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La manager che si sente europea

22 agosto 2016, 07:00

La manager che si sente europea

Margherita Portelli

Si sentiva europea ancor prima dell'euro. Sedici anni fa, quando è partita per la Francia convinta di voler arricchire il proprio curriculum di un'esperienza all'estero, Elena Corradi non sapeva che oltralpe avrebbe costruito la propria vita. Non si ritiene un cervello in fuga, la 46enne di origini parmigiane, ma semplicemente una persona che ama mettersi in gioco, cambiare. Oggi Elena vive ad Annecy, in Alta Savoia, e lavora a Grenoble, con un ruolo di responsabilità nella multinazionale Hewlett Packard Enterprise. Per la precisione, è responsabile dell'organizzazione strategica delle vendite per Europa Medioriente e Africa. La sua carriera in ascesa affonda le radici negli studi parmigiani. Dopo la maturità scientifica al liceo Marconi e il biennio di Ingegneria elettronica nel nostro ateneo, la Corradi si è trasferita al Politecnico di Milano per conseguire la laurea in Ingegneria gestionale. Per un paio d'anni è poi rimasta al dipartimento di Economia e Produzione dell'università lombarda, come assistente alla ricerca e soprattutto per occuparsi di un progetto finanziato dalla comunità europea sulla progettazione di sistemi di produzione. «Si trattava di un grande progetto portato avanti in collaborazione con il Fraunhofer-Institut di Berlino e diverse aziende – racconta oggi la Corradi, nella “sua” Parma per qualche giorno di vacanza -. È stato allora che ho capito di voler passare all'Industria e sono entrate in Nestlé Italia come IT project manager nell'ambito della progettazione di sistemi di previsioni e pianificazione della produzione». Nel 2000, l'esigenza di ampliare i propri orizzonti con un'esperienza lavorativa all'estero. «Mi sentivo una cittadina europea quando ancora non si parlava così tanto di Europa – sottolinea sorridendo-. Conoscevo l'importanza di un periodo di lavoro all'estero e sentivo che quello era il momento giusto: avevo 30 anni e, dopo aver ricevuto un'offerta dalla mia attuale azienda, mi sono trasferita in Francia, a Grenoble; sono stata assunta come IT project manager, in seguito sono passata ad essere responsabile dello sviluppo di un'area di business delle stampanti e successivamente a capo progetto di iniziative strategiche di riorganizzazione e sviluppo business per server, storage e reti. Recentemente ho assunto nell'ambito della stessa divisione la responsabilità dell'organizzazione strategica delle vendite in Europa, Medioriente e Africa. Nel frattempo, molte cose sono cambiate: il matrimonio con Stefano, che l'ha raggiunta all'estero riuscendo ad ottenere un trasferimento a Ginevra, e la nascita di Laura, Giulia ed Emma. Esatto: cinque in famiglia e una carriera tutta da invidiare. Ma come si fa? «In Francia, forse, è più facile – spiega -: c'è un sistema che va maggiormente incontro alle famiglie, una rete di servizi tale che ci ha permesso di costruire quella che in Italia è ritenuta una famiglia numerosa anche non potendo contare sui nonni, che sono in Italia. In effetti, qui, sono forse di più le donne che lavorano, fanno carriera e non rinunciano al proprio percorso di crescita professionale, pur portando avanti la famiglia. In Francia avere tre figli è piuttosto normale, probabilmente se fossi rimasta in Italia mi sarei fermata a due». Le cose potrebbero quindi migliorare, qui nel Belpaese? «Tutto dovrebbe gravitare intorno alla famiglia, lo stato dovrebbe garantire più servizi, ma sono convinta che ci vorrebbe anche un passo avanti a livello culturale: gli uomini dovrebbero ampliare la loro mentalità e rivedere il proprio ruolo in casa, dal momento che anche le donne lavorano come o più di loro – dice -. Sono poi convinta che si dovrebbe fare di più, a livello legislativo, per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro». A Parma, Elena ha la famiglia e gli amici: si dice profondamente legata alla sua città e tenta di trasmettere questo amore anche alle sue bimbe di 6, 11 e 13 anni. «Torno un paio di volte all'anno, ma vorrei farlo molto di più: qui ho il mio vissuto, legami profondi – assicura -. Mi mancano molto il centro città visto dai tetti e la nostra cucina, insuperabile. Le mie ragazze amano Parma e l'Italia in generale: tra loro parlano in Italiano, tifano Azzurri alle manifestazioni sportive e credo si sentano più italiane che francesi, anche se sono cresciute in Francia». Anche con loro, mamma Elena si dedica alle sue due grandi passioni, lo sci e i lunghi giri in bicicletta intorno al lago. Sul futuro, mai dire mai. «Per ora stiamo bene ad Annecy, ma un domani chi lo sa, il desiderio di arricchire ulteriormente il nostro bagaglio di esperienze potrebbe anche portarci altrove » conclude la Corradi.

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