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Inceneritore e «cassa» sul Baganza: intervista a Galletti

di Gian Luca Zurlini

21 agosto 2016, 07:00

Per un errore nell'impaginazione sulla Gazzetta in edicola è uscito un testo in parte incomprensibile. Scusandoci con i lettori e con l’intervistato, pubblichiamo il testo corretto dell’intervista.

Cassa di espansione sul Baganza, inceneritore, finanziamenti per la bonifica della Carbochimica di Fidenza. Temi che abbiamo affrontato in una intervista con il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.

Il Governo ha finanziato di recente la bonifica definitiva dell'ex Carbochimica di Fidenza. Come si è arrivati a questo provvedimento richiesto e atteso da anni?

La ripartizione dei fondi comunitari coesione e sviluppo ha portato quasi 2 miliardi al capitolo ambiente. In questo ambito una attenzione particolare è stata dedicata alle bonifiche dei siti inquinati di interesse nazionale (SIN). Si tratta di aree in cui gli interventi hanno una duplice importanza. Da un lato c’è il risanamento ambientale in molte aree atteso da troppi anni, dall’altro c’è l’opportunità di restituire alle attività produttive zone ben infrastrutturate di grande valore economico e che quindi, una volta bonificate, possono rappresentare nuove opportunità per insediamenti all’insegna della sostenibilità ambientale, della green economy. Questa al logica per lo stanziamento da 1,8 milioni di euro per la bonifica del Sin di Fidenza (628.368,60 euro per la bonifica area ex Carbochimica e di 1.188.774 per la bonifica area ex forno inceneritore di San Nicomede). In una Italia che non ha più suolo da consumare, le aree industriali risanate come quelle cittadine già urbanizzate, vanno utilizzare al meglio, anche per creare nuovo sviluppo e nuova occupazione.

Due anni fa ci fu l'alluvione di Parma. A che punto è la procedura per la cassa di espansione del Baganza? I fondi sono già disponibili?

Certamente i fondi sono pienamente disponibili. Come ricorderete, nell’ambito del Piano stralcio per la messa in sicurezza delle aree metropolitane a rischio dissesto idrogeologico, per i lavori della cassa di espansione del torrente Baganza è stato finanziato un intervento da 55 milioni di euro che fa parte della seconda tranche di finanziamenti del Piano Italia Sicura 2015-2020 da 1,3 miliardi complessivi. In febbraio è stato aggiudicato il bando per la realizzazione dell’intervento e siamo in attesa del progetto definitivo da parte della ditta vincitrice della gara.

Il Governo ha deciso, per la prima volta, di concedere risarcimenti anche per danni subiti dai privati dovuti a catastrofi naturali. E i parmigiani saranno tra i primi a usufruirne. Come si è arrivati a questa svolta rispetto al passato?

Io credo che se si considera il dissesto idrogeologico una delle emergenze nazionali bisogna essere conseguenti nei comportamenti politici e negli atti amministrativi. Ma va chiarito che i risarcimenti riguardano chi ha subito danno ed era “in regola” con tutte le norme urbanistiche e di sicurezza. Gli abusivi che hanno costruito sui greti dei fiumi non solo non vengono risarciti ma io dico che quelle costruzioni pericolose per chi le abita e per tutta la comunità vanno eliminate.

Fronte rifiuti: a Parma la Giunta fa «muro» rispetto al fatto che il termovalorizzatore possa accogliere rifiuti da fuori regione nonostante l'impianto sia nuovo e abbia elevate potenzialità. C'è la possibilità che possano arrivare ugualmente viste le tante emergenze di smaltimento sul territorio nazionale e visto che l'impianto di Parma è di ultima generazione?

Io credo che su questo tema la solidarietà fra le varie aree del paese sia eticamente prima che politicamente doverosa. E credo che sia davvero assurdo e anche un po’ vergognoso (oltre che stupido economicamente) che si mandino i rifiuti nei termovalorizzatori all’estero mentre ci sono impianti in Italia che non lavorano a pieno regime. L’ultima cosa che vorrei vedere in questa vicenda è la demagogia politica e purtroppo la vedo spesso affiorare nei discorsi e nei comportamenti. Però voglio ribadire con forza una cosa: io non credo che inviare fuori regione o fuori dall’Italia i rifiuti sia una via percorribile, sia un sistema di smaltimento dei rifiuti. I rifiuti vanno smaltiti dove vengono prodotti: lo dicono le norme europee e nazionali. Chi non riesce a farlo e manda all’estero o in altre regioni certifica un fallimento della propria capacità amministrativa.

Ancora sui rifiuti: a livello nazionale le situazioni sono estremamente differenziate. Quale è la programmazione per il futuro alla luce del fatto che ci sono zone in cui l'obiettivo è arrivare a fare nuovi termovalorizzatori per superare le discariche e altre, come Parma, in cui gli impianti di incenerimento vengono pesantemente criticati perché giudicati una forma già obsoleta di smaltimento?

Non ci sono zone in cui l’obiettivo è costruire inceneritori. Ci sono zone del paese ad altissimo rischio ambientale perché scaricano ancora oggi in discarica oltre l’80% dei rifiuti. L’ipotesi di realizzare termovalorizzatori nasce dalla incapacità di alcune aree del paese di realizzare un ciclo industriale dei rifiuti. Lo Stato non decide come Parma o Palermo smaltiscono i rifiuti. Interviene solo in via sostitutiva se c’è una emergenza ambientale. L’impianto di incenerimento di Parma non l’ha voluto il ministero dell’ambiente. Era programmato a livello locale ed è stato realizzato. Io non sono il ministro degli inceneritori, sono il ministro contro le discariche.

La Regione Emilia-Romagna dà bonus ai comuni che raggiungono elevati livelli di differenziata. E' pensabile qualcosa del genere anche nella legislazione nazionale?

E una ipotesi su cui si sta ragionando perché l’obiettivo è quello di passare a pagare la spazzatura che si produce (e non in base ai metri quadri dell’appartamento o ai componenti del nucleo familiare) e quindi meno se ne produce meno di paga. Questo è il vero incentivo alla differenziata.

A livello di prevenzione: oggi la competenza su fiumi, torrenti e canali, a Parma e in Emilia, è spezzettata fra Aipo, ufficio regionale difesa del suolo e consorzi di bonifica. E' pensabile una semplificazione, visto che, ad esempio sul Baganza, le varie entità coinvolte hanno pianificato insieme, ma poi i lavori sono stati svolti con tempistiche del tutto diverse?

Vero, è un problema che ho riscontrato in questi anni al Ministero dell’Ambiente ed è stato affrontato con la riforma di tutto il sistema di competenze sui bacini idrici, riducendo le autorità da 37 a 7 e semplificando la catena di gestione. Credo presto quest’opera di razionalizzazione darà i suoi risultati.

A Parma, comunque, le cose nel dopo-alluvione hanno funzionato bene con il coinvolgimento di tutte le istituzioni. E' un modello replicabile anche su scala nazionale per altri casi simili?

L’Emilia Romagna è per molti versi un’isola felice. C’è una capacità virtuosa nello spendere presto e bene i finanziamenti che si ottengono, e di questa qualità amministrativa va dato merito alla Regione. La comunità Parma poi è un modello di efficienza e di civiltà. Andrebbe replicata la cultura e il senso civico di questa città.