina. Niente nome, per ora. «E' bello, divertente, simpatico e sensibile. Parla anche un po' l'italiano - racconta -. L'ho conosciuto qui a Vienna, più o meno un anno dopo essere arrivata. Ha insistito anche solo per avere il mio numero, perché proprio non ne volevo sapere».

E il passato? La sua storia con Mazza, la gelosia esasperata di Witold, il delitto, i processi, la latitanza, la condanna, il carcere: è il film della storia della Miroslawa. Le ombre con cui anche il nuovo compagno deve fare i conti. «Lui sa tutto e fin dall'inizio ha creduto in me. Ha letto anche il libro («Peccato», il volume che Katharina ha scritto con Rody Mirri, ndr) e più volte l'ho visto piangere. Soffre per me, mi spinge a chiedere la revisione del processo, ma lui ha una visione idealizzata della giustizia».

Quella che lei ha sepolto definitivamente nel '93, quando la Cassazione l'ha condannata a 21 anni e mezzo. Poi, quei tentativi falliti (e piuttosto lacunosi, per la verità) di far riaprire il processo. Certo, potrebbe riprovare a chiedere la revisione. Ma a distanza di trent'anni dall'omicidio, tutto si fa inevitabilmente più complicato. Trovare i testimoni, ricomporre i pezzi di un mosaico oscurato dal tempo, è un'impresa difficilissima. Anche la confessione di Witold, che si era autoaccusato dell'omicidio tredici anni dopo scagionando del tutto la moglie, è già stata considerata ininfluente dai giudici e comunque arrivata fuori tempo massimo. E la Miroslawa sa tutto questo. Il passato ha cancellato le illusioni. «Io so di essere innocente. E chi mi conosce bene sa che lo sono. A chi devo rendere conto? - dice -. Quella sentenza è un'ingiustizia e vorrei fosse riscritto un finale diverso. Dovrei mettermi alla ricerca dei testimoni, ma da quando sono tornata libera ho dovuto pensare a me stessa, ricostruire la mia vita. Poi, parliamoci chiaro, per preparare una buona richiesta di revisione ci vogliono tanti soldi, perché serve un ottimo avvocato. E io non li ho. Non è più come negli anni '90, quando ero latitante, ed ero riuscita a trovarli, a farmi aiutare».

Lucida. Realista. Ha imparato dalle sconfitte brucianti, Katharina. Le stesse che però le hanno insegnato anche a rimanere in sella. A guardare avanti, nonostante tutto. Un nuovo eventuale processo non è più un'ossessione, come lo era negli anni alla Giudecca e appena uscita dal carcere. E' un'idea che non ha accantonato, ma ora prima di tutto vengono gli affetti e il lavoro. Continua a fare la traduttrice per un'azienda informatica di Vienna, ma ormai il suo nuovo orizzonte è un altro: agente di commercio nel settore vinicolo. «Ho cominciato da tempo a promuovere vini italiani, soprattutto prodotti di nicchia, ricercati, di case meno conosciute, ma che qui possono avere più mercato. E sto per diventare completamente autonoma - spiega -. Lavoro con ristoranti, negozi, privati. Ho già fatto diverse presentazioni, e devo dire che è un lavoro interessante. Vorrei anche ampliare la gamma dei prodotti alimentari, portare anche il Prosciutto e i salumi emiliani, che qui non sono molto diffusi».

E' ripartita da zero. E ha riallacciato i fili degli affetti. Quello con il figlio Niki, che ha 36 anni e vive ad Amburgo, non si è mai interrotto, ma la libertà le ha dato modo di scoprire un uomo coraggioso, che ha saputo cavarsela da solo. «E' grande, ha una bambina di 9 anni, e io sono già nonna. Ormai non ha più tanto bisogno di me, ma siamo rimasti in contatto anche nei tempi più bui». E quell'altra figlia che sarebbe nata durante la latitanza? «Una delle favole messe in giro in quel periodo. Mi sarebbe anche piaciuto, ma non esiste».

Gli anni della fuga. In giro per allontanarsi dalla condanna. Che ha scontato. Ma non potrà mai accettare.