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Berceto

Duemila ragazzi in seminario

22 agosto 2016, 07:00

Luca Molinari

Duemila giovani provenienti da quaranta paesi del mondo. Bastano pochi dati per comprendere la portata del Festival internazionale dei giovani, giunto alla sua trentatreesima edizione. L'evento – che si ripete ogni estate negli Appennini tra Parma e Piacenza – quest'anno è ospitato nel Seminario di Berceto.

Lo scopo dell'evento è quello di favorire l'incontro fra i giovani e lo scambio fra le culture del mondo, per migliorare la comprensione ed il rispetto reciproco in un clima di amicizia e divertimento.

Il filo conduttore dell'edizione 2016 è il tema «Misericordia e spirito olimpico per la pace» che unisce il Giubileo della misericordia ai giochi olimpici di Rio, in Brasile. Attraverso la misericordia infatti, lo sport e l'arte sono chiamati ad esercitare i loro nobili scopi per unire l'umanità.

Il Festival è strutturato in sette turni di due settimane a cui partecipano 250 ragazzi di cinque nazioni, «spalmati» in tutto il periodo estivo.

I gruppi arrivano in Italia con mezzi propri (prevalentemente autobus). Le attività che vengono svolte sono molteplici, sia a livello artistico che sportivo, e vengono svolte lasciando grande libertà ai giovani, creando un clima all'insegna della partecipazione e della solidarietà.

L'«anima» del Festival è il maestro dello sport Carlo Devoti, ex pallavolista e atleta di fama internazionale, che da sempre si spende per la crescita di questo grande progetto educativo.

«Il nostro modello è quello dello scambio – afferma – Ogni gruppo di giovani che partecipa al Festival porta valori e capacità che scambia con gli altri, arricchendosi reciprocamente».

La forte presenza di stranieri ha stimolato la nascita di un nuovo modo di stare assieme. «Non c'è più un programma preciso di attività da svolgere – precisa Devoti – noi organizzatori siamo solo dei facilitatori, i veri protagonisti sono i ragazzi. Partecipando al Festival si vive un caos organizzato, non fine a se stesso, che offre grande libertà ai giovani e li aiuta a divertirsi in modo positivo, interpretando in senso moderno le loro tradizioni».

I partecipanti condividono tutto, dalla musica al cibo.

«E' fondamentale trovare nuovi modelli di aggregazione dei giovani – aggiunge Devoti – soprattutto per tenerli lontani da comportamenti negativi. Da qualche tempo abbiamo sperimentato questa nuova formula che aiuta i giovani a volgere il loro sguardo verso il futuro senza dimenticare le loro radici».

Il Festival si è sempre svolto nelle nostre montagne. «Crediamo nella montagna – osserva Devoti – perché è un ambiente sicuro. Siamo a Berceto, dove eravamo stati nell'89, perché si tratta di un luogo dalle grandi potenzialità. E' vicino all'autostrada, si tratta di un paese storicamente e artisticamente interessante. Berceto è salubre e ha la caratteristica di essere una palestra naturale. Abbiamo inoltre trovato un ottimo supporto nella scuola e nelle istituzioni, a partire dal sindaco Luigi Lucchi».

Un grazie particolare Devoti lo rivolge alla diocesi. «Il seminario è il luogo ideale per aggregare dei giovani – dice – non si tratta infatti di un albergo, ma di uno spazio dove si vive con spirito comunitario. Speriamo che la permanenza del Festival a Berceto possa protrarsi anche in futuro».

I nuovi obiettivi sono quelli di coinvolgere maggiormente le scuole e le società sportive italiane. «Vogliamo che anche gli italiani tornino ad essere i protagonisti del Festival – conclude – godendo degli scambi con i giovani del mondo».

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