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Inchiesta

La sede Efsa. E intorno il degrado

22 agosto 2016, 10:10

Gian Luca Zurlini

E' una zona che, fino a non molti anni fa, ospitava due stadi fra i più frequentati della città, il mai abbastanza rimpianto «Europeo» del baseball e il «Lanfranchi» di rugby.

La decisione di demolirli per fare spazio alla nuova sede dell'Efsa con il famoso edificio a «punta di formaggio» avrebbe dovuto essere propedeutica alla nascita di un nuovo «isolato modello» dove, a fianco della sede dell'Authority avrebbero dovuto sorgere insediamenti abitativi e commerciali, impianti sportivi moderni ed efficienti e anche un'area verde a uso dei residenti della zona.

A distanza di più di un decennio da quella scelta, l'unica realtà funzionante e realizzata appieno è quella della sede dell'Efsa, che appare però come una vera e propria «cattedrale nel deserto» attorniata da strade che, soprattutto, diventano «terra di nessuno» e da aree lasciate all'abbandono e da impianti mai utilizzati dopo il loro completamento.

E proprio dalla nuova piscina, ultimata ormai quasi 4 anni fa e mai entrata in funzione e dai vicini campi per il calcetto che nascono le segnalazioni di alcuni lettori che hanno scritto alla «Gazzetta» per chiedere un intervento urgente al Comune.

Erbacce e rifiuti in vista

Da una parte c'è l'erba incolta, ormai quasi da sottobosco, che si ritrova nell'area «terra di nessuno» un tempo occupata dal diamante dell'Europeo e che doveva essere la sede di alcuni edifici a uso residenziale e commerciale. In realtà l'area non è mai stata venduta e così oggi è in preda all'incuria anche se fotrunatamente circondata da una robusta recinzione.

La situazione peggiore è però quella dei campetti in sintetico le cui recinzioni sono ormai un colabrodo e in cui fanno bella mostra rifiuti di ogni tipo lasciati in particolare da giovani che lì si ritrovano per partitelle nel tardo pomeriggio che si trasformano poi in ritrovi ad alto tasso alcolico senza che nessuno intervenga se non sporadicamente.

La domanda che si fanno i residenti della zona è perché almeno i due campi in sintetico non siano stati assegnati in gestione a qualche società sportiva, visto che le sorti della nuova piscina sono tristemente bloccati da problemi di ordinaria burocrazia legati a una realizzazione che non sembra essere stata fatta propriamente a regola d'arte.

Gli interventi «possibili»

Posto che la situazione della nuova piscina sembra difficilmente sbloccabile in tempi brevi, anche se la struttura, mai usata, si sta già degradando e ha indotto il Comune almeno a non demolire la vecchia «Caduti di Brema», andrebbe fatta una manutenzione più frequente e accurata dell'area ex-Europeo, visto che in attesa di trovare un acquirente è ancora di proprietà pubblica.

E poi, come era stato annunciato alcuni mesi fa, andrebbe trovata una soluzione pratica per la gestione dei campi da calcetto.

Nell'attesa, però, si dovrebbero almeno ripulire dai rifiuti e recintarli in modo adeguato per evitarne un utilizzo abusivo che, se all'inizio faceva simpatia, adesso è soltanto fonte di degrado e potrebbe anche creare problemi di ordine pubblico, considerato che a poche centinaia di metri c'è anche lo «scheletro» inutilizzato della struttura del Ponte a Nord presidiato 24 ore su 24 da personale di vigilanza dell'Ivri con un costo presumibilmente non di poco conto per evitare «occupazioni» da parte di senza tetto.

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